martedì 30 Novembre 2021

Il Portogallo dice addio al carbone con 9 anni di anticipo

Il Portogallo ha detto addio al carbone con ben nove anni di anticipo. Lo Stato si era impegnato a farlo entro il 2030, ma la società di energia elettrica Endesa ha già spento la centrale di Pego – la seconda fonte di emissioni di gas serra a livello nazionale, situata a circa 150 chilometri a nord-est di Lisbona – la quale, pur avendo una licenza di funzionamento fino al 30 novembre, aveva esaurito le scorte di carbone. Con la sua chiusura, il Portogallo è il quarto paese dell’Unione europea a dire ufficialmente addio alla fonte energetica più inquinante nella produzione di elettricità, dopo che Belgio, Austria e Svezia, lo fecero nel 2016. Ma che fine farà la centrale di carbone di Pego? C’è la possibilità che questa venga trasformata in una centrale a biomasse per la combustione di pellet. L’Unione europea, infatti, considera ancora l’energia ricavata dalla combustione del legno, ecologica e benefica per il clima, nonostante gli esperti rivelino il contrario. Tuttavia – ha fatto sapere il governo – c’è anche la probabilità che Pego lasci il posto a un sito produttivo di pannelli solari o di veicoli elettrici. Le proposte verranno presentate entro il 17 gennaio.

L’esorcizzazione del carbone ha preso inizio a Bonn (Germania), nel 2017, durante la COP23 (La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici). In quel frangente, Lisbona si era impegnata ad abbandonare il combustibile fossile entro il 2030, un obiettivo molto importante che non ha mai smesso di perseguire, cercando di accelerare sempre di più i tempi. Nel gennaio del 2021, infatti, con ben due anni di anticipo, era stato messo fuori uso l’impianto termoelettrico di Sines. Il Portogallo è diventato un esempio da seguire, tanto che anche Gran Bretagna, Grecia, Ungheria e Danimarca, hanno ottimizzato i tempi. Al momento sono 21 i paesi europei che hanno annunciato la data del loro addio al carbone, ma non tutti prevedono la svolta prossimamente: la Polonia nel 2049 e la Bulgaria tra il 2038 e il 2040.

La chiusura della centrale di Pego è sicuramente un passo importante a livello ambientale, ma questo ha anche significato lasciare a casa ben 150 lavoratori. Ciononostante, il ministro dell’Ambiente João Pedro Matos Fernandes, ha garantito che gli ex-dipendenti della centrale sono la priorità: questi continueranno a percepire il loro stipendio se aderiranno al processo di riqualificazione professionale che avrà inizio il 15 dicembre. Si tratta di corsi di formazione al fine di insegnare loro nuove modalità di produzione di energia, in vista della riconversione della centrale.

[di Eugenia Greco]

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