sabato 27 Novembre 2021

Sentenza storica: il Consiglio di Stato chiede al Trentino di liberare l’orso M57

Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di ENPA e OIPA e ha intimato alla Provincia di Trento di valutare la possibilità di liberare l’orso M57, dallo scorso anno rinchiuso in gabbia. Una sentenza definita storica dagli animalisti, che intima al potere politico di tutelare il benessere e la libertà degli orsi, che in Trentino sono sottoposti da tempo a una condizione di stress e brutalità che ha attirato critiche da tutto il mondo. Il Consiglio di Stato ha ritenuto «illegittimo il provvedimento di cattura per la captivazione dell’orso denominato M57, adottato senza la previa acquisizione del parere Ispra, che avrebbe consentito una valutazione in merito al regime più adeguato, e maggiormente conforme ai parametri normativi, in relazione alle esigenze di tutela sia dell’animale che della collettività». Stabilendo che «la provincia di Trento nell’ottica della tutela dell’incolumità pubblica ispirata al principio di proporzionalità e alla tutela delle condizioni dell’animale come garantita dalle fonti primarie (anche di rango comunitario), dovrà valutare se – avuto riguardo alle accertate condizioni, e ove sussistente al reale livello di pericolosità dell’esemplare – sia praticabile la liberazione con radio collare, ovvero la soluzione analoga a quella in precedenza adottata per l’esemplare DJ3».

L’orso M57 venne catturato nell’agosto 2020 mentre rovistava in alcuni cassonetti alla ricerca di cibo e con l’accusa di aver aggredito un giovane carabiniere. Un fatto sul quale non è mai stata fatta piena luce. Come sottolinea la LAV (Lega Anti Vivisezione): «Non è stato infatti mai appurato come mai la persona che accompagnava l’aggredito, fosse riuscita a mettersi in sicurezza senza alcun problema, tanto da far pensare che la vittima avesse voluto scattare alcune foto all’animale, e che per questo avesse indugiato alla sua presenza, provocandone la reazione».

Da allora è rinchiuso in una gabbia di due metri per sei, circondata da tre recinzioni elettriche da 7.000 volt, una barriera alta quattro metri, telecamere a circuito chiuso e addetti che lo guardano a vista. Una sorta di prigione di massima sicurezza che, a seguito di una ispezione condotta su segnalazione del ministero dell’Ambiente da Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e dai carabinieri, è stata definita fonte di stress molto severo che ha portato M57 a rifiutare il cibo, a passare parte della giornata nascosto in un angolo e a ripetere movimenti in maniera ossessiva e ritmata, segno di un malessere profondo.

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