sabato 27 Novembre 2021

Rifiuti speciali, l’Italia continua a non avere idea di come gestirli

In Italia il progressivo aumento della quantità di rifiuti speciali, ossia quelli prodotti dalle attività economiche, non ha portato alla presenza di nuovi impianti in grado di gestirli: è quanto sottolineato da un rapporto della società indipendente Ref ricerche. Nel 2019 la produzione di rifiuti speciali a livello nazionale ha raggiunto quasi 154 milioni di tonnellate, in crescita del 7% sul 2018 e del 16% rispetto al 2015, per far fronte ai quali l’Italia si è affidata a 10.839 impianti per la gestione dei rifiuti speciali, un numero «in leggera diminuzione rispetto agli 11.209 del 2017 e ai 11.087 del 2016».

Nello specifico, nel 2019 quasi 164,5 milioni di tonnellate sono state gestite in Italia (una quantità maggiore di quelle prodotte per ragioni insite nel ciclo gestionale). Precisamente 132,8 milioni di tonnellate rientrano nelle attività di recupero (81%) mentre 31,6 milioni di tonnellate in quelle di smaltimento (19%), per le quali «i volumi recuperati sono 16,3 milioni di tonnellate (54%) mentre lo smaltimento si attesta al 46% essendo destinati ad esso 14 milioni di tonnellate di rifiuti».

A tali valori però bisogna aggiungere i rifiuti speciali derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani: il 52% degli 11,6 milioni di essi viene smaltito in discarica, a fronte del solo 16% avviato a recupero di materia. Per questo nel complesso «è possibile individuare un insieme di 20 milioni di tonnellate di rifiuti speciali da rifiuti avviati a smaltimento ed altresì è evidente che lo smaltimento in discarica riveste ancora un peso preponderante quale forma di gestione dei rifiuti da rifiuti». In tal senso, si deve ricorrere allo smaltimento solo quando esso rappresenti l’unica opzione viabile, e bisogna dunque «implementare un’adeguata dotazione infrastrutturale di impiantistica di trattamento finale che consenta il passaggio verso forme di gestione preferibili in termini di economia circolare». La necessità in pratica è quella di valorizzare scarti che altrimenti finirebbero in discarica e non determinerebbero nessun beneficio a livello ambientale.

Analizzando il saldo della bilancia commerciale dei rifiuti speciali in termini di differenze import/export si nota che il bilancio complessivo a livello nazionale chiude in positivo di 3,1 milioni di tonnellate, con un import pari a 7,1 milioni e un export pari a 3,9 milioni. Bisogna però contestualizzare tali dati: innanzitutto i 3,9 milioni di tonnellate di rifiuti esportati nel 2019 sono maggiori rispetto ai 3,1 che venivano esportati nel 2016. Il saldo attivo deriva quasi esclusivamente da sole due regioni, ossia la Lombardia ed il Friuli-Venezia Giulia, ed infatti i 10.839 impianti sopracitati sono situati in larga parte al Nord. Gli stoccaggi nell’ultimo quinquennio sono cresciuti, il che è sinonimo delle difficoltà nei trattamenti finali rilevate in diverse aree del nostro Paese.

È per tutti questi motivi che, conclude il report, nel nostro Paese «il saldo tra la produzione di rifiuti speciali da avviare a recupero energetico ed a smaltimento e la capacità di gestione di tale ammontare è negativo per oltre 2,4 milioni di tonnellate».

[di Raffaele De Luca]

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