giovedì 2 Dicembre 2021

Gettare le reti, la scienza e il governo

Ogni grande teoria scientifica, ogni grande filosofia contiene una cosmologia, un modo di ripensare il mondo: questo valeva per Parmenide come per Platone, per Tommaso d’Aquino come per Galileo, per Kant come per Einstein. Anche i nostri interessi, le nostre aspettative si possono rimodellare con una coraggiosa visione che superi il clima delle polemiche contingenti e disegni orizzonti di alto profilo, che delinei vaste panoramiche insieme a osservazioni minuziose.
Karl R. Popper, uno dei massimi filosofi della scienza dell’ultimo secolo, ha affermato che non dobbiamo credere nella scienza ma che “possiamo sostenere razionalmente una preferenza per una certa teoria, alla luce degli attuali risultati della ricerca e della nostra discussione”. E ancora: “Le teorie scientifiche si distinguono dai miti in quanto sono criticabili” (da K. R. Popper, Breviario, a cura di M. Baldini, Rusconi 1998).
Il mito della scienza, questo allora è il peggiore di tutti, trasforma in oligarchia chi produce un discorso a suo nome, trasforma gli ascoltatori in obbedienti passivi sprovvisti di un linguaggio adeguato.
Non è di questa scienza servile e utilitaristica che abbiamo bisogno ma di una teoria delle compatibilità, di una nuova “armonia del mondo” di memoria umanistica. L’uomo compie ricerche contraddittorie, aumenta il traffico nei cieli e si batte per la limitazione degli inquinamenti, spreca e consuma reclamando l’efficienza energetica, aspira alla pace ma governa con la repressione, sa che ci sono bisogni elementari ma impone che molti non li possano soddisfare se non guadagnandoseli.
Principalmente chi governa non è all’altezza dei suoi governati, li vuole scolaretti ignoranti, gli offre la libertà scambiandola con la sicurezza decidendo però lui da chi e da che cosa I cittadini devono difendersi.
Armonia del mondo significa restituire dignità ad ogni vivente, insegnare a tradurre pensieri in parole adeguate, mostrare gesti di comprensione, superare i malintesi, offrire possibili soluzioni a chi non è in grado di afferrarle, gettare insieme le reti perché la navigazione è difficile, perché qualcuno sulla barca bestemmia e altri pregano con fede ma la barca è la stessa e il pesce tutti sperano che ci sia.
Al timone il governante, colui, come dice l’etimologia, che sa tenere la rotta anche perché è autorevole con l’equipaggio, conosce gli strumenti, perché ha scienza e coscienza.
La verità è anche una metafora e quella che nasce sulla barca e sul mare contiene universale l’idea di porto sicuro, Palermo o Lisbona che sia, sempre per parlare di origine delle parole (‘porto ampio’, ‘porto incantevole’ ) .
Ma la capacità di chi sta in mare si vede quando si teme il naufragio.
Armonia del mondo è allora una teoria dell’alleanza e del dono, della tecnica e del coraggio, dello scambio e della lealtà, dell’amore e della ragione, della richiesta di aiuto e sacrificio e della ricompensa, è la sola vera sfida di chi governa. Di chi è degno di governare.
[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

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