fbpx
venerdì 22 Ottobre 2021

Dopo 30 anni di tentativi è riuscito il primo raccolto di caffè in Sicilia

In Sicilia, nelle terre nella periferia di Palermo, la famiglia Morettino è riuscita per la prima volta a produrre caffè dalle proprie coltivazioni. Si tratta di una notizia buona, ma non troppo.

È il Guardian a narrare la storia della famiglia Morettino, che da un secolo produce caffè artigianale a lavorazione lenta, secondo la tradizione siciliana. La coltivazione del caffè in Italia è stata fino ad oggi impensabile, per ragioni dovute al clima. All’inizio del ‘900 erano già stati fatti dei tentativi in questo senso, ma senza esito positivo. Il caffè commercializzato proviene per lo più dai Paesi a sud del mondo, principalmente da Africa e America Latina, dove le piantagioni si trovano ad un’altitudine di 1500 metri. Nelle terre vicino a Palermo l’altitudine è di appena 350 metri sopra il mare, ma questa primavera Andrea Morettino è riuscito nel suo intento: 66 piante hanno prodotto all’incirca 30kg di caffè.

Per molti versi si tratta di una buona notizia: si prefigura finalmente la possibilità di creare in Italia, la patria per antonomasia dei cultori del caffè, i primi prodotti a km 0. La produzione su larga scala potrebbe essere possibile nel giro di qualche anno. La cosa più incredibile, spiega Morettino al Guardian, è che “le piante crescono all’aria aperta, senza l’aiuto di serre pesticidi”. Fino ad ora a rendere impossibile la coltivazione di caffè in Sicilia erano le temperature fredde. “Stiamo già lavorando a una serie di serre” spiega Morettino, “l’idea è che le cosiddette figlie o nipoti saranno in grado di adattarsi gradualmente al clima siciliano fino al punto in cui riusciranno a crescere all’aria aperta, come già successo per la piantagione di Palermo”.

È chiaro come quella che suona come una buona notizia sia anche il frutto dei drastici cambiamenti climatici che hanno investito il pianeta e non hanno risparmiato la Sicilia. La temperatura media della regione si è innalzata di due gradi negli ultimi cinquant’anni, con un picco di 3.4 °C a Messina. Questo ha causato un progressivo cambiamento nel panorama delle coltivazioni: prodotti tropicali quali mango, papaya e avocado stanno lentamente prendendo il posto delle tradizionali coltivazioni di agrumi, le quali non sopravvivono ai lunghi periodi di siccità e alle temperature sempre più alte (l’estate passata si è registrata la temperatura record di 48.8 °C a Siracusa).

Il professor Mulder, dell’Università di Catania, ipotizza, nel peggiore degli scenari, la desertificazione dell’isola: nel lungo termine “l’intera zona sud-occidentale della Sicilia potrebbe essere climaticamente indistinguibile dalla Tunisia“. Adattarsi alle nuove coltivazioni è l’unico modo di far fronte alla situazione.

[di Valeria Casolaro]

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiano né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

1 commento

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di “The Week” prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Correlati