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lunedì 20 Settembre 2021

Monthly Report: I padroni del cibo, chi controlla il nostro carrello

Dai contadini curvi sui campi di grano e nelle risaie indiane, agli indios degli altipiani boliviani che raccolgono la quinoa tanto di moda nelle diete occidentali, agli sfruttati nei campi di cacao nell’Africa occidentale. Nel mondo centinaia di milioni di persone coltivano le terre dalle quali si raccolgono le materie prime alla base dei cibi industriali che troviamo al supermercato. Rappresentano l’altra faccia della medaglia di ciò che mettiamo in tavola. Non li vediamo ma sono strettamente legati a noi. La filiera dell’alimentazione contemporanea è organizzata in uno schema a clessidra: da un lato miliardi di produttori, dall’altro miliardi di consumatori, i granelli di sabbia che scorrono sono i prodotti dalla terra da un lato e il denaro che serve per acquistarli dall’altro. Al centro della clessidra, a determinare e gestire gli scambi, pochissimi soggetti sempre più potenti: le multinazionali del cibo e dei semi, un manipolo di potenti intermediari finanziari, i colossi della grande distribuzione. Sono loro i padroni del cibo. Determinano i salari e i diritti sul lavoro di milioni di contadini, il livello di sofisticazione e di salubrità del prodotto finito che mettiamo a tavola nonché il prezzo che dobbiamo pagare per acquistarlo. Molto spesso, come vedremo, riuscendo a piegare i poteri legislativi che dovrebbero regolare la filiera nell’interesse dei cittadini.

Un meccanismo che va spezzato. E il primo passo per farlo è conoscerlo.

Dall’altro lato della clessidra, quello più povero e in teoria con meno armi per combattere, si stanno dando da fare. Sarà forse perché alcune cose alla base della filiera emergono con più evidenza, o forse perché hanno meno da perdere, fatto sta che hanno saputo sollevarsi e prendere la mira contro i veri bersagli, ottenendo la vittoria in qualche importante battaglia. In India, dalla regione contadina del Punjab, centinaia di migliaia di contadini si sono mossi in una marcia di protesta durata mesi. I gruppi più radicali hanno attaccato fisicamente le sedi dei colossi dell’agrobusiness, sequestrandone i beni, tagliando i cavi elettrici, danneggiandone sedi e attrezzature. Una lotta durata mesi e culminata nella sospensione di quelle che i contadini avevano ribattezzato le “leggi nere”, provvedimenti per liberalizzare i prezzi dei prodotti agricoli scritti dal governo in base alle esigenze delle grandi aziende esportatrici. Dall’altra parte del mondo, nella regione di Sololà, oltre centocinquantamila contadini appartenenti a 82 comunità diverse si sono dati appuntamento dopo settimane di marcia con mezzi di fortuna dai punti più lontani del Guatemala. Hanno bloccato le strade, subito le cariche della polizia, contrattaccato con la determinazioni di chi lotta per i propri diritti di base. Anche loro hanno vinto: il governo guatemalteco si è visto costretto a ritirare la legge di Obtencion Vegetales, dai contadini ribattezzata più correttamente Legge Monsanto, che avrebbe aperto le porte del Paese ai semi geneticamente modificati.

E dal nostro lato della clessidra? I motivi di preoccupazione non mancano. La filiera del cibo che portiamo a tavola è sempre più storta, i contadini sempre più vincolati ai bassi prezzi imposti dalla grande distribuzione, i cibi sempre più carichi di zuccheri e antibiotici, l’ambiente sempre più attaccato da metodi di produzione intensivi ed energivori. Ma anche qua le cosa possono cambiare, e alcune esperienze di resistenza stanno crescendo. È una guerra, e i consumatori possono essere l’ago della bilancia. Non a caso siamo stati educati a non ragionare, a non leggere le etichette, a fidarci delle pubblicità. In poche parole, a riempire il carrello senza fare domande. Ma è tempo di cambiare le cose.

Il secondo numero del nostro Monthly Report, il mensile di approfondimento e inchiesta riservato agli abbonati de L’Indipendente, è dedicato a questo affascinante tema. Al suo interno oltre 30 pagine di contenuti esclusivi per comprendere le dinamiche che si celano sotto la nostra tavola e tratteggiare come – tra tecnologia, finanza e “svolta green” – le cose potrebbero cambiare nel futuro prossimo.

Il mensile, in formato PDF, può essere scaricato dagli abbonati a questo link: lindipendente.online/monthly-report/

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