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sabato 25 Settembre 2021

In memoria di Gino Strada: medico degli ultimi, oppositore dell’imperialismo

È morto la mattina del 13 agosto Gino Strada, medico, attivista e fondatore di Emergency. Si trovava nella città di Rouen, in Normandia, per una breve vacanza. Anche se soffriva di cuore, la sua morte è stata un evento inaspettato, e per chi conosceva il suo lavoro, scioccante.

Strada è stato un lottatore. Ha dedicato la sua intera vita agli ultimi della terra, per attutire come possibile i danni causati dalla guerra e dal nostro sistema finanziario rapace. Sempre rifiutando di voltare le spalle ai sofferenti, per quanto piccolo potesse essere il contributo – e nel suo caso non lo è stato, visto che ha salvato la vita di centinaia di migliaia di persone.

“Quel che facciamo per loro, noi e altri, quel che possiamo fare con le nostre forze, è forse meno di una gocciolina nell’oceano. Ma resto dell’idea che è meglio che ci sia, quella gocciolina, perché se non ci fosse sarebbe peggio per tutti. Tutto qui. È un lavoro faticoso, quello del chirurgo di guerra. Ma è anche, per me, un grande onore.” GINO STRADA

Gino Strada era nato nel comune operaio di Sesto San Giovanni, appena fuori Milano, e aveva presto aderito al comunismo, all’università e presso attivisti umanitari cattolici. Medico chirurgo (con specializzazione in chirurgia di urgenza), aveva lavorato con la Croce Rossa in zone di conflitto tra cui la Bosnia, il Pakistan, l’Afghanistan e la Somalia.

Nel 1994 aveva fondato con la moglie Teresa Sarti e con alcuni colleghi l’associazione Emergency, che ha fornito supporto medico gratuito e di qualità alle vittime di guerra, delle mine antiuomo e della povertà per quasi tre decenni. Lo scopo, costruire strutture sanitarie consone che potessero poi essere lasciate alla popolazione locale.

È stato un personaggio divisivo perché radicale, coerente nella sua opposizione alla guerra e al sistema, il capitalismo, che la nutre. Quando non era sul campo, in luoghi devastati dai conflitti, era comunque una voce critica instancabile – è rimasto nel ricordo di molti come un pessimista, un uomo eternamente arrabbiato. «Io non sono pacifista, io sono contro la guerra», ripeteva spesso. La sua era un’opposizione intransigente, non solo contro la guerra, ma contro la mala gestione della sanità, dell’immigrazione, contro le industrie avide e approfittatrici e contro gli interessi economici, che scavalcano i diritti umani.

Profondo è stato il suo legame con l’Afghanistan, paese in cui visse 7 anni e in cui costruì un ospedale. Soprattutto, Gino Strada non smise mai di parlare dell’Afghanistan, paese invaso dagli Stati Uniti e dal resto dell’Occidente nella piena illegalità internazionale. E proprio in corrispondenza della sua morte, la questione afghana sta tornando a divenire pressante, con la rivalsa talebana seguita al ritiro formale delle truppe USA e NATO. Come ha dichiarato il portavoce di Amnesty International in un tweet,

A ridosso della morte, il pensiero di Gino Strada andava proprio all’Afghanistan. Aveva scritto un articolo, pubblicato il 13 agosto stesso da La Stampa, in cui ancora una volta biasimava la cieca politica occidentale, responsabile di aver devastato un paese, privandolo di ogni possibilità di sviluppo. Una guerra, quella in Afghanistan, che è stata un totale fallimento sotto ogni punto di vista: i paesi aggressori hanno speso miliardi di dollari, per poi di fatto essere sconfitti e scappare a gambe levate. Miliardi di dollari che poi hanno riempito le tasche dell’industria delle armi, che, come scrive Strada nell’articolo, «se quel fiume di denaro fosse andato all’Afghanistan, adesso il Paese sarebbe una grande Svizzera».

[di Anita Ishaq]

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3 Commenti

  1. La figura di Strada mi lascia un po’ basito. Ho sempre dato il mio 5 per mille a Emergency e l’ho sempre considerato uno che andava controcorrente. Poi la citazione su coloro che non si vogliono vaccinare (cretini) ma soprattutto apprendere che il suo testimone di nozze non era niente di meno che Moratti, petroliere ecc… che forse con la pace non ha molto a che fare. Ospedali in zone di guerra, là dove magari il suo amico ci guadagna.

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