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sabato 25 Settembre 2021

Il Regno Unito progetta di controllare le abitudini alimentari per premiare i virtuosi

Nel 2020, durante le prime battute della diffusione pandemica del coronavirus, il Regno Unito aveva preso straordinariamente sottogamba la minaccia che stava insediando i propri cittadini e aveva pertanto posto la loro sicurezza molto al di sotto degli interessi economici della nazione. Le cose sono cambiate nel momento in cui Boris Johnson, Primo Ministro britannico, ha rischiato la vita proprio a causa del Covid-1, o almeno questo è quanto ha raccontato.

Il premier inglese sostiene di aver capito che avrebbe dovuto fare qualcosa non solo per rallentare i contagi nazionali, ma anche intervenire su un ulteriore fattore sanitario: l’obesità. La sua stazza corpulenta lo ha reso infatti reso maggiormente vulnerabile alle complicazioni del Covid, cosa che a sua volta lo ha spinto a intraprendere una dieta. Ora, il Governo UK sta valutando di introdurre un sistema che premi quei cittadini che si impegneranno ad adottare uno stile di vita più sano ed equilibrato. Un sistema che muove da ragioni logiche e sensate, ma che ovviamente – come tutti i sistemi basati sul controllo delle abitudini dei cittadini e l’intervento nella loro privacy – genera ovvi possibili problemi.

Il lancio del programma é previsto per il gennaio del 2022 e prevede che gli inglesi, in via volontaria, scarichino un’applicazione per telefono con cui tenere traccia delle proprie compere alimentari, nonché dei passi eseguiti nell’arco della giornata. Coloro che si dimostreranno solerti verranno premiati con “punti fedeltà” che saranno poi convertibili in sconti, voucher e biglietti gratuiti per concerti e spettacoli.

L’idea britannica pare sia stata liberamente modellata su immagine e somiglianza della HPB Rewards Programme di Singapore, un’iniziativa – sponsorizzata tra le altre da Coca Cola – che prevede i partecipanti si dotino di un “passaporto digitale” con cui tener traccia dei propri modelli di consumo.

Il Regno Unito starebbe tuttavia valutando un approccio ancor più radicale di quello asiatico, ovvero starebbe considerando la possibilità di offrire i suddetti punti fedeltà anche a coloro che si sottoporranno a visite mediche quali check-up e mammografie. Una mossa neppure troppo sorprendente, considerando che l’intero progetto nasce dalla necessità di sviluppare comunità salubri che pesino meno sul sistema sanitario nazionale.

Il problema dell’obesità rappresenta d’altronde un’epidemia di cui fatichiamo ad ammettere la portata, basti pensare alla relativa noncuranza con cui se ne parla in Italia, nazione che é quarta nella classifica europea dei Paesi maggiormente portati all’obesità infantile. Allo stesso tempo, quando uno Stato elargisce benefit di questo tipo non é possibile evitare di pensare che la cosa possa finire con l’ampliare le disparità sociali, magari occhieggiando a quel tipo di sistema detto di “credito sociale” (largamente sperimentato in Cina) in cui i “cattivi” cittadini vengono relegati ai margini.

[di Walter Ferri]

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