sabato 19 Giugno 2021

Assange libero, subito! La città di Ginevra rilancia l’iniziativa

Nonostante il 5 gennaio del 2021 un tribunale britannico avesse negato l’estradizione di Julian Assange, questi si trova ancora nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, la “Guantànamo britannica.” Per denunciare questa situazione assurda e in vista del prossimo G7, a Ginevra si è tenuta una manifestazione in suo favore. Contemporaneamente, una petizione è stata firmata, tra gli altri, anche dal sindaco della città, e il rappresentante ONU per la tortura Nils Melzer è intervenuto pubblicamente.

Nella vicenda Assange, non si vede la luce alla fine del tunnel. Dopo 7 anni di isolamento nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, il giornalista e fondatore di WikiLeaks è stato estradito in Inghilterra, processato e arrestato. L’ultimo dono di Trump al giornalismo non è stato concedergli la grazia (come Obama aveva fatto con Manning nel 2017), ma fare ricorso contro il verdetto del giudice britannico, reiterando la richiesta di estradizione. Una pista che la nuova amministrazione Biden ha deciso di continuare a seguire.

Assange, in tutto ciò, è in uno stato fisico e mentale di grande deprivazione: ha problemi di salute dovuti al prolungato isolamento e alla mancanza di esposizione alla luce del sole e ha anche manifestato tendenze suicide. Per questo il giudice, lo scorso gennaio, aveva negato l’estradizione. Al momento, il giornalista si trova in isolamento per 22 ore al giorno. Stando alle testimonianze di chi ha potuto fargli visita, non riesce più nemmeno a mettere insieme una frase. Eppure non è un uomo pericoloso, a contrario dei molti serial killer e terroristi che popolano la Belmarsh Prison.

Ad oggi, Assange è l’unico giornalista ad essere accusato di aver violato l’Espionage Act per aver svolto normale lavoro di giornalismo investigativo. Le accuse sono basate soprattutto sulla pubblicazione, nel 2010, di materiale dell’esercito americano che immortalava numerosi crimini di guerra a danno di civili disarmati, compiuti dai soldati in Iraq e Afghanistan. I documenti erano stati consegnati ad Assange dalla whistleblower Chelsea Manning, la quale ha passato a sua volta anni terribili in isolamento e che ha avuto un ruolo importantissimo nei recenti sviluppi del caso Assange – rifiutandosi di testimoniare contro di lui, a costo di tornare in carcere.

Nils Melzer si è già ripetutamente espresso in favore di Assange, denunciando le condizioni a cui questi è costretto come vera e propria tortura. La speranza rimane che la rilevanza internazionale della città di Ginevra, la reputazione dell’Onu e la visibilità data a questa vicenda a ridosso del G7 possano qualcosa per salvare Assange. Sappiamo però che gli Stati Uniti lo considerano un nemico pubblico, un traditore per il solo fatto di aver riportato la verità come ogni giornalista è tenuto a fare, e sappiamo che Biden non sembra intenzionato a cambiare rotta.

[di Anita Ishaq]

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