lunedì 17 Maggio 2021

Le infinite bufale dei giornali mainstream sulle proteste No Tav

Tra gli argomenti che i media mainstream trattano più spesso a sproposito c’è senza dubbio il Tav. Sia per motivazioni politiche che economiche è ormai 20 anni che chiunque desideri farsi un’opinione veritiera e non filtrata su ciò che avviene in Val di Susa deve tenersi alla larga da tutte le Tv e da quasi tutta la stampa italiana, con rare eccezioni. I fatti delle ultime settimane, a cominciare da quanto accaduto alle manifestazioni No Tav del 17 aprile scorso non fa eccezione e, purtroppo, non stupisce. La vicenda di Giovanna Saraceno, attivista gravemente ferita al volto dal lancio di un lacrimogeno da parte della polizia, è stata coperta solo in parte, e narrata in modo da creare un’opinione distorta dei fatti.

Non è difficile leggere articoli che, indirettamente, spingono il lettore a intendere che la versione dei No Tav sia falsa: si sostiene che le forze dell’ordine non hanno lanciato lacrimogeni ad altezza d’uomo. La giovane attivista non è quindi stata colpita al volto da uno di essi, anche perché – secondo le opinioni della Questura, riportate acriticamente dai giornali – le ferite non sarebbero compatibili. Un “buon esempio” di ciò è questo pezzo de il Giornale, ma fatti a fotocopia se ne possono trovare molti altri. Si ospitano le parole di Martina Casel, referente del movimento, ma poi l’articolo cerca di smontarle e subissarle di opinioni (non fatti) che deresponsabilizzano le forze dell’ordine e criminalizzano i manifestanti. Prima fattualmente, dalla ricostruzione della questura: «Si è trattato di trauma da corpo contundente, non provocato da un lacrimogeno, che a distanza di 30-40 metri si sfaldano in dischi di sostanza polverosa di pochi millimetri, che si incendiano e fanno fumo». E poi moralmente, da Silvia Fregolent (Iv), che descrive gli attivisti come «pericolosi» e «senza scrupoli», e le loro attività come «tentativi di omicidio». L’opinione della deputata è non solo senza contraddittorio, ma è inoltre posta a conclusione del pezzo, in modo da chiudere il cerchio. Inutile poi dire che la Fregolet è una politica schierata contro i No Tav, quindi la sua opinione non è esattamente neutrale.

In realtà a supportare la tesi che quel giorno le forze di polizia abbiano sparato lacrimogeni ad altezza d’uomo ci sono due video, diffusi dai No Tav nelle medesime ore in cui anche il Giornale scriveva, ma omessi da molte testate. Il primo documento mostra un agente di polizia nell’atto di puntare il lancia lacrimogeni e sparare ad altezza d’uomo. La manovra risulta chiaramente volontaria. Il secondo, forse anche più importante, riporta una conversazione fra colleghi, uno dei quali afferma distintamente di aver lanciato lacrimogeni in faccia a manifestanti per la strada. A provare che già in passato la polizia abbia lanciato lacrimogeni ad altezza d’uomo, sta anche una sentenza della Corte d’Appello di Torino. E’ emerso in modo inconfutabile che a una manifestazione del 2011, sempre compiuta da No Tav in Val di Susa, le forze dell’ordine hanno compiuto svariati illeciti contro il movimento. Adottarono condotte contrarie ai proprio doveri e, in alcuni casi, altamente pericolose, esplodendo ordigni lacrimogeni con un’angolazione insufficiente, tale che alcuni manifestanti potevano venir colpiti dai bossoli.

Non è tutto, negli stessi giorni i media hanno pubblicato, con grande sensazionalismo, titoli come questi: “No tav, cavi d’acciaio ad altezza d’uomo sulla A32” (Rai News); “Follia No Tav in autostrada: un cavo d’acciaio ad altezza uomo” (Il Giornale); “No Tav, cavo d’acciaio in autostrada: l’ultima follia per bloccare l’A32” (Il Mattino). Un lettore che si fermi ai titoli avrà avuto gioco facile a credere che i No Tav abbiano compiuto una sorta di attentato terroristico, mettendo a rischio la vita degli automobilisti tendendo un cavo d’acciaio in autostrada. Ebbene, in realtà si trattava di una manifestazione durante la quale il traffico autostradale era già stato bloccato e quindi nessuno ha corso alcun pericolo. Ma parlare di una “normale” protesta, seppur radicale, imporrebbe di doversi concentrare anche sulle sue ragioni e spiegarne i perché. Molto più semplice è farlo passare come un gesto folle.

Niente di sorprendente, sono gli stessi media che per anni hanno dipinto l’alta velocità Torino-Lione come un’opera assolutamente necessaria, raccontando che il grosso delle spese per la sua realizzazione era inoltre coperto da fondi europei. A questo punto non dovrebbe sorprendervi sapere che – poche settimane fa – quando si è scoperto che la Francia sta stanziando pochissimi fondi per l’opera (che evidentemente non ritiene così prioritaria) e l’Europa ha dato solo spiccioli, al punto che l’Italia sta coprendo da sola l’82% dei costi, praticamente nessuno tra i media citati abbia dato la notizia.

[Andrea Giustini]

 

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