Gli scontri in Val di Susa? «Un attacco di stampo terroristico, studiato, pianificato ed elaborato in Italia e all’estero per uccidere». A definirli così è stato Matteo Salvini, in un’intervista a Rete 4 in cui ha accostato gli assalti ai cantieri dell’alta velocità al terrorismo islamico – «che ahimé sta dilagando in queste ore» – e allo stragismo nero. Per il segretario della Lega si tratterebbe di «terrorismo internazionale», e come tale andrebbe affrontato: sulla scorta di queste considerazioni, il Carroccio ha appoggiato una proposta avanzata dalla Federazione Sindacale di Polizia per introdurre il reato di «terrorismo di piazza». La proposta prevede l’introduzione di una fattispecie di reato autonoma per chi commette determinati illeciti durante le manifestazioni, colpendo chi provoca lesioni o «sofferenze psichiche» agli agenti impegnati nei servizi di ordine pubblico, senza tuttavia specificare né come debbano essere definite tali «sofferenze psichiche» né quali pene verrebbero applicate.
La proposta di legge per l’introduzione del reato di «terrorismo di piazza» ha una lunga storia. A formularla per la prima volta fu proprio la Federazione Sindacale di Polizia (FSP) nel 2015, all’indomani delle proteste milanesi contro l’Expo. Negli anni è stata rilanciata più volte, arrivando anche all’attenzione dei sottosegretari all’Interno e alla Giustizia Nicola Molteni e Andrea Ostellari. La FSP spiega che il nuovo reato colpirebbe chi provoca «sofferenze fisiche o psichiche, lesioni o altri gravi danni a un pubblico ufficiale impegnato nei servizi di ordine e sicurezza pubblica». A fronte di questa formulazione piuttosto generica, il sindacato precisa che la proposta prevedrebbe un «aggravamento delle pene per i reati commessi durante manifestazioni vietate, non preavvisate o svolte in violazione delle prescrizioni dell’autorità di pubblica sicurezza», l’introduzione del reato di «istigazione a commettere terrorismo tramite la piazza» e la possibilità di ricorrere all’arresto differito attraverso l’identificazione dei responsabili «mediante immagini, filmati e altri elementi oggettivi». Resta tuttavia poco chiaro in cosa consisterebbe l’aggravamento delle pene e come verrebbero definiti concetti quali «istigazione a commettere terrorismo tramite la piazza» e «sofferenze psichiche».
Va inoltre ricordato che l’ordinamento italiano già prevede fattispecie di reato per le condotte alle quali la FSP fa genericamente riferimento, come l’istigazione a delinquere o le lesioni a pubblico ufficiale. I reati di terrorismo, invece, puniscono anche chi promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che compiono atti di violenza con finalità eversive. In questo quadro, gli scontri in Val di Susa vengono inquadrati come un tentativo di sovvertire l’ordine dello Stato. Lo stesso Salvini ha dichiarato che «il terrorismo non è solo quello islamico – che ahimé sta dilagando in queste ore – non è solo il brigatismo rosso o nero; quello della Val di Susa è terrorismo internazionale», in un accostamento che finisce per collocare gli scontri presso i cantieri dell’alta velocità nello stesso orizzonte concettuale di eventi come la strage di Bologna o gli attentati di Parigi del 2015, costati rispettivamente 85 e 137 vittime.
Le dichiarazioni di Salvini e il rilancio della proposta di introdurre il reato di «terrorismo di piazza» si inseriscono in un più ampio tentativo, da parte della politica e in particolare della maggioranza di governo, di sfruttare mediaticamente gli assalti ai cantieri avvenuti sabato. Proprio ieri la premier Giorgia Meloni ha effettuato una visita a sorpresa ai cantieri della linea ferroviaria ad alta velocità in Val di Susa, condannando quella che ha definito «violenza organizzata»; nel frattempo, la polizia ha avviato controlli a tappeto, identificando oltre 800 persone.




