La vendetta di Bruxelles contro la Biennale dopo il padiglione russo: via i fondi UE

Dalle minacce ai fatti: la Commissione Europea non fa sconti e decide di sanzionare la Biennale di Venezia dopo la riapertura del padiglione russo, chiuso dal 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina, da parte della Fondazione. Attraverso una raccomandazione ufficiale all’Eacea, l’agenzia che gestisce le risorse comunitarie, Bruxelles ha infatti chiesto formalmente la revoca di un finanziamento da due milioni di euro previsto per il triennio 2025-2028. L’annuncio è arrivato via social tramite la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, scatenando la dura reazione dell’istituzione culturale veneziana, che ad oggi ha minimizzato l’impatto economico del taglio, dicendosi pronta a far valere le proprie ragioni in ogni sede competente.

La decisione è arrivata al termine di un lungo braccio di ferro. Già a marzo, 22 Paesi europei avevano firmato una lettera – sottoscritta da ministri della Cultura e degli Affari esteri – indirizzata al presidente della Biennale di Venezia e ai membri del Consiglio di amministrazione per chiedere che Mosca e i suoi artisti fossero esclusi dall’evento. Lo scorso aprile, dopo l’annuncio del presidente Pietrangelo Buttafuoco di riaprire il padiglione, la Commissione aveva avviato la procedura di revoca, concedendo trenta giorni alla Biennale per cambiare idea o spiegare le proprie ragioni. La Fondazione ha tirato dritto, e il 9 maggio – giorno della festa dell’Europa – il padiglione è stato riaperto, sebbene in forma ridotta per mancanza di permessi.

La raccomandazione della Commissione all’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (Eacea) – l’organismo che gestisce concretamente i finanziamenti – è stata annunciata sui social da Virkkunen. «La cultura in Europa – ha scritto – finanziata con i soldi dei contribuenti dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici», valori che «non sono rispettati nella Russia di oggi». Parole che, però, lasciano spazio a più di un interrogativo. L’UE, infatti, non ha parallelamente mosso un dito contro la presenza israeliana alla manifestazione, né tantomeno varato alcun pacchetto di sanzioni contro Tel Aviv dopo l’inizio del genocidio a Gaza, come fatto invece 20 volte per la Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina. A Bruxelles, a maggio, è stata respinta la sospensione dell’accordo di associazione tra UE e Israele: Spagna, Slovenia e Irlanda avevano chiesto di sanzionare Tel Aviv per i suoi crimini, tra cui spiccano l’occupazione costante di nuove terre attraverso l’espansione delle colonie in Cisgiordania, la recente invasione del Libano e gli attacchi alla Flotilla diretta a Gaza. Solo parole di circostanza, da Bruxelles, anche sulla legge approvata dalla Knesset che introduce la pena di morte per i palestinesi condannati per atti di terrorismo.

A ogni modo, la Fondazione ha replicato aspramente a Bruxelles, lamentando di aver appreso l’esito della vicenda da un post su X di natura politica, anziché attraverso le comunicazioni formali dell’organismo tecnico Eacea. L’ente veneziano ha precisato di aver risposto per tempo a ogni richiesta di chiarimento, affermando che continuerà a far valere ovunque le sue ragioni. I vertici dell’Esposizione tendono comunque a ridimensionare l’impatto pratico della sforbiciata: i fondi in bilico vengono infatti considerati un apporto marginale al co-finanziamento dei programmi, che andranno avanti regolarmente. Sul fronte delle istituzioni locali, il governatore veneto Luca Zaia ha usato toni perentori per condannare la mossa, giudicandola «inaccettabile» e «un atto di arroganza istituzionale e di ostilità senza precedenti». Dagli scranni dell’Esecutivo è intervenuto il vicepremier Matteo Salvini, il quale ha chiesto al governo di integrare il taglio con fondi nazionali.

Avatar photo

Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Articoli correlati

1 commento

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

+ visti