Nonostante le fratture interne e le incertezze riguardanti il futuro, soprattutto per quanto riguarda l’impegno degli USA sotto la guida di Donald Trump, i Paesi membri della NATO hanno trovato l’accordo per l’erogazione di 140 miliardi all’Ucraina per il biennio 2026-2027, 70 miliardi per ciascun anno. Il totale include il prestito da 30 miliardi l’anno già approvato dall’Unione Europea, mentre il resto sarà ripartito tra i Paesi membri su base volontaria – ad esclusione degli USA. L’intesa, raggiunta nel fine settimana dagli ambasciatori dei vari Paesi, dovrà ora essere approvata in via definitiva dai leader per essere poi riportata nella dichiarazione finale del summit NATO Ankara, in programma per il 7 e 8 luglio prossimi.
Secondo quanto previsto dalla bozza sottoscritta dagli ambasciatori NATO negli scorsi giorni, gli Stati membri dell’Alleanza e il Canada dovrebbero ripartirsi una cifra di 40 miliardi di euro all’anno per il 2026 e il 2027, mentre gli Stati Uniti continuerebbero a contribuire alla difesa di Kiev attraverso il programma PURL (Prioritised Ukraine Requirements List, ovvero la Lista delle Richieste Ucraine Prioritarie). Si tratta di un’iniziativa lanciata nel 2025 dal segretario generale della NATO, Mark Rutte, e dal presidente Trump, dopo le critiche rivolte dal presidente USA all’amministrazione UE secondo le quali i Paesi europei non si starebbero assumendo sufficienti responsabilità per garantire la sicurezza dell’Ucraina. Con la creazione di questo programma, gli USA hanno definitivamente delegato la questione della difesa di Kiev all’UE, limitandosi a impegnarsi a fornire munizioni ed equipaggiamenti militari che verranno pagati dal Vecchio Continente. A giugno di quest’anno, gli Alleati si sono impegnati a finanziare oltre sei miliardi di dollari di attrezzature attraverso il programma PURL.
La bozza dell’accordo, visionata da Reuters e commentata ai media da alcuni diplomatici in forma non ufficiale, avrebbe ribadito come la Russia rappresenti una «minaccia a lungo termine» per «la sicurezza e la stabilità euro-atlantiche» e che, proprio per questa ragione, i membri dell’Alleanza Atlantica e il Canada si stanno impegnando a mantenere gli impegni presi lo scorso anno, quando venne concordato il maggior aumento di spese militari nella storia della NATO. Nel 2025, proprio per far fronte al disimpegno USA, la spesa europea per il sostegno militare all’Ucraina è aumentato del 67% rispetto agli anni precedenti: in prima fila vi è la Germania, seguita da Francia, Regno Unito e Italia (con un impegno da parte di Roma di oltre 15 miliardi di euro). Se si considerano i 60 miliardi di prestito che verranno erogati tra questo e il prossimo anno, l’esborso dell’UE per l’Ucraina raggiunge la cifra di 300 miliardi di euro.
In una dichiarazione rilasciata alla stampa, Rutte ha ribadito chiaramente che il vertice di Ankara sarà incentrato su «risultati concreti», tra i quali «un aumento della spesa per la difesa, una maggiore produzione nel settore della difesa e un forte sostegno all’Ucraina». Al centro delle discussione della due giorni in Turchia vi saranno infatti anche le fratture interne all’Alleanza, dopo che alcuni membri hanno espresso la propria insoddisfazione per il fatto che pochissimi Stati membri si sono avvicinati al tetto del 5% in spese per la difesa imposto lo scorso anno. Un nodo centrale sarà costituito anche dalle decisioni USA, dopo le minacce di Trump di abbandonare la NATO. Nel frattempo, in attesa dell’inizio del summit di Ankara, il presidente ucraino Zelensky sta incalzando gli alleati per l’invio di missili Patriot: «qualsiasi ritardo [nella consegna] significa perdita di vite umane e incoraggia la Russia a continuare la guerra» e questa decisione dipende «dagli Stati Uniti» e «dai Paesi forti in Europa e nel mondo», ha dichiarato.





Pazzia totale dell’Occidente, prima della caduta finale.