A Modena un’azienda con un capitale di soli 10.000 euro produrrà droni kamikaze

Il 4 giugno, in pompa magna, nella romana Villa Wolkonsky, residenza ufficiale dell’ambasciatore britannico in Italia. è stata annunciata la nascita di MGI Italia: joint venture tra il colosso britannico di droni militari MGI Engineering Ltd e la società di spionaggio milanese Vigilar Group S.p.A. Dalla nota ufficiale l’obiettivo dell’azienda è sviluppare tecnologie “per la difesa”. Secondo quanto dichiarato si punterà alla produzione di 200 “droni “vaganti” “munizioni vaganti” al mese. Si tratta di quelli che vengono chiamati anche droni kamikaze: velivoli progettati per sorvolare un’area in attesa di individuare il bersaglio per poi schiantarsi contro di esso, facendosi esplodere. La sede sarà a Modena, in un’area che non è stata ancora rivelata.

All’incontro romano hanno preso parte Mike Gascoyne (CEO di MGI Engineering), Francesco Castro (Ceo di Vigilar Group), Mauro Cattana (dirigente di Vigilar Group e amministratore unico di MGI Italia).

Già nel settembre 2025 i responsabili delle due società avevano raggiunto un accordo. Sulla loro pagina social scrivevano «MGI Engineering e l’italiana Vigilar Group S.p.A. hanno annunciato con orgoglio la loro nuova partnership strategica per la produzione industriale presentando la collaborazione davanti alla piattaforma drone SkyShark presso lo stand di MGI. La partnership unisce le avanzate capacità di progettazione di piattaforme autonome di MGI con l’elevata competenza produttiva di Vigilar, consentendo una produzione su larga scala in Europa di UAV (velivoli senza pilota) all’avanguardia come SkyShark e TigerShark».

Questi droni appartengono alla categoria delle munizioni vaganti, definizione decisamente più adatta ai comunicati stampa aziendali, rispetto a quelli di droni suicidi o kamikaze come vengono comunemente chiamati nei contesti di guerra. Mike Gascoyne già nel comunicato di settembre, annunciava che «le due aziende collaboreranno nello sviluppo congiunto, nella prototipazione e nella produzione su scala industriale di piattaforme unmanned di nuova generazione, con particolare attenzione all’efficacia operativa sul campo di battaglia». E ancora: «L’annuncio di MGI e Vigilar arriva in un momento di crescente domanda di capacità di sorveglianza e attacco persistenti e a costi contenuti all’interno degli ambienti di difesa della NATO e dei Paesi alleati». 

I CEO di Vigilar e MGI a settembre 2025 alla fiera della difesa a Londra

Ma perché l’accordo con Vigilar? Vigilar Group è un’azienda di intelligence e spionaggio di Milano, con un fatturato di circa 1,1 milioni di euro. Sul suo sito si pubblicizzano servizi di dossieraggio al soldo delle aziende: tra i servizi offerti, addirittura l’investigazione sui familiari dei dipendenti o dei candidati da assumere. Insomma un’attività che d’ora in poi farà un salto di classe grazie ai droni.

«Dai droni per attività di monitoraggio, sorveglianza e protezione delle infrastrutture critiche, fino ai sistemi unmanned destinati a supportare missioni complesse in ambito civile, dual-use e defence» sottolinea la nota stampa di Vigilar Group del 4 giugno scorso. «MGI Italy sarà supportata dall’Osservatorio Permanente sulle Minacce Emergenti, sviluppato da Vigilar Group e gestito attraverso piattaforme proprietarie di intelligence».

L’obiettivo militare è sempre molto chiaro: «Il supporto di cui gode l’Ucraina sia da parte dell’Italia e del Regno Unito costituirà sicuramente un ambito nel quale potremo cooperare, dove abbiamo già delle discussioni in atto. Poi c’è un discorso di rinnovamento di tutta l’industria della difesa, non solo quella italiana, a cui noi principalmente ci rivolgiamo, ma anche europea e NATO» ha spiegato Guascoyne al Sole 24 Ore. La sede, come anticipato ai giornalisti, sarà a Modena, ma tenendo ben nascosta, almeno per ora, il luogo dove sorgerà.

L’Indipendente, visionando le visure, ha scoperto quale potrebbe essere l’azienda modenese coinvolta. Il 40% delle quote di MGI Italia è in mano a Vigilar (ripartite tra Cattana e l’azienda), mentre il 51% è in mano a Rosstar e il restante 9% ad Alletto Alessandro.  

La società Rosstar e Alletto fanno entrambi capo alla Atlantic Fluid Tech SRL di San Cesario sul Panaro (MO): Alletto è direttore operativo di Atlantic Fluid, mentre Rosstar è una “scatola vuota”, società immobiliare con sede a Milano e appena 10 mila euro di capitale sociale, posseduta al 100% da Christian Storci, amministratore delegato e presidente di Atlantic Fluid Tech SRL. 

Abbiamo chiesto una dichiarazione alla famiglia Storci su questo loro coinvolgimento nella nuova società di droni militari, ma la richiesta al momento non ha ottenuto risposta. Atlantic Fluid è una storica azienda di valvole idrauliche e componenti oleodinamici utilizzati principalmente in macchine agricole e forestali, movimento terra e veicoli industriali. Un’azienda familiare che sarebbe pronta a riconvertire l’attività al fiorente business del riarmo, per ora nel modo meno appariscente possibile.

Non è chiaro neppure perché l’inglese MGI Engineering abbia annunciato una joint venture quando (almeno in termini di quote) il vero accordo è tra Vigilar Group e Atlantic. Mantenere l’azionariato totalmente italiano è uno stratagemma per accedere più facilmente a bandi pubblici del settore difesa italiano e europeo? Interpellata su questo punto, la MGI Engineering non ha risposto. 

La produzione sarà comunque consistente: secondo le dichiarazioni rilasciate a Roma, MGI Italia produrrà circa 200 droni al mese, dal valore di mezzo milione di euro a pezzo, più o meno. Eppure la neonata MGI Italia, con sede a Milano, ha un capitale sociale di appena 10 mila euro. MGI Engineering avrà di certo un ruolo di primo piano, sia a livello di know how, finanziamenti e tecnologie, ma è molto plausibile che fisicamente la produzione avverrà negli stabilimenti di Atlantic Fluid. 

Il drone Tigershark prodetto da Mgi. Descritto sul sito dell’azienda come capace di ingaggiare bersagli nel raggio di 750km “senza necessità di un controllo in tempo reale” e di portare un carico di 300 kg di esplosivo ad alto potenziale, viaggiando a una velocità subsonica di 750 km/h [immagine pubblicata su mgidefence.co.uk].

Se a tutti è chiaro che i droni saranno militari, la consigliera regionale del PD, Ludovica Carla Ferrari ha criticato l’uso del termine “Drone Valley” per il territorio modenese: «Surreale parlare di drone valley» sostiene. In realtà è già drammaticamente reale. L’Università di Modena e Reggio Emilia ha in corso vari progetti a livello dual use e militare per le applicazioni dell’intelligenza artificiale a livello dual use e militare, progetti che spaziano dagli “sciami di droni” al rilevamento dei bersagli.     

Tutto il tessuto industriale dell’Emilia Romagna è già ampiamente in corsa verso il riarmo, a partire dal consorzio Anser, una quindicina di aziende dell’automotive che si stanno convertendo (con il supporto della Regione, di Confindustria e delle Università) al settore della “difesa”. Restando sul tema droni, proprio Curti Metalmeccanica, azienda di Castel Bolognese, sta ultimando un drone elicottero (Zephir), mentre dal novembre 2023 porta avanti un progetto (ottenuto attraverso procedura negoziata) finanziato dal Ministero della Difesa, per un sistema di navigazione di droni militari in contesti geografici impervi a scopo di ricognizione e identificazione dei “bersagli”. Il progetto si chiama “AMUS”, è stato finanziato con 2,2 milioni di euro, ed ha durata complessiva 30 mesi in tre fasi. Insomma, di surreale c’è ben poco. 

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Linda Maggiori

Giornalista indipendente, si occupa di temi relativi ad ambiente, traffico di armi, impatto ambientale dell'economia di guerra. Ha scritto numerosi libri. È attivista nei movimenti per l'ambiente, per i diritti umani e antimilitaristi.

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