«I dati richiesti non possono essere utilmente rilasciati poiché l’invio di forniture a forze armate nazionali o NATO in un’area geografica attualmente critica, quale l’invio ipotizzato nell’istanza, crea un concreto pregiudizio all’interesse pubblico». Con queste parole il Ministero della Difesa ha confermato ciò che l’Unione Sindacale di Base (USB) denunciava da settimane: dal porto di Piombino passano armi per la guerra all’Iran. Una delle ultime navi è transitata il 30 marzo: «grazie alle segnalazioni della nostra rete di lavoratori che si oppongono ai traffici di armi, abbiamo saputo che il carico di materiale bellico era destinato al porto di Gedda in Arabia Saudita», scrive USB. L’invio di armi verso Stati in conflitto o che non rispettano i diritti umani è vietato in Italia dalla legge n. 185 del 1990, puntualmente violata dagli esecutivi in nome del profitto e dei diktat esterni.
Era la fine di marzo quando l’USB decise di proclamare lo sciopero nel porto di Piombino contro il transito di una nave carica di tritolo, detonatori, batterie e gas compressi diretta, secondo il sindacato, a Gedda, in Arabia Saudita. «Grazie ad una richiesta di accesso agli atti della giornalista Linda maggiori, con la quale collaboriamo e ringraziamo, il Ministero (tramite l’Agenzia delle Dogane) ha confermato implicitamente quanto da noi denunciato», scrive l’USB, riportandone le parole: «i dati richiesti non possono essere utilmente rilasciati poiché l’invio di forniture a forze armate nazionali o NATO in un’area geografica attualmente critica, quale l’invio ipotizzato nell’istanza, crea un concreto pregiudizio all’interesse pubblico». All’epoca dei fatti, il conflitto in Asia occidentale era nella sua fase più acuta e vedeva i Paesi del Golfo, tra cui l’Arabia Saudita, schierati al fianco di Israele e degli Stati Uniti, tutti alleati dell’Italia.
Nelle ore precedenti al transito della nave Capucine per il porto di Piombino, il sindacato di base aveva allertato le autorità competenti — Procura della Repubblica, Capitaneria, Guardia di Finanza e Autorità di Sistema — senza però ottenere un intervento. Eppure i presupposti per vietare il commercio bellico c’erano tutti: la legge n. 185/90 vieta infatti l’esportazione di materiale militare verso i Paesi in stato di conflitto armato. Oltre al coinvolgimento attivo nella guerra all’Iran, l’Arabia Saudita partecipa al conflitto civile in Yemen, finanziando il fronte governativo. Si sprecano poi le denunce di violazione dei diritti umani, altro elemento che vieta all’Italia l’esportazione di armi. Soltanto nel 2024 Riyad ha giustiziato 350 persone.
Dopo le conferme indirette dell’Agenzia delle Dogane, l’Unione Sindacale di Base ha rilanciato l’iniziativa del 14 maggio prevista a Piombino contro il traffico di armi. Il dibattito, organizzato con le Donne in Nero, preparerà il terreno allo sciopero generale del 18 maggio, lanciato a sostegno della Flotilla. L’obiettivo è quello di riproporre, in un momento di scarsa copertura mediatica, la mobilitazione che lo scorso autunno portò in strada milioni di italiani contro l’assedio israeliano della Striscia di Gaza e il genocidio del popolo palestinese.




