Dal 12 al 16 maggio, le televisioni europee trasmetteranno la 70° edizione dell’Eurovision Song Contest, il maggiore concorso canoro del Vecchio Continente. Lo faranno tutte, meno cinque: Irlanda, Islanda, Olanda, Slovenia e Spagna hanno infatti annunciato il loro ritiro dal festival per boicottare la presenza di Israele sui palchi viennesi e prendere posizione contro il genocidio del popolo palestinese. L’emittente slovena RTV, in particolare, risponderà promuovendo un ciclo di programmi sulla Palestina, che andrà in onda dal 10 al 20 maggio, sostituendo la ciclica trasmissione dell’evento musicale e parte del proprio palinsesto ordinario: si chiamerà Voci di Palestina, e includerà film, documentari, talk show e analisi per «fare luce sulle storie delle persone e sul più ampio contesto degli eventi attuali in Medio Oriente». L’iniziativa si colloca sulla scia delle crescenti iniziative di boicottaggio alla propaganda culturale israeliana offrendo un’alternativa che, per quanto possa apparire scontata, risulta inedita: approfondire la storia e la cultura palestinesi.
L’annuncio di Radiotelevizija Slovenija (RTVSLO) è arrivato ad aprile, ma sta uscendo dal guscio della cronaca locale solo in questi giorni, con l’avvicinarsi dell’inizio del festival. La serie Voci di Palestina, spiega l’emittente, «offre diverse prospettive – dalle esperienze personali di singoli individui a questioni sociali e politiche di più ampio respiro – e apre uno spazio di riflessione su uno dei temi chiave del mondo contemporaneo». Inizierà domenica 10 maggio in prima serata, sulla prima rete dell’emittente pubblica. A partire dalle 20.05 verrà trasmessa una serie di documentari che «rivela le conseguenze della guerra e la forza dei legami familiari attraverso la storia di una famiglia»; a esso, seguirà un programma di approfondimento. Martedì 12 maggio, in occasione dell’apertura dell’Eurovision, RTVSLO trasmetterà un altro documentario sulle vicende di un attivista palestinese e del suo sodalizio con un giornalista israeliano; il 13 maggio, verranno trasmessi un film e un talk show, il 14 maggio un’analisi politica e sui dilemmi etici sull’attuale situazione dell’Eurovision Song Contest, e il 16 maggio, con la chiusura della kermesse musicale, un ultimo documentario. Il ciclo terminerà martedì 20 maggio con un ultimo film. «Con questa programmazione, RTV Slovenia continua a perseguire la sua missione pubblica: offrire ai telespettatori contenuti approfonditi, credibili e sfaccettati che promuovano la comprensione, il dialogo e il pensiero critico sulle attuali problematiche globali», scrive l’emittente.
Il tentativo di boicottare la partecipazione israeliana all’Eurovision va avanti da ben prima il 7 ottobre 2023, ma l’opzione è stata messa concretamente sul piatto solo nel 2024, proprio dall’emittente slovena; il tema è poi esploso nell’aprile del 2025, quando anche Islanda e Spagna si sono schierate contro la presenza di Israele all’evento, accusando l’EBU – l’emittente che organizza l’evento – di applicare un doppio standard, escludendo la Russia da una parte e permettendo a Israele di partecipare dall’altra. A maggio del medesimo anno, in occasione dell’apertura dei concerti, le proteste sono poi arrivate direttamente in piazza, con decine di manifestanti che si sono riuniti davanti al Turquoise Carpet di Basilea (sede dell’edizione 2025) per contestare la cantante israeliana Yuval Raphael; a dicembre, infine, il ritiro, annunciato prima da Irlanda, Olanda, Slovenia e Spagna e, poi, dall’Islanda. La campagna contro la partecipazione di Israele all’evento musicale non si è fermata, ed è andata avanti anche quest’anno: sulla scia delle analoghe iniziative avanzate gli scorsi anni i gruppi di attivisti No Music for Genocide e Palestinian Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel hanno lanciato una campagna per escludere Israele dalla competizione, raccogliendo l’adesione di oltre 1.000 artisti di tutto il mondo.





nel nostro piccolo, noi Eurovision non lo accenderemo neanche per sbaglio.