Il Ministero della Cultura ha ufficialmente inviato i propri ispettori presso la sede della Biennale di Venezia per fare luce sulla riapertura del Padiglione della Federazione Russa, prevista in occasione della 61esima Esposizione internazionale d’arte che prenderà il via il prossimo 9 maggio. I funzionari governativi sono giunti in laguna con il compito di esaminare minuziosamente documenti, inviti e procedure decisionali, verificando che ogni passaggio sia avvenuto nel pieno rispetto delle sanzioni internazionali e delle leggi vigenti. La tensione tra il ministro Alessandro Giuli e il presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, è ormai ai massimi livelli, ed è alimentata anche dalla scelta della giuria internazionale di escludere dai premi i Paesi guidati da leader sotto accusa per crimini contro l’umanità, coinvolgendo direttamente Mosca e Israele.
Secondo quanto si apprende, i funzionari del Collegio romano stanno esaminando i fascicoli relativi alle interlocuzioni con Mosca, alle autorizzazioni concesse e alle modalità di gestione logistica del padiglione, che – dopo essere stato chiuso nel 2022 in seguito allo scoppio del conflitto – quest’anno resterà aperto dal 6 all’8 maggio. La Biennale ha più volte ribadito «l’assoluto rispetto delle norme, avendo agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze e responsabilità», e che «nessun divieto delle sanzioni europee è stato aggirato». Il ministero, invece, contesta la mancata comunicazione preventiva della partecipazione russa e valuta ora persino l’ipotesi del commissariamento, che al momento risulta comunque poco probabile.
L’aspra contesa in atto ha varcato i confini nazionali, trovando una sponda decisa a Strasburgo. Il commissario dell’Unione Europea per la Cultura, Glenn Micallef, ha espresso totale sintonia con l’azione del Ministero della Cultura italiano, annunciando che diserterà l’evento. «La decisione della Biennale di inviare le autorità russe ad aprire il loro padiglione nazionale è un esempio totalmente incompatibile con la posizione dell’UE», ha dichiarato Micallef, il quale ha aggiunto che «l’Agenzia Ue per l’istruzione e la cultura ha notificato agli organizzatori l’intenzione di ritirare il contributo di 2 milioni di euro a meno che la decisione sul padiglione russo non sia ritirata». Il commissario ha poi spiegato le ragioni personali della sua assenza: «finché la Russia e le autorità russe continueranno a essere invitate mentre il popolo ucraino continua a essere bersaglio di attacchi quotidiani, non posso essere presente».
Già a marzo 22 Paesi europei avevano firmato una lettera – sottoscritta da ministri della Cultura e degli Affari esteri – indirizzata al presidente della Biennale di Venezia e ai membri del Consiglio di amministrazione per chiedere che Mosca e i suoi artisti fossero esclusi dall’evento. La notizia della possibile revoca dei fondi che l’Europa ha destinato alla Biennale di Venezia dopo la riapertura del padiglione della Russia era arrivata poco più di due mesi fa. Nello specifico, l’UE ha inviato una comunicazione ufficiale alla Biennale, cui sono concessi 30 giorni di tempo dalla ricezione per far pervenire le proprie obiezioni in merito. L’azione dell’UE sul punto sembra muoversi in una chiara cornice politica, dal momento che lo stesso ragionamento non è stato applicato agli USA, che hanno scatenato la guerra in Iran, o a Israele, corresponsabile del conflitto contro Teheran oltre che autore del genocidio a Gaza e dei massacri in Libano.





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