Ad Oppdal, villaggio di montagna nel centro della Norvegia, il problema del turismo invernale — 30mila visitatori su una comunità di 5mila anime — si discute da anni senza trovare soluzione. A febbraio qualcuno ha provato un approccio diverso: portare al tavolo anche chi non può parlare.
Trentotto residenti si sono riuniti al centro congressi Bjerkeløkkja con un compito inedito: rappresentare una specie del territorio, dai pipistrelli nordici agli abeti rossi, dai ragni ai mirtilli selvatici, e difenderne gli interessi nelle discussioni su uso del suolo, nuove costruzioni, espansione delle infrastrutture turistiche. In prima persona, come se fossero loro.
Il metodo si chiama “consiglio interspecie” ed è stato sviluppato da Phoebe Tickell, scienziata e attivista britannica, attraverso la sua organizzazione Moral Imaginations. Le radici risalgono agli anni Ottanta, quando gli ambientalisti John Seed e Joanna Macy idearono il “Council of All Beings”, un esercizio in cui gli esseri umani impersonano altre specie. Tickell lo ha tradotto in uno strumento applicabile alla governance reale spiegando che «non è teatro», ma «innovazione istituzionale».
Durante la sessione di Oppdal sono emersi spunti concreti: una pianta sassifraga ha chiesto agli umani di rallentare e ascoltare i limiti della natura; una betulla ha sollevato il problema del proprio sovraffollamento nei prati aperti; il fiume Driva ha protestato contro chi lo considera solo una risorsa. Il tono era deliberativo, non scenico. I partecipanti hanno riferito che incarnare una specie non umana ha allentato le dinamiche abituali, consentendo di dire cose che in un consiglio ordinario sarebbero rimaste inespresse. Il risultato è una bozza di principi destinata a diventare un manifesto pubblico, e la proposta di istituire un gruppo d’ascolto permanente per le voci non umane nelle decisioni locali. A giugno è previsto un secondo incontro per valutare lo sviluppo del progetto.
Il caso norvegese non è isolato. Nel Regno Unito tredici amministrazioni hanno riconosciuto i diritti dei fiumi dal 2023, e il governo britannico ha già sperimentato un consiglio interspecie sul fiume Roding con la partecipazione di enti pubblici. Phoebe Tickell non nasconde le criticità: il rischio è che questi consigli si riducano a un “greenwashing sofisticato”. Perché producano effetti concreti servono metodologie verificabili, protocolli trasparenti e ricerca che misuri l’impatto sulle decisioni. Dare voce a piante e animali può essere un buon inizio, ascoltarli davvero e tradurre le parole in azioni è tutta un’altra questione.



