Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato che usciranno dall’OPEC

Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la loro decisione di uscire dall’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC e OPEC+). A dare la notizia è l’agenzia di stampa statale WAM che precisa che la decisione, la quale avrà effetto a partire dal 1° maggio 2026, riflette «la visione strategica ed economica a lungo termine degli Emirati Arabi Uniti e il loro profilo energetico in evoluzione» e segue una revisione delle politiche energetiche del Paese. Dopo l’uscita dall’OPEC, il Paese «immetterà sul mercato una produzione aggiuntiva in modo graduale e misurato», conclude l’agenzia.

La decsione arriva nel mezzo di quella che l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha definito la peggior crisi energetica di sempre e fa seguito a una «revisione completa» nelle politiche di produzione energetica del Paese. Quella che Abu Dhabi intende perseguire è una «responsabilità sovrana in una nuova era energetica», rimanendo però un «partner energetico affidabile e responsabile». Nel comunicato, il Paese ha riferito di avere l’intenzione di immettere nel mercato quantità aggiuntive di petrolio, «in linea con la domanda e le condizioni di mercato», impegnandosi «a sostegno della stabilità dei mercati energetici globali». Il ministro dell’Energia emiratino, Suhail Mohamed al-Mazrouei, ha dichiarato alla stampa che si tratta di una scelta puramente «politica», orientata all’interesse delle «strategie energetiche del Paese» anche nell’ottica della situazione attuale.

In passato, gli Emirati avevano già manifestato l’intenzione di uscire dall’Organizzazione. Fondata nel 1960, questa riunisce una dozzina di Paesi che, complessivamente, controllano circa l’80% delle riserve di petrolio del mondo, contribuendo al 40% della produzione globale – oltre a detenera circa il 35% delle scorte esistenti di gas naturale. L’Organizzazione detiene il controllo sul prezzo del petrolio fissando le quote di produzione dei propri membri. Un potere notevole è detenuto dall’Arabia Saudita, la cui produzione di greggio supera enormemente quella degli altri – oltre il 34% del totale del gruppo (9 milioni di barili al giorno) nel 2024, rispetto all’11% (3 milioni di barili al giorno) degli Emirati. Dal canto suo, Abu Dhabi ha sempre sostenuto che le quote OPEC limitassero di molto la sua capacità di produzione. Uscendo dall’Organizzazione, il Paese potrebbe aumentare la produzione e, di conseguenza, anche le esportazioni – non prima, tuttavia, che il traffico marittimo nel Golfo sia definitivamente sbloccato e normalizzato, a seguito di una risoluzione del conflitto tra Iran, USA e Israele.

La mossa indubbiamente indebolisce di molto l’Organizzazione, la cui produzione è stata notevolmente ridotta per via degli attacchi condotti dall’Iran contro le infrastrutture energetiche del Golfo. ADNOC, colosso petrolifero statale degli Emirati, ha dovuto chiudere la propria raffineria a Ruwais (la cui capacità è di 922 mila barili al giorno) a seguito dell’incendio provocatosi per l’attacco di un drone. Per motivi analoghi, altri siti di produzione hanno dovuto fermare le attività in larga parte dei Paesi del Golfo. Il blocco dello Stretto di Hormuz, poi, ha inferto un ulteriore colpo alla produzione. Secondo l’AIE, la produzione dell’OPEC+ è crollata di 9mb/g (milioni di barili al giorno) su base mensile, passando a 42,4mb/g.

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Valeria Casolaro

Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L'Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.

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