Ahmad Salem: il palestinese condannato in Italia per terrorismo per i contenuti sul cellulare

Recatosi in Questura per avanzare richiesta di asilo, un giovane si vede sequestrare il telefono su cui si trovano video di pagine palestinesi e critiche contro l’inerzia dei Paesi arabi davanti al genocidio del proprio popolo; in un batter d’occhio, la richiesta di tutela si trasforma in un’accusa di terrorismo. È la storia di Ahmad Salem, palestinese di 24 anni cresciuto nel campo profughi di Al-Baddawi, in Libano. Salem è stato arrestato nella primavera del 2025, e da allora si trova in carcere in regime di alta sicurezza. Dopo sei udienze, è stato condannato a 4 anni per detenzione di materiale per auto addestramento a fini terroristici e istigazione a delinquere. L’avvocato del giovane parla di un caso di “terrorismo di parola”, mentre i movimenti attivisti denunciano l’ennesimo caso di repressione delle persone palestinesi nel Paese, in un contesto di generale inasprimento delle misure di soppressione del dissenso.

La storia di Salem risale al maggio del 2025, quando il giovane si è rivolto alla Questura di Campobasso per avanzare richiesta di protezione internazionale. Nel corso dell’audizione, non avendo i documenti fisici, Salem ne ha mostrato le copie porgendo il telefono agli agenti. Così, la polizia, denunciano i Giovani Palestinesi, ha sequestrato e perquisito il dispositivo, dove ha trovato video di combattimenti tra membri della resistenza palestinese e soldati israeliani, e operazioni delle brigate gazawi; in un altro video che Salem ha condiviso sui social si vede il giovane criticare l’immobilismo dei Paesi arabi e musulmani di fronte al genocidio palestinese, e invitare alla mobilitazione. Alla luce di tale materiale, la richiesta di asilo è diventata un’accusa di terrorismo. Dopo i fatti di quel maggio, Salem è stato arrestato e da allora è detenuto in regime di alta sicurezza presso il carcere di Rossano, in Calabria.

Dal suo arresto si sono tenute sei udienze sulla vicenda. La sentenza doveva giungere il 28 aprile 2026, ma è arrivata martedì 14: l’avvocato Flavio Rossi Albertini – alla difesa – chiedeva l’assoluzione, mentre l’accusa ipotizzava i reati di detenzione di materiale con finalità di terrorismo nella fattispecie dell’auto addestramento e di istigazione a delinquere, chiedendo 3 anni e 6 mesi; sulla base delle accuse, Salem è stato condannato a 4 anni di reclusione. Il suo caso risulta una delle prime applicazioni del nuovo articolo 270-quinquies.3 del codice penale, recentemente introdotto dal governo Meloni; il reato è proprio quello di “Detenzione di materiale con finalità di terrorismo”. Esso prevede una condanna dai due ai sei anni per chiunque detenga «consapevolmente materiale contenente istruzioni sulla preparazione o sull’uso di congegni bellici micidiali, di armi da fuoco o di altre armi o di sostanze chimiche o batteriologiche nocive o pericolose, nonché su ogni altra tecnica o metodo per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali»; nel caso di Salem, a venire equiparato all’auto addestramento al terrorismo sono stati i video delle operazioni delle brigate di resistenza palestinesi.

Martedì, mentre dentro le aule di tribunale veniva pronunciata la sentenza, si è riunito come in occasione di ogni udienza, un presidio di solidarietà verso il giovane. Questa volta, tuttavia, il dispositivo di sicurezza messo in piedi dalle autorità di Campobasso è stato ben più capillare e sono stati dispiegati un gran numero di agenti in tenuta antisommossa: le forze dell’ordine hanno bloccato traffico e strade, imposto il divieto di vendita di alcolici nella zona, sigillato cassonetti e cestini, e impiegato anche i cani anti esplosivo. Come in ogni occasione, i manifestanti hanno denunciato la svolta repressiva lanciata dagli ultimi decreti sicurezza del governo Meloni e hanno criticato la «persecuzione» delle persone palestinesi in Italia, menzionando casi come quello di Anan Yaeesh, anch’egli condannato per terrorismo con l’accusa di avere fatto parte delle brigate di Tulkarem.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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