È stata rallentata dal maltempo ma alla fine ce l’ha fatta. La nave principale della Nuestra América Flotilla è arrivata a Cuba, carica di circa 30 tonnellate di aiuti umanitari, tra medicine, pannelli solari e cibo. In queste ore sono attese anche altre due imbarcazioni, in una sorta di staffetta umanitaria col convoglio europeo, ripartito oggi da Cuba dopo una settimana di permanenza. Salpato dal Messico, il peschereggio Maguro non ha incontrato la resistenza militare della Marina USA — schierata ormai da mesi nei Caraibi — e si è ricongiunto col resto degli attivisti. La missione umanitaria aiuterà la popolazione cubana assediata dall’embargo statunitense, in attesa di sviluppi sulla scena internazionale, a partire dai colloqui tra il governo e la Casa Bianca. La quasi totalità dei Paesi non ha preso una posizione sostanziale nei confronti dell’embargo illegale rafforzato di recente da Washington, limitandosi a delle dichiarazioni. Dal Messico sono arrivate delle navi militari cariche di cibo e medicine, mentre la Cina ha inviato 5mila sistemi fotovoltaici all’Avana. La Russia non si sbottona invece sull’invio di petrolio all’isola.
La bandiera palestinese accompagna quella cubana sul peschereggio Maguro, presto ribattezzato Granma 2.0 in riferimento allo sbarco di Fidel Castro nel 1956. La nave, parte di un convoglio più ampio, dà continuità materiale e simbolica alle missioni umanitarie salpate nei mesi scorsi in direzione Palestina. Proprio in queste ore una nuova flotilla si sta preparando per tentare di rompere l’assedio israeliano sulla Striscia di Gaza. Una missione di certo rinfrancata nello spirito dal successo nei Caraibi, dove non si escludeva un intervento della Marina militare USA. La prima nave salpata dal Messico ha invece raggiunto Cuba, portando con sé decine di tonnellate di aiuti umanitari, un numero destinato a crescere con l’arrivo delle altre imbarcazioni. Tra l’equipaggio del Maguro erano presenti anche quattro italiani: Martina Steinwurzel, Umberto Cerutti e Paolo Tangari, oltre a José Nivoi, volto noto dei portuali di Genova, in prima linea sul fronte del boicottaggio a Israele.
Gli aiuti del convoglio marittimo si uniranno a quelli giunti dall’Europa, provando ad alleviare, almeno nel breve periodo, le sofferenze del popolo cubano, finito nella sempre più stretta morsa del bloqueo americano. «Queste navi sono una goccia in un oceano di bisogno, ma allo stesso tempo, sono un gesto di solidarietà», dice Thiago Ávila, attivista brasiliano e portavoce della flotilla. Una chiamata umanitaria di fronte alla carenza di carburante imposta da Washington, che ha messo in ginocchio anche i servizi più basilari, come gli ospedali e i trasporti. Decine di migliaia di donne incinte rischiano la vita, così come oltre 60mila neonati. Sono migliaia le operazioni rinviate a causa dei frequenti blackout: soltanto negli ultimi 7 giorni se ne registrano due generalizzati. Continua poi la pressione di Washington in giro per il mondo, affinché cessino i programmi in collaborazione coi medici cubani, che assicurano all’Avana fondi vitali. In Calabria il presidente Occhiuto ha respinto l’ipotesi, sottolineando la natura solidale e umanitaria del progetto, diventato ormai un pilastro per la sanità locale.
Se i popoli stanno facendo la propria parte, nella comunità internazionale latitano piano diffusi, nonostante le innumerevoli risoluzioni ONU contro l’embargo USA. Le due petroliere russe dirette secondo diverse fonti a Cuba non sono ancora arrivate sull’isola, virando invece verso il Venezuela. Restano poco chiare le intenzioni del Cremlino, che potrebbe sfruttare la crisi cubana per strappare delle concessioni a Washington sulla guerra in Ucraina. Nelle scorse settimane sono invece arrivati da Pechino 5mila sistemi fotovoltaici, mentre il Messico ha inviato delle navi militari cariche di medicinali e cibo, lasciando a terra il carburante per paura di ripercussioni americane. Nel frattempo starebbero continuando i dialoghi tra il governo cubano e quello statunitense, anche se i segnali non sono incoraggianti: il viceministro degli Esteri Carlos Fernández de Cossío ha detto che l’isola è pronta a difendersi militarmente da un’invasione USA.




