La vita a Cuba resta avvolta nella precarietà. Il presidente USA Donald Trump è tornato a minacciare l’isola, annunciando un «grande cambiamento» in arrivo e la fine dell’esperienza socialista «così come la conosciamo». La stretta sul petrolio decisa da Washington mina la continuità dei servizi e la tutela dei diritti, anche quelli più basilari. Il popolo cubano rigetta l’ipotesi di un intervento americano, sperando nel superamento della crisi, non senza critiche verso il governo dell’Avana. Quest’ultimo, guidato da Miguel Díaz-Canel, è corso ai ripari, varando un piano emergenziale. Nel frattempo dalla Cina arriva una risposta concreta all’embargo USA, con la donazione di 5mila sistemi fotovoltaici che le autorità cubane stanno installando per mitigare gli effetti della crisi energetica. La “Nuestra América Flotilla” si prepara invece a partire, fissando al 21 marzo la data di arrivo sull’isola.
Va avanti il lavoro di diversificazione energetica intrapreso dall’Avana per aumentare la resistenza alle minacce esterne. L’anno scorso è stato inaugurato, sempre grazie all’alleanza commerciale con Pechino, il primo dei 92 parchi solari che entro il 2028 forniranno oltre 2mila megaWatt di elettricità. Agli impianti già esistenti, che oggi coprono circa il 10-15% del fabbisogno nazionale, si andranno ad aggiungere i nuovi 5mila sistemi fotovoltaici da 2kW donati dalla Cina. Più della metà contribuiranno all’alimentazione dei servizi essenziali nei centri urbani, come ambulatori, centri per anziani, filiali bancarie. Si tratta di impianti autonomi, non connessi cioè al sistema elettrico nazionale, il che li rende operativi anche in caso di blackout.

2329 dei 5mila sistemi fotovoltaici saranno destinati a famiglie che vivono in luoghi remoti, di difficile accesso, privi della copertura del sistema elettrico nazionale. Gli impianti da 2kW, composti da più pannelli solari, rendono autosufficienti le piccole abitazioni, alimentando elettrodomestici e pompe di calore. Intervenire nelle aree più remote del Paese risponde a una duplice finalità: rinsaldare il sentimento di uguaglianza tra i cittadini e ridurre la migrazione interna verso i grandi centri.
L’intervento cinese è un primo passo verso il miglioramento delle condizioni di vita a Cuba, messe a dura prova dall’embargo USA e dal suo recente inasprimento. Il suo popolo resiste come può, ricorrendo all’ingegno e alla creatività, oltre che al radicato sentimento anti-imperialista. Nel frattempo la Nuestra América Flotilla si prepara a rompere l’assedio americano, portando cibo, medicinali e altri beni di prima necessità a Cuba. Il convoglio umanitario raggiungerà l’Avana il 21 marzo. 4 giorni prima la spedizione europea partirà alla volta dei Caraibi, per unirsi agli altri attivisti: «In un mondo dove infuriano sempre più i venti di guerra, la solidarietà internazionale tra i popoli deve tornare a essere la nostra stella polare», ha dichiarato l’eurodeputata Ilaria Salis, presente per l’Italia insieme a Mimmo Lucano e ai portuali di Genova.





Grazie Cina.