lunedì 9 Marzo 2026

“Il calcio è della gente”: la petizione che unisce le tifoserie per riprendersi il pallone

Qualcosa si sta muovendo sulle gradinate italiane, al di là del ritmo martellante dei tamburi, delle torciate, delle sciarpe tenute strette per novanta minuti. Le tifoserie organizzate stanno mettendo da parte le rivalità per portare avanti una petizione a livello nazionale, dal titolo eloquente: “Il calcio è della gente”. Da Salerno a Genova, passando per Vicenza: le piazze promotrici si moltiplicano per raccogliere quante più firme possibili. L’obiettivo è semplice: “rimettere al centro del progetto i tifosi e non solo gli interessi economici”. È stata dunque stilata una lista di richieste, che spaziano dai prezzi accessibili dei biglietti alla tutela delle trasferte e della libertà di movimento, oggi ostaggi di punizioni collettive disposte dalle autorità.

“Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”. Così recita l’articolo 50 della Costituzione, a cui i tifosi hanno deciso di fare appello, lanciando un’iniziativa nazionale contro la deriva del calcio moderno. Di fronte alle sabbie mobili fatte di prezzi alti, criminalizzazione dei tifosi, sottomissione alle regole delle pay tv, gli ultras italiani hanno deciso di unirsi e levare un coro unitario: “per un calcio giusto e popolare”. La petizione sta girando nelle curve durante le partite; ad inaugurarla è stata la Curva Sud Siberiano, durante l’incontro Salernitana-Catania del 1 marzo. Proprio il Catania è una delle ultime vittime della repressione statale. I tifosi etnei si sono infatti visti vietare la trasferta a Benevento appena 24 ore prima l’inizio della partita (tra prima e seconda in classifica), con oltre 1300 biglietti staccati per gli ospiti. A quanto pare, l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive e la Procura di Benevento hanno voluto evitare un possibile incrocio in autostrada con altri tifosi, come quelli della Cavese o del Cosenza (raggiunti anch’essi da un provvedimento analogo).

Non a caso la tutela delle trasferte e della libertà di movimento figura tra le richieste avanzate dagli ultras. In poche parole, si chiede agli organi statali di fare il proprio lavoro e difendere i diritti dei cittadini. Oggi — e i recenti casi di Catania, Cavese e Cosenza lo dimostrano — è diventata prassi estirpare alla radice il “problema”, tutelando l’ordine pubblico non attraverso un’organizzazione statale sul campo (si pensi banalmente al dispiegamento delle forze dell’ordine) bensì coi divieti generalizzati. A tal proposito, gli ultras avanzano anche lo “stop a misure ingiuste e sproporzionate”, come le nuove tipologie di DASPO o le diverse punizioni collettive. Si pensi ad esempio alle sanzioni — consistenti nella chiusura del settore ospite fino alla fine del campionato — per i tifosi di Napoli, Roma, Lazio e Fiorentina comminati dopo gli scontri avvenuti tra alcune decine di sostenitori. Al calcio delle trasferte vietate e dei settori chiusi, viene così opposto il “tifo libero con l’utilizzo degli strumenti propri del tifo (tamburi, striscioni, torce e bandiere)”, anch’essi sottoposti oggi a severi controlli.

Volantino diffuso dalla Curva Sud Siberiano.

Dagli spalti al campo: gli ultras chiedono “campionati meritocratici (no alle squadre B), contrasto alle multiproprietà, prezzi accessibili, orari e calendari rispettosi dei lavoratori“. Cosa che gli attuali turni di Serie A, ideati dalle pay tv per massimizzare i profitti e accettati sommessamente dalle autorità calcistiche, non fanno, iniziando di venerdì sera e finendo dopo tre giorni, il lunedì alle 20.45.

“Le misure richieste — si legge nel volantino diffuso dalla Curva Sud Siberiano — mirano a salvaguardare il patrimonio sociale e culturale legato al calcio e a garantire a tutti la possibilità di parteciparvi. Affinché il calcio italiano torni ad essere davvero patrimonio della collettività con al centro i tifosi, l’identità e la salvaguardia di piazze storiche e non il prevalere di interessi esclusivamente legati al profitto”. La raccolta firme è ufficialmente iniziata e punta a moltiplicarsi in tutte le curve d’Italia. Nelle ultime ore anche la Gradinata Sud doriana è uscita con un comunicato, seguita dagli ultras vicentini.

L’articolo 50 della Costituzione non prevede alcuna soglia minima per poter avanzare una petizione alle Camere, tuttavia presentarsi con decine di migliaia di adesioni lancerebbe un segnale diverso, soprattutto se accompagnato da una copertura nell’opinione pubblica e da sponde politiche in Parlamento. Il tutto senza dimenticare il potere espressivo che le curve conservano, quale luogo di denuncia e di influenza.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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