sabato 7 Marzo 2026

La guerra scatenata dal Pentagono contro Anthropic non basta a renderla “buona”

Alla fine la minaccia si è concretizzata: Anthropic, la potente azienda di intelligenza artificiale nota per il modello Claude, è stata inserita dal Dipartimento della Guerra statunitense nella lista dei rischi per la catena di fornitura, una classificazione finora riservata esclusivamente a società straniere considerate vicine a governi ostili. La vicenda, però, è solo all’inizio: Anthropic ha già annunciato ricorso, mentre tutt’attorno cresce un più ampio movimento di critica verso l’impiego bellico dell’intelligenza artificiale.

La designazione di Anthropic come elemento di rischio era ormai nell’aria da giorni, quindi è stata formalizzata ieri, 5 marzo, con un comunicato asciutto diffuso dal Pentagono. “Sin dall’inizio si è trattato di una questione di principio: l’esercito deve poter utilizzare la tecnologia per tutti gli scopi previsti dalla legge”, si legge nella nota. “Non permetteremo a un fornitore di inserirsi nella catena di comando limitando l’uso legittimo di una risorsa critica e mettendo a rischio la sicurezza dei nostri militari”. L’azienda ha replicato contestando la legittimità della classificazione, definendola contraria ai valori americani e un’ingerenza governativa senza precedenti nel settore privato. Anthropic sostiene che la misura sia priva di fondamento giuridico e ha annunciato l’intenzione di avviare una battaglia legale per ottenerne l’annullamento.

A ridosso delle elezioni statunitensi di metà mandato, lo scontro tra l’azienda e le istituzioni ha assunto una dimensione apertamente politica e commerciale, ma anche da soap opera stracolma di colpi di scena. Ufficialmente, i rapporti si sarebbero incrinati perché il CEO di Anthropic, Dario Amodei, si sarebbe opposto all’impiego dell’intelligenza artificiale in sistemi d’arma autonomi e in programmi di sorveglianza di massa rivolti alla popolazione statunitense. Si è così consolidata una narrazione da “Davide contro Golia”, in cui un’azienda presentata come “brava” si opporrebbe agli abusi di un’amministrazione bellicosa e disinvolta rispetto ai vincoli di legge, nazionali e internazionali. Ma sarebbe fuorviante dipingere Dario Amodei come un pacifista integerrimo: al di là del fatto che le sue preoccupazioni sulla sorveglianza riguardano esclusivamente i cittadini fasciati in una bandiera a stelle e strisce, il dirigente non ha mai nascosto di essere ben felice di fare affari con il Dipartimento della Guerra, un orientamento che ribadisce a ogni occasione possibile.

Anthropic ha molte più affinità che divergenze con il Dipartimento della Guerra”, si legge nel comunicato diffuso dall’azienda dopo la designazione come rischio per la supply chain. “Siamo orgogliosi del lavoro svolto finora a supporto dei militari in prima linea, fornendo strumenti per l’analisi d’intelligence, modelli di simulazione, pianificazione operativa, operazioni cyber e altro ancora”. Anthropic è giá legata da diversi anni al Pentagono: nel 2024 ha firmato un contratto militare per mettere le proprie tecnologie a disposizione di Palantir, la controversa società di analisi dei dati, mentre più di recente il modello Claude sarebbe stato impiegato per contribuire all’organizzazione dell’attacco statunitense contro l’Iran.

Complice il fatto che Anthropic si sia sempre presentata come l’alternativa “etica” a OpenAI, una vasta parte del pubblico ha frainteso le reticenze di Amodei come un gesto di coraggioso posizionamento politico. Un’impressione rafforzata dal comportamento di Sam Altman, CEO di OpenAI, il quale si è invece mostrato più che disponibile ad assecondare le pretese dell’esercito, arrivando poi a difendere pubblicamente la sua posizione con una disastrosa intervista in cui ha tentato di screditare Amodei. La reazione dell’opinione pubblica è stata immediata: l’app di Claude ha superato ChatGPT per numero di download e gruppi di manifestanti hanno organizzato proteste davanti agli uffici di OpenAI. 

Avatar photo

Walter Ferri

Giornalista milanese, per L’Indipendente si occupa della stesura di articoli di analisi nel campo della tecnologia, dei diritti informatici, della privacy e dei nuovi media, indagando le implicazioni sociali ed etiche delle nuove tecnologie. È coautore e curatore del libro Sopravvivere nell'era dell'Intelligenza Artificiale.

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

Articoli correlati

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Articoli nella stessa categoria