La maggioranza di centrodestra ha depositato in Parlamento una nuova proposta di legge elettorale. L’obiettivo dichiarato della riforma è ottenere maggiore governabilità e stabilità. Non a caso il disegno di legge è stato presto ribattezzato “Stabilicum” e punta a superare l’impianto del vigente “Rosatellum”, a partire dall’eliminazione dei collegi uninominali. Viene poi reintrodotto un premio di maggioranza per la lista o coalizione vincitrice, capace di ottenere almeno il 40% dei voti. Tutte le forze coinvolte nella corsa elettorale dovranno nominare un candidato presidente del Consiglio, ma gli elettori non potranno esprimere alcuna preferenza per deputati e senatori. Le opposizioni insorgono, accusando Fratelli d’Italia e gli altri partiti di maggioranza di non aver aperto un dialogo sulla questione.
Ieri gli esponenti di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati, riunitisi in via della Scrofa, hanno raggiunto l’accordo sulla nuova proposta di legge elettorale, in vista delle legislative del 2027. Il testo, depositato in Parlamento, prevede diverse novità, a partire dal premio di maggioranza (pari a 70 deputati e a 35 senatori) per la lista o coalizione che vince le elezioni e ottiene almeno il 40% delle preferenze. In ogni caso, la forza politica destinataria del premio di maggioranza non potrà ottenere più di 230 seggi (su 400) alla Camera e 114 (su 200) al Senato, nell’ottica di preservare il ruolo dell’opposizione. La soglia del 40% si palesa anche nell’inedita previsione di un ballottaggio, sulla falsa riga di quanto avviene nelle elezioni amministrative (in questo caso la soglia è al 50% dei voti).
Al ballottaggio immaginato dal centrodestra accederebbero le prime due liste o coalizioni incapaci di sfondare il tetto delle preferenze, ottenendo invece tra il 35% e il 40% dei voti. Un caso residuale, già definito “di scuola”, visto il bipolarismo di fatto verso cui si è avviata l’Italia nell’ultimo trentennio. Di pari passo al bipolarismo si è sviluppata, a partire dalle presidenze Craxi e Berlusconi, la tendenza alla personalizzazione della politica. Nell’era della volatilità partitica e del tramonto degli ideali, gli elettori si aggrappano al leader di turno. In questo senso va letta la nomina, da parte della lista o della coalizione, di un candidato presidente del Consiglio. Rimanendo invariate le prerogative del Presidente della Repubblica, prassi delle consultazioni compresa, l’indicazione partitica si configura come un elemento di trasparenza e vicinanza agli elettori. Il centrodestra prepara così il terreno alla prossima riforma, quella del premierato, sistema che trova il suo fulcro nell’elezione diretta del presidente del Consiglio.
L’attuale legge elettorale prevede che i 3/8 dei seggi siano distribuiti attraverso collegi uninominali, da cui viene cioè eletto soltanto un candidato. La riforma immaginata dal centrodestra elimina tale elemento maggioritario, prevedendo tutti collegi plurinominali, da cui eleggere più deputati e senatori. Ad ogni modo non saranno gli elettori a esprimere una preferenza ma i partiti, che presenteranno liste bloccate a ogni tornata — nonostante la Consulta abbia più volte tacciato di incostituzionalità tale previsione. Niente da fare dunque per la reintroduzione delle preferenze, fortemente voluta da Fratelli d’Italia ma ostacolata dalla Lega. Altro elemento di continuità col “Rosatellum” è la soglia di sbarramento fissata al 3% dei voti, al di sotto della quale le liste non riescono a portare deputati e senatori in Parlamento.
L’iter legislativo della riforma elettorale — subito ribattezzata “Stabilicum” per la previsione del premio di maggioranza — è appena iniziato e le opposizioni sono già passate all’attacco, accusando le forze del centrodestra di non aver aperto un dialogo sulla questione. «All’opposizione non è stata fatta alcuna proposta, non c’è stato alcun confronto e non abbiamo visto alcun testo. Sembra che nella ridefinizione di una legge fondamentale come quella elettorale siano intenzionati ad agire come hanno fatto sulla riforma della giustizia: unilateralmente e con arroganza politica», ha dichiarato la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein.




