Mentre l’Unione Europea si prepara a decidere il futuro della Politica Agricola Comune (PAC) per il periodo 2028-2034, un nuovo rapporto dell’organizzazione benefica Foodrise lancia l’allarme: miliardi di euro di fondi pubblici continuano a finanziare in modo sproporzionato la produzione di carne e latticini ad alto impatto ambientale. Nello specifico, si parla del 77% dei fondi elargiti, pari a 39 miliardi di euro, contro 3,6 miliardi a frutta e verdura e 2,4 ai cereali. Il tutto avviene mentre la produzione animale è responsabile della stragrande maggioranza delle emissioni incorporate nella filiera alimentare europea. Nel suo report, Foodrise chiede una redistribuzione dei fondi e lo stop a finanziamenti per promozione di carne e latticini.
La cifra destinata ad alimenti di origine animale è dunque più che tripla rispetto ai soli 11,6 miliardi andati ai prodotti vegetali. Un divario che diventa un abisso se si confrontano singole categorie: la carne bovina e ovina ha ricevuto circa 580 volte più fondi dei legumi (8 miliardi contro 14 milioni), mentre il lattiero-caseario ha ottenuto 500 volte più della frutta a guscio e semi (16 miliardi contro 29 milioni). Tale disparità persiste nonostante l’impatto climatico del settore. Le stime indicano che gli alimenti di origine animale sono responsabili tra l’81 e l’86% delle emissioni di gas serra incorporate nella produzione alimentare dell’UE, pur fornendo solo il 32% delle calorie e il 64% delle proteine consumate dagli europei. A titolo di paragone, la produzione di manzo causa in media da 21 a 62 volte più emissioni rispetto ai legumi per grammo di proteine, i quali offrono peraltro benefici per la salute del suolo grazie alla loro capacità di fissare l’azoto.
Il report è stato pubblicato in una fase cruciale, in cui i decisori politici sono chiamati a definire il nuovo bilancio agricolo. La riforma dei sussidi per sostenere la transizione verso diete sane e sostenibili è richiesta da tempo da numerosi organismi, tra cui il Gruppo dei principali consulenti scientifici dell’UE, la Corte dei conti europea, la Banca mondiale e la Commissione EAT-Lancet. Tuttavia, queste spinte progressiste si scontrano con un contesto politico in cui l’UE, sotto la pressione delle lobby agroindustriali e l’avanzata delle forze di estrema destra, sta ridimensionando diversi impegni ambientali. Si discute perfino l’ipotesi di un divieto di etichettatura per gli “hamburger vegetariani”, riservando termini come “hamburger” e “salsiccia” ai soli prodotti a base di carne.
Il rapporto avanza diverse raccomandazioni operative. Tra queste, spiccano l’implementazione di un Piano d’Azione a Base Vegetale per promuovere questi alimenti lungo l’intera filiera e l’istituzione di un Fondo per una Transizione Giusta agroalimentare per sostenere gli agricoltori nel cambiamento. Un’altra richiesta immediata da parte di Foodrise è la fine dell’utilizzo dei fondi UE per la promozione e il marketing di carne e latticini, attività che si porrebbero in contraddizione con gli obiettivi climatici e sanitari dell’Unione. Non mancano i precedenti politici a cui ispirarsi. Il Dialogo strategico del 2024 sul futuro dell’agricoltura UE, che ha visto l’accordo tra gruppi agricoli, società civile e mondo accademico, ha riconosciuto una chiara inclinazione verso un maggior consumo di alimenti vegetali, sottolineando che «è fondamentale sostenere questa tendenza».
«È scandaloso che una quota così ingiusta di sussidi UE, pari a miliardi di euro di denaro dei contribuenti europei, venga investita per sostenere la produzione di carne e latticini ad alte emissioni e per distorcere le diete europee – ha dichiarato Martin Bowman, Senior Campaigns Manager di Foodrise, ha commentato -. La PAC è a un bivio e i responsabili politici dell’UE hanno un’enorme opportunità di cambiare rotta e adottare le misure necessarie per sostenere una transizione giusta verso diete sane, sostenibili e ricche di vegetali. Che sappiamo avere il potenziale per aumentare i redditi degli agricoltori, ridurre la dipendenza dalle importazioni, mitigare i cambiamenti climatici, migliorare la salute degli europei e ripristinare la natura».




