lunedì 16 Febbraio 2026

Sottopagato, insicuro, a cottimo: un nuovo rapporto fotografa il lavoro dei rider

È passato in sordina l’ultimo rapporto che fotografa le condizioni lavorative dei rider, a pochi giorni dallo scandalo Glovo. Paghe basse, alti tassi di infortunio e ritmi elevati riassumono lo status di decine di migliaia di lavoratori in Italia, impiegati nel settore delle consegne del cibo. Nell’indagine condotta dalla NIDIL CGIL viene posta l’attenzione sul guadagno medio per consegna, compreso tra i 2 e i 4 euro: «non esistono indennità aggiuntive automatiche per il tempo di viaggio, per le attese o per le spese sostenute». La retribuzione è solo uno dei risvolti della precarietà strutturale cui vanno incontro i rider, inquadrati quasi sempre con contratti di lavoro autonomo e, in via residuale, attraverso rapporti di lavoro parasubordinato.

«Attorno al lavoro dei rider si è strutturato un vero e proprio sistema di illegalità e sfruttamento, spesso definito “caporalato digitale”, che colpisce in modo particolare i lavoratori migranti», circa la metà della forza lavoro totale impegnata nel settore. Lo afferma la NIDIL CGIL, commentando l’inchiesta della Procura di Milano che ha portato al controllo giudiziario di Foodinho-Glovo con gravi accuse di sfruttamento del lavoro e paghe sotto la soglia di povertà. Nell’indagine “La condizione di lavoro dei rider del food delivery”, condotta su 500 persone impegnate nel settore, emergono «salari a cottimo e non dignitosi, condizioni contrattuali senza tutele attraverso l’utilizzo improprio del lavoro in autonomia e allarmanti condizioni di insicurezza sul lavoro». Quasi il 40% dei rider intervistati dichiara di aver subito almeno un infortunio durante il lavoro; soltanto una minoranza ha scelto di denunciare l’accaduto alle autorità competenti per il timore di ritorsioni economiche imposte dagli algoritmi delle piattaforme. A causa delle paghe basse — si parla di una cifra compresa quasi sempre tra i 2 e i 4 euro a consegna — circa la metà dei rider è costretto a lavorare per più aziende, impegnando 6/7 giorni a settimana anche per 10 ore al giorno.

«Qui emerge che il tempo non pagato è un elemento cruciale: le attese al ritiro nei ristoranti possono superare i 10-20 minuti (nel 50,5% dei casi è questa la media dichiarata) e riducono sensibilmente il valore effettivo del compenso», si legge nell’inchiesta della NIDIL CGIL. Per questo motivo, per superare il sistema del cottimo che retribuisce in base al numero di consegne, i rider chiedono l’introduzione di minimi garantiti. Le altre richieste spaziano da una maggiore valorizzazione economica del lavoro all’introduzione di rimborsi per carburante e manutenzione dei mezzi, passando per i contratti di subordinazione che cancellino i falsi autonomi. Parte di queste istanze sono contenute nella direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme, che l’Italia deve ancora recepire.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale. Ha vinto il concorso giovanile Marudo X: i buoni perché della politica.

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