venerdì 9 Gennaio 2026

Nessuno deve vedere Gaza: Israele rinnova il divieto all’ingresso dei giornalisti

Nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre 2025, Israele ha rinnovato il divieto di accesso indipendente alla Striscia di Gaza per i giornalisti stranieri, un blocco totale ininterrotto dal 7 ottobre 2023. Il governo di Tel Aviv ha presentato alla Corte Suprema una memoria in cui sostiene che la tregua è caratterizzata da «continue minacce» e che persistono motivi di sicurezza tali da giustificare la limitazione dell’accesso. Di conseguenza, l’ingresso dei reporter senza scorta militare «non deve essere autorizzato». Questa decisione, anticipata dal ministro della Difesa Israel Katz, continua dunque a privare il mondo di una testimonianza diretta sulle condizioni umanitarie nell’enclave. Dove, sebbene sia in vigore , si continua a sparare e uccidere.

La posizione governativa è stata depositata in risposta al ricorso presentato nel 2024 dalla Foreign Press Association (FPA), l’associazione che rappresenta centinaia di testate internazionali e che da oltre un anno chiede la riapertura di Gaza ai media. La FPA aveva sollecitato la Corte affinché ordinasse la fine di un divieto che costituisce, a suo giudizio, «un grave danno alla libertà di stampa» e al «diritto all’informazione». Dopo una serie di rinvii, la Corte aveva fissato al 4 gennaio il termine per la presentazione di un piano governativo. La memoria della Procura di Stato, che conferma il blocco, rappresenta la risposta ufficiale. Il procuratore rappresentante dell’esecutivo ha argomentato che «nonostante il cambiamento della situazione sul campo, l’ingresso di giornalisti (sia stranieri che non stranieri) nella Striscia di Gaza senza scorta non deve essere autorizzato». Il governo ha inoltre aggiunto che la presenza di reporter potrebbe ostacolare le operazioni per la ricerca dei resti dell’ultimo ostaggio israeliano, Ran Gvili. Il ministro della Difesa Katz ha sintetizzato la linea ufficiale alla Knesset con una definizione netta: «Troppo pericoloso», ha detto, richiamando l’impossibilità, a suo avviso, di autorizzare ingressi non scortati. «Invece di presentare un piano per consentire ai giornalisti di entrare a Gaza in modo indipendente e di lavorare al fianco dei nostri coraggiosi colleghi palestinesi, il governo ha deciso ancora una volta di chiuderci fuori – ha commentato in una nota ufficiale l’FPA -. E questo nonostante sia in vigore un cessate il fuoco. Abbiamo intenzione di presentare una risposta decisa alla Corte Suprema nei prossimi giorni e speriamo che i giudici pongano fine a questa farsa».

Per garantire una qualche forma di copertura, le autorità hanno organizzato visite strettamente controllate: da ottobre 2025, l’esercito ha facilitato 25 ingressi individuali per 47 giornalisti israeliani e cinque visite di gruppo per 46 giornalisti stranieri, tra cui alcuni dell’agenzia Efe. Questi accessi, della durata di circa due ore, si sono svolti esclusivamente in aree specifiche sotto supervisione militare costante, senza alcuna possibilità di interagire con la popolazione civile palestinese. Questa politica rende i giornalisti palestinesi l’unica fonte diretta di informazione dalla Striscia, un compito che si è rivelato drammaticamente pericoloso. Secondo l’ultimo rapporto di Reporter Senza Frontiere, Gaza è stata nel 2025 l’area più letale al mondo per gli operatori dei media, con almeno 29 giornalisti uccisi mentre raccontavano il conflitto. Altre organizzazioni non governative riportano numeri complessivi ancora più alti dall’inizio della guerra, stimando in circa 300 i colleghi palestinesi uccisi dall’esercito israeliano. Le notizie sull’enclave, dove più della metà della popolazione è sfollata e vive in condizioni disperate con servizi minimi e aiuti umanitari insufficienti, continuano ad arrivare principalmente attraverso i social media e il lavoro degli operatori umanitari rimasti.

Il divieto per i giornalisti si inserisce in un più ampio contesto di restrizioni all’informazione e all’azione umanitaria. Recentemente, la Knesset ha approvato un emendamento per prolungare fino alla fine del 2027 la cosiddetta “legge Al Jazeera”, che consente di bloccare le trasmissioni di media stranieri ritenuti una minaccia per la sicurezza. Parallelamente, Israele ha intimato a 37 organizzazioni non governative internazionali, tra cui Msf, Oxfam e ActionAid, di lasciare la Striscia di Gaza entro il primo marzo.

Dal cessate il fuoco del 10 ottobre, Israele ha costruito almeno 13 nuovi avamposti militari all’interno della Striscia di Gaza, situati principalmente lungo la linea gialla, nella parte orientale di Khan Younis e vicino al confine, ampliando i 48 già esistenti. Sono state poi costruite nuove strade e ampliate le infrastrutture militari, sottraendo ulteriori proprietà ai palestinesi. Nel frattempo, a dicembre, una violenta tempesta ha allagato interi campi a Gaza, distruggendo migliaia di tende in cui dimoravano gli sfollati, e causato danni a strade, edifici, sistemi idrico ed elettrico, e campi agricoli, mandando al contempo in tilt il settore ospedaliero. Negli ultimi giorni del 2025, l’ufficio stampa dell’enclave ha riportato che, dal cessate il fuoco, si sono registrate oltre 700 violazioni, con più di 350 bombardamenti sulla Striscia. Circa 400 i palestinesi uccisi.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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