Dentro telefoni, computer, batterie elettriche ci sono minerali estratti nella Repubblica Democratica del Congo – RDC. Capire cosa succede nei territori da cui provengono significa capire il prezzo umano del nostro progresso
1. Perché la RDC è centrale per la nostra vita quotidiana
La RDC possiede alcune delle più grandi riserve mondiali di rame e cobalto. Oltre il 70% del cobalto utilizzato a livello globale proviene da qui. Senza questi minerali non esisterebbero le tecnologie digitali, né la transizione energetica. Eppure, questa ricchezza non si traduce in diritti o benessere per chi vive nei territori minerari.
2. Perché queste risorse non portano sviluppo alle comunità locali
Il settore minerario congolese è segnato da decenni di mala gestione statale, corruzione e dipendenza da compagnie estrattive, spesso internazionali, che operano con l’obiettivo di massimizzare l’estrazione riducendo i costi. Per ottenere entrate rapide e attrarre investimenti, lo Stato congolese concede loro vaste porzioni di territorio senza costruire un sistema di tutela per le comunità che vi abitano.
3. Cosa sono le concessioni minerarie e perché rendono le famiglie vulnerabili
Le concessioni minerarie sono contratti che assegnano a una compagnia il diritto esclusivo di estrarre risorse da un’area per anni o decenni. Spesso vengono rilasciate senza una mappatura reale delle comunità presenti sul territorio. Molte famiglie vivono su quelle terre da generazioni ma non possiedono documenti di proprietà formalmente riconosciuti, a causa di fattori strutturali come basso livello di istruzione, difficoltà di accesso agli uffici pubblici, costi burocratici, mancanza di informazioni e assenza di supporto legale. In un sistema opaco, chi ha meno strumenti resta invisibile.
4. Come dalle concessioni si arriva agli sfratti forzati
Quando una concessione viene attivata o ampliata, le famiglie che vivono su quei terreni – non essendo riconosciute come proprietarie – diventano legalmente sacrificabili. Le compagnie possono chiedere lo sgombero dell’area e lo sfratto forzato diventa parte del modello estrattivo. Secondo il diritto congolese, uno sgombero dovrebbe prevedere informazione preventiva, consultazione, compensazioni adeguate e alternative abitative. Nella realtà questo accade raramente: le case vengono demolite senza preavvisi chiari, senza processi trasparenti, con compensazioni insufficienti o inesistenti e spesso con l’intervento violento della polizia. Interi villaggi vengono cancellati in poche ore.
5. Gli sfratti come parte di un sistema più ampio di precarietà
Gli sfratti forzati non sono un problema isolato, ma si inseriscono in un contesto segnato da lavoro minerario pericoloso, esposizione alle polveri tossiche, assenza di sanità adeguata e mancanza di tutele. I crolli delle miniere sono frequenti e le conseguenze sulla salute gravi. Dal 2021, da quando Still I Rise opera nel territorio, tre membri dello staff sono morti per problemi di salute, una studentessa ha perso la vita e il fratello di un’altra studentessa è morto in seguito a un crollo in miniera. Questo sistema accetta queste perdite come un costo normale dell’estrazione.
6. Cosa comporta davvero uno sfratto per una famiglia
Uno sfratto non significa solo perdere una casa. Significa perdere stabilità, sicurezza, reti sociali, reddito e accesso all’istruzione. I bambini vengono spostati continuamente, iniziano a lavorare per sostenere la famiglia o finiscono nelle miniere artigianali. La storia di Ruth, studentessa della Still I Rise Academy a Kolwezi, è un esempio di una dinamica sistemica: dopo che la casa della sua famiglia è stata distrutta durante uno sfratto forzato legato a una concessione mineraria, la madre, vedova, ha iniziato a lavorare in miniera portando con sé la figlia ogni giorno. Ruth non aveva mai frequentato la scuola, non per scelta, ma perché non aveva alternative.
7. Cosa significa fare scuola in questo contesto
Quando una famiglia può essere sfrattata in qualsiasi momento, la scuola perde continuità e accessibilità. Per questo, intervenire sull’istruzione significa anche intervenire sulle cause che la rendono strutturalmente inaccessibile: garantire informazione legale, supporto nella gestione dei documenti e tutela minima contro sfratti arbitrari non è un’estensione del lavoro educativo, ma una sua condizione di possibilità.
Gli sfratti forzati nella Repubblica Democratica del Congo non sono un effetto collaterale inevitabile, ma il risultato di scelte politiche precise che permettono al nostro modello di progresso di avanzare scaricandone il costo umano sulle comunità più vulnerabili. Finché le concessioni continueranno a valere più delle persone, i diritti resteranno selettivi e l’istruzione non sarà mai davvero universale.




