C’è chi vede la scuola come una delle più grandi conquiste democratiche: un diritto universale, libero e per tutti, pilastro del welfare e ascensore sociale. E c’è invece chi la interpreta come il luogo di omologazione, dove bambini e ragazzi vengono incanalati in schemi predefiniti, in vista del loro futuro ruolo di lavoratori produttivi. La seconda grande differenza sostanziale è quella che passa in genere tra chi pensa che l’educazione dei più piccoli debba essere una palestra di individualismo, per preparare i grandi di domani alle sfide quotidiane che il mondo di oggi ci presenta, o tra chi preferirebbe un luogo dove la competizione è stata sostituita dalla collaborazione e dalla condivisione, dove al risultato si arriva tutti insieme, aiutandosi l’un l’altro.
La vicenda della “famiglia nel bosco”, con i due genitori che hanno scelto una realtà alternativa, a stretto contatto con la natura, in cui crescere i propri 3 figli – che sono stati allontanati dopo che il tribunale dei minori ha disposto la sospensione della potestà genitoriale – ha scatenato un dibattito a livello nazionale sui diritti-doveri dei genitori, la responsabilità e l’educazione, anche scolastica. Di recente sulla vicenda è intervenuto anche il ministero dell’Istruzione che con una nota ha chiarito che, nel caso della famiglia, è stato rispettato l’obbligo di istruzione dei minori che veniva contestato sia da una relazione dei servizi sociali che dagli stessi magistrati.
In Italia l’obbligo di istruzione riguarda bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni (scuola primaria, secondaria di I grado e i primi due anni delle superiori), e si può assolvere frequentando una scuola statale, una scuola paritaria (privata ma riconosciuta), una scuola privata (sostenendo esami di idoneità in una scuola pubblica o privata), che possono seguire il metodo di insegnamento classico o altri come quello montessoriano o steineriano, o ancora tramite l’istruzione o educazione parentale. Questo avviene perché l’obbligo in Italia, richiamato dall’articolo 34 della Costituzione e dal testo unico del 1994 che raccoglie le leggi precedenti, riguarda l’istruzione e non la scolarizzazione in sé.
L’istruzione o educazione parentale

L’istruzione parentale è un percorso in cui i genitori – da soli o con l’aiuto di educatori, tutor, gruppi o realtà alternative – organizzano l’apprendimento del figlio al di fuori della scuola. Insomma, è la scelta, prevista e tutelata dalla legge italiana, con cui i genitori decidono di istruire direttamente i propri figli. La famiglia, quindi, si assume la responsabilità primaria del percorso educativo, in alternativa alla frequenza di una scuola statale o paritaria. Può essere portata avanti da tutti i genitori che hanno figli in età scolastica, senza essere insegnanti o avere titoli specifici. La legge prevede che i genitori debbano dichiarare di avere la capacità tecnica o economica e l’idoneità complessiva per provvedere direttamente all’istruzione del figlio e quindi saper organizzare un percorso educativo, oppure potersi avvalere di tutor o educatori; avere la possibilità di sostenere i costi minimi di materiali, attività, strumenti e poter garantire un ambiente che consenta effettivamente l’apprendimento.
Come funziona nella pratica
Entro l’inizio dell’anno scolastico i genitori devono presentare una dichiarazione annuale, indirizzata al dirigente scolastico della scuola del territorio, per la quale non serve nessuna approvazione, nonostante il dirigente scolastico abbia il dovere di verificare la fondatezza di quanto dichiarato. Poi si passa alla scelta del metodo educativo, spaziando tra homeschooling, unschooling, metodi come quello steineriano o montessoriano, scuole nel bosco, o anche mix di diversi approcci. La famiglia può aderire a gruppi educativi, cooperative, centri didattici, tutor privati o fare tutto in autonomia. Durante l’anno non sono previsti controlli e l’unico obbligo per la famiglia è rappresentato dagli esami di idoneità alla classe successiva, che vanno sostenuti ogni anno, nella scuola statale o paritaria scelta dalla famiglia. Tra le persone che scelgono questo modello educativo, non ci sono solo famiglie che non condividono il modello scolastico tradizionale: c’è chi ad esempio viaggia molto e non può scegliere una scuola stanziale, c’è chi ha figli con bisogni particolari che non possono essere assolti a scuola, c’è chi lo fa perché preferisce approcci pedagogici diversi, e infine chi lo fa come precisa scelta culturale.
Homeschooling e unschooling: quali differenze?

L’homeschooling è un modello di istruzione parentale strutturata: la famiglia organizza un percorso educativo intenzionale e pianificato, spesso ispirato alla scuola tradizionale, ma svolto a casa o in contesti alternativi. E quindi esiste un programma di studio, si utilizzano libri di testo e materiali didattici, ci sono lezioni, approfondimenti e obiettivi periodici e il genitore o il tutor hanno un ruolo del tutto simile a quello di un insegnante. Diversa è la filosofia dell’unschooling, che è un metodo basato sull’apprendimento libero e spontaneo del bambino. Non esistono programmi, lezioni o materie: tutto avviene seguendo gli interessi del bambino nella vita quotidiana. Il genitore si pone più come un facilitatore che come un insegnante e in genere si dà grande spazio alle esperienze come quelle in natura, alle letture, e al gioco. L’obiettivo è quello di favorire l’autonomia, la curiosità e l’apprendimento senza imposizioni.




Si parla troppo di scuola per i giovani contro cui concordo con chi la ritiene un mezzo di omologazione e spesso di supporto al fascismo di Stato, non si parla mai abbastanza di scuola sempre e per tutti, quando oggi che ci sono in internet corsi per tutti e di tutti i tipi e livelli, basterebbero poche risorse di Stato e Tegioni, perché la gente fosse invogliata a seguirli e poi discuterli tutti insieme.
Quel giudice, quegli assistenti sociali pagheranno mai per il crimine perpetrato?
Interessante, grazie
Buon giorno.
L’articolo é molto interessante e spiga bene le varie possibilità di insegnamento al di fuori della scuola.Mi chiedo per quale motivo alla ,famiglia in qiestione,siano stati tolti i figli?Benedetto Barozzi
Ottimo articolo che fa chiarezza e informa. Grazie