Nel 2024, quasi un terzo dell’energia solare prodotta in Italia è stata utilizzata direttamente dal produttore (abitazioni private o piccole aziende) che l’ha generata. L’autoconsumo fotovoltaico ha raggiunto quota 10.701 GWh, pari al 30,2% della produzione netta nazionale, con un aumento di oltre cinque punti percentuali rispetto al 2023. Lo rileva il rapporto annuale del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), che analizza dati tecnici, distribuzione e utilizzo degli impianti in esercizio.
Per autoconsumo si intende la parte di energia prodotta dai pannelli solari e impiegata subito sul posto, senza essere ceduta alla rete elettrica. È il caso, ad esempio, di una casa che alimenta direttamente i propri elettrodomestici o un’azienda che utilizza l’energia per la produzione. L’energia che non viene usata sul momento può essere inoltre immagazzinata per un uso successivo. Va precisato che, come riporta il GSE, i dati contenuti nel rapporto si riferiscono al solo autoconsumo diretto: sono esclusi i modelli collettivi come le comunità energetiche o i condomìni che condividono l’energia (autoconsumo “virtuale”).
A differenza dei grandi impianti a terra destinati alla vendita di energia, spesso al centro di polemiche per l’impatto paesaggistico o per le dinamiche speculative, l’autoconsumo riguarda prevalentemente installazioni domestiche o aziendali. Si tratta di pannelli montati su tetti, balconi, capannoni o piccole superfici private, utilizzati per coprire il proprio fabbisogno. In altre parole, non si produce per vendere, ma per usare. Una diffusione che ha trovato terreno fertile soprattutto nel Nord Italia. Nel rapporto GSE La Lombardia guida la classifica con 1.899 GWh di energia autoconsumata, seguita da Veneto (1.308), Emilia-Romagna (1.179), Puglia (667) e Piemonte (588). Il mese con il picco di autoconsumo è giugno, ma il trend si mantiene stabile durante tutto l’anno.
Questo modello ha diversi vantaggi. Per prima cosa, chi autoconsuma è meno esposto alle oscillazioni del mercato energetico e non dipende completamente dai grandi gestori nazionali. In secondo luogo, riduce l’impronta ambientale: non c’è infatti trasporto dell’energia su lunga distanza, né sprechi di conversione. Ogni chilowattora consumato sul posto è un chilowattora in meno richiesto al sistema nazionale.
Un traguardo, quello raggiunto nel 2024, tagliato anche grazie al forte incremento della capacità di accumulo: in Italia sono attivi oltre 734.000 sistemi di storage collegati a impianti fotovoltaici, per una capacità totale di 9.076 MWh. Questi dispositivi permettono di conservare l’energia prodotta nelle ore di sole e usarla nei momenti di maggiore richiesta o di buio, aumentando così l’efficienza dell’autoconsumo e la possibilità di farne ricorso anche quando il sole non c’è.
In generale, i numeri in crescita raccontano una trasformazione in atto. L’autoconsumo è una modalità che modifica il rapporto tra cittadini ed energia. Significa infatti avere accesso diretto a ciò che si consuma, limitare la dipendenza da grandi operatori e contribuire, nel proprio piccolo, alla riduzione delle emissioni. Certo, non tutti hanno le condizioni per accedervi: l’investimento iniziale resta significativo e non sempre si dispone dello spazio necessario. Ma chi può farne uso, contribuisce a costruire un modello energetico più equo, decentralizzato e che avvicina l’energia alle persone.



