lunedì 6 Aprile 2026

Due secoli senza l’uomo: il primo bosco vetusto d’Italia che fa scuola in Europa

C’è un angolo d’Abruzzo dove il tempo si è fermato. Nell’Abetina di Rosello, 169 ettari di foresta aggrappati alle gole del torrente Turcano, nessuna mano umana ha toccato un ramo o abbattuto un tronco dalla seconda metà dell’Ottocento. Due secoli di silenzio, interrotti soltanto dal vento tra le chiome degli abeti bianchi e dal battere dei picchi sui tronchi. Il risultato è un ecosistema che ha fatto da solo tutto il lavoro: nascere, crescere, morire e ricominciare, senza interventi esterni.

Con il decreto numero 90394 del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, questo bosco è ufficialmente il primo “bosco vetusto” d’Italia. Iscritto al numero uno della neonata Rete nazionale dei boschi vetusti, con un riconoscimento celebrato in occasione della Giornata internazionale delle foreste.

Cosa rende “vetusto” un bosco

Non basta che un bosco sia vecchio. Perché una foresta meriti questa definizione introdotta nel 2019 dal cosiddetto “decreto Clima”, deve essere composta da specie autoctone cresciute spontaneamente, non aver subito disturbi umani significativi da almeno sessant’anni e presentare tutti gli stadi del ciclo vitale: piantine giovani, alberi adulti, tronchi morti ancora in piedi e altri già crollati al suolo. È questa compresenza di vita e morte a generare una biodiversità straordinaria. Il legno morto, che in un bosco “gestito” viene rimosso, qui diventa casa per insetti rari, funghi, licheni, picchi. La foresta smette di essere un semplice insieme di alberi e diventa un organismo che lavora in sinergia.

L’Abetina di Rosello incarna alla perfezione questa definizione. Il suo cuore è una forra dalla bellezza quasi primordiale, dove gli abeti bianchi si slanciano verso l’alto per catturare la luce: centinaia di esemplari superano i quaranta metri, e il più imponente – chiamato l’Abete dei Briganti, perché tra questi tronchi si nascondevano i fuorilegge dell’Ottocento – sfiora i cinquanta metri, collocandosi tra gli alberi autoctoni più alti d’Italia. Accanto a loro crescono agrifogli, tassi che raggiungono altezze anomale, orchidee selvatiche rarissime come l’Epipactis purpurata. Tra la fauna: il lupo appenninico, la Rosalia alpina – un coleottero azzurro legato proprio ai boschi vetusti – e tre diverse specie di tritoni.

abetina rosello bosco vetusto 2

Un percorso lungo cinque anni

Il riconoscimento non è arrivato per caso. La storia comincia alla fine degli anni Ottanta, quando un incontro tra amministratori del Medio Sangro portò alla nascita, nel 1992, di un’oasi di protezione faunistica. Nel 1997 l’area venne ampliata a 211 ettari e riconosciuta come Riserva naturale regionale e Sito di importanza comunitaria nella Rete Natura 2000. La svolta è arrivata nel 2021, quando la Regione Abruzzo ha verificato la piena rispondenza dell’Abetina ai criteri ministeriali, allora ancora in fase di definizione. Le linee guida nazionali sono state testate proprio su questo bosco. Nel maggio 2023 il primo workshop tematico ne ha sancito l’idoneità, e nel dicembre 2025 la delibera regionale ha chiuso l’iter.

«È il frutto di un lavoro costruito negli anni, che certifica il valore ambientale e la biodiversità dei nostri territori», ha dichiarato il vicepresidente della Giunta regionale, Emanuele Imprudente.

L’Italia capofila in Europa

Il dato più significativo, però, va oltre i confini regionali. L’Italia è la prima nazione europea ad aver introdotto una normativa specifica in materia di boschi vetusti e ad aver istituito una Rete nazionale dedicata alla loro tutela. Le linee guida della Commissione europea per la protezione delle foreste primarie e vetuste sono state emanate solo nel marzo 2023: Roma si era già mossa prima.

La Regione Abruzzo ha stanziato 30mila euro per il Comune di Rosello, destinati alla redazione del Piano di gestione e a iniziative di divulgazione. Il decreto vieta qualsiasi attività che possa alterare l’ecosistema: niente tagli, niente prelievi, niente droni. Il bosco dovrà continuare a fare ciò che sa fare meglio: esistere secondo le proprie regole. In tutta Italia sono stati individuati circa 160 boschi potenzialmente idonei. L’Abruzzo ha aperto la strada. Ora tocca agli altri.

«Tutti i boschi vetusti riconosciuti dalle Regioni saranno inseriti nella Rete nazionale», ha spiegato il Dirigente della Direzione Foreste del MASAF, Alessandro Cerofolini, aggiungendo che la gestione sarà affidata alla Direzione generale delle foreste, «sul modello già adottato con successo per la tutela degli alberi monumentali d’Italia».

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Rosello, duecento anime e un gigante

Rosello è un paese di meno di duecento abitanti, arroccato a 920 metri nella provincia di Chieti, al confine con il Molise. Non è sulla mappa dei grandi itinerari turistici, non ha monumenti celebri. Ha qualcosa di più raro: un pezzo di mondo com’era prima che arrivassimo noi. E la testardaggine di averlo protetto quando nessuno glielo chiedeva.

C’è un abete bianco, lì dentro, che ha visto passare i briganti e le guerre mondiali. Ha resistito a tempeste, siccità, al disinteresse e alla tentazione dello sfruttamento. Sta ancora in piedi, proteso verso il cielo, chiedendo soltanto di essere lasciato in pace. Ed è esattamente quello che l’Italia, per una volta, ha deciso di fare.

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Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.

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