venerdì 3 Aprile 2026

Epstein Files: chi è Pam Bondi e perché Trump l’ha licenziata

«La lista clienti di Epstein è qui, sulla mia scrivania in questo momento». Era il 21 febbraio 2025, quando l’allora procuratrice generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, assicurava a Fox News che la lista Epstein era sulla sua scrivania «da esaminare». Una frase destinata a trasformarsi in un boomerang politico. A oltre un anno da quell’uscita, l’attorney general è stata rimossa dal presidente Donald Trump, al termine di un logoramento progressivo alimentato da errori strategici e da una gestione sempre più contestata dei dossier sensibili del Dipartimento di Giustizia. «Pam Bondi è una grande patriota americana e un’amica leale, che ha servito fedelmente come mio procuratore generale nel corso dell’ultimo anno», ha scritto il tycoon su Truth, ufficializzando il cambio al vertice e affidando ad interim il dipartimento al suo ex avvocato e vice di Bondi, Todd Blanche.

Le voci di un licenziamento avevano preso forza mercoledì sera, quando il Daily Mail aveva rivelato di una conversazione privata nella quale il presidente avrebbe sondato con i suoi collaboratori l’opportunità di rimuovere Bondi e sostituirla con Lee Zeldin, capo dell’agenzia per l’ambiente, EPA. Bondi avrebbe implorato Trump di non licenziarla in un acceso confronto alla Casa Bianca, dopo che lui l’aveva accusata di un’offesa imperdonabile: l’ex procuratrice avrebbe informato Eric Swalwell – uno dei principali candidati democratici alla carica di governatore della California – dei tentativi dell’FBI di divulgare documenti investigativi relativi al suo rapporto con una presunta spia cinese, Christine Fang.

Fin dal suo insediamento, la sessantenne Bondi, fedelissima del tycoon, aveva impresso una svolta radicale all’azione del Dipartimento. La sua gestione si è caratterizzata per una serie di epurazioni mirate che hanno colpito procuratori federali e funzionari dell’FBI coinvolti in indagini delicate, in particolare quelle legate all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e ai procedimenti giudiziari che avevano sfiorato Trump. Parallelamente, sono state promosse iniziative contro figure simbolo dell’opposizione istituzionale al presidente, tra cui l’ex direttore dell’FBI James Comey e la procuratrice generale di New York Letitia James. Una linea dura, coerente con l’impostazione politica dell’amministrazione, che si è scontrata, però, con la realtà giudiziaria: molti procedimenti sbandierati a mezzo stampa si sono conclusi con archiviazioni o insuccessi, esponendo Bondi a critiche crescenti anche all’interno dell’area conservatrice, dando inoltre l’impressione che il Dipartimento si fosse piegato a una logica di regolamento di conti, con un costo elevato in termini di credibilità istituzionale.

A fare da detonatore è stato il caso Jeffrey Epstein. Le dichiarazioni altalenanti della procuratrice generale hanno alimentato nell’ultimo anno una spirale di sospetti difficile da contenere. Il 3 marzo 2025 Bondi aveva parlato dell’arrivo di un «camion» di documenti sul caso, mentre poche settimane dopo aveva evocato «decine di migliaia di video» al vaglio degli investigatori. Poi, il 7 luglio, il colpo di scena: un memorandum congiunto di FBI e Dipartimento di Giustizia ha escluso l’esistenza di una lista clienti e annunciato la fine della diffusione dei fascicoli. Una smentita clamorosa che ha costretto Bondi a correggere le sue precedenti dichiarazioni. Figure influenti dell’universo conservatore, come Tucker Carlson, hanno parlato apertamente di insabbiamento, mentre la base MAGA ha reagito con crescente ostilità, interpretando la vicenda come un tradimento. A pesare su Bondi sono stati anche i ritardi nella pubblicazione dei documenti, le accuse di scarsa tutela delle vittime e il sospetto – mai del tutto dissipato – che alcune informazioni potessero coinvolgere lo stesso Trump (non ha aiutato “dimenticarsi” di pubblicare nella tranche del 30 gennaio alcuni memo sul tycoon).

In questo contesto, il siluramento di Bondi appare anche come un’operazione di contenimento politico. Per alcuni analisti, l’ex procuratrice generale sarebbe stata sacrificata per placare una base elettorale irritata e sempre più diffidente per le promesse disattese. Il suo allontanamento si inserisce in una dinamica ben nota dell’era Trump, segnata da continui rimpasti e cambi di vertice. Già durante il primo mandato, il presidente aveva costruito una reputazione di leadership volatile, con un turnover costante tra i principali incarichi governativi. Dopo una fase iniziale più stabile, la rimozione di Kristi Noem – ex Segretario della sicurezza interna degli Stati Uniti d’America ora travolta da uno scandalo che coinvolge il marito in attività online controverse, tra cui l’utilizzo di identità digitali femminili e interazioni in ambienti a sfondo fetish – e di Bondi segnala un ritorno a quella logica. Le tensioni non si fermano qui: secondo indiscrezioni, anche la direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard sarebbe finita nel mirino del presidente, complice la sua posizione critica sulla guerra in Iran.

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Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.

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1 commento

  1. Dai Trumpetto, c’è la stai mettendo tutta a farti odiare anche dai tuoi.
    Penso che ti porteranno un conto salatissimo, non i democratici ma i tuoi stessi amici Quando la guerra in medioriente ti affosserà (cosi come quella famosa insurrezione tanto acclamata e fomentata nei paesi degli altri).
    Ti vedo già dietro le sbarre con le manette e poi qualcuno dirà che ti è preso un malore, storie americane, non è una novità perché i finali come nei film sono scontati.

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