giovedì 12 Marzo 2026

Corruzione e sondaggi pessimi: tutti i guai del premier spagnolo Pedro Sánchez

Il «no a la guerra» di Pedro Sánchez ha fatto clamore, attirando sul premier spagnolo le attenzioni della politica e della stampa internazionale. Una buona parte della stampa italiana di sinistra ha colto l’occasione per idolatrare (o piuttosto continuare a farlo) il premier spagnolo, raccontando una figura che però all’interno del contesto interno appare spesso più sfaccettata. Il suo mandato, iniziato nel 2023, può essere definito a dir poco rocambolesco: tra scandali di corruzione, disastri naturali, una politica internazionale spesso contraddittoria e una crisi immobiliare profonda, Sánchez si è dovuto barcamenare cercando di trovare l’equilibrio all’interno di una maggioranza frammentata e spesso poco affidabile.

Nel suo discorso pronunciato pochi giorni dopo l’aggressione militare israelo-statunitense all’Iran, Sánchez ha dichiarato che la Spagna non avrebbe permesso agli Stati Uniti d’America di utilizzare le basi di Rota e Morón con il fine di attaccare l’Iran e ha reiterato l’importanza delle relazioni diplomatiche contro le azioni militari. Questa posizione ha immediatamente scatenato le reazioni della politica internazionale, che, specialmente a sinistra, ha trovato in Sánchez l’unico leader capace di tenere testa all’imperialismo di Donald Trump e Benjamin Netanyahu.

Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica. Nel primo anno dell’attuale legislatura il Partito Socialista Obrero Español (PSOE) è stato scosso da uno scandalo di corruzione che ha portato alle dimissioni dell’ex ministro dei trasporti José Luis Ábalos, quando la polizia giudiziaria della Guardia Civil ha scoperto che il Segretario d’organizzazione del PSOE e numero tre del partito Santos Cerdán ha influenzato l’acquisizione di appalti pubblici a favore di imprese costruttrici. A questo si aggiungono casi di molestie e comportamenti sessisti protratti da alcuni esponenti del PSOE tra i quali spicca la figura dell’ex consigliere politico Francisco Salazar. Agli scandali all’interno del partito si sommano le questioni che hanno minato direttamente la figura del presidente. Seppur mosse dall’organizzazione Manos Limpias, vicina all’estrema destra del Paese e spesso accusata di presentare denunce totalmente infondate o inventate, le imputazioni di traffico di influenza e corruzione che hanno coinvolto Begoña Gómez e David Sánchez, rispettivamente moglie e fratello del premier, hanno contribuito ad una graduale perdita di fiducia da parte dell’elettorato verso Sánchez e il partito.

Questo elemento si rispecchia negli ultimi risultati elettorali in ambito regionale, dove il PSOE ha perso drasticamente consensi a favore del Partido Popular e di VOX. Secondo le stime di gennaio 2026 tracciate dal Gabinet d’Estudis Socials i Opinió Pública (GESOP), se si votasse oggi per le elezioni generali il Partito Popolare raggiungerebbe il 30% dei voti, mentre il PSOE otterrebbe il 26,5%, segnando un caldo di cinque punti dalle elezioni del 2023.

Sebbene il governo Sánchez abbia messo in atto politiche in controtendenza rispetto ad altri governi europei, in particolar modo se si considerano la regolarizzazione di 500.000 persone in situazione di irregolarità amministrativa o l’aumento del salario minimo interprofessionale, queste misure sono spesso il risultato di un lavoro strenuo della società civile o degli alleati di governo, che spesso hanno trovato proprio nel PSOE l’ostacolo per approvare rapidamente i decreti che nella stampa italiana vengono raccontati come successi di Pedro Sánchez. Nonostante ciò, Sánchez ha tra le mani una gatta da pelare molto delicata, ovvero l’aumento del prezzo degli immobili. Nel corso degli ultimi anni collettivi e sindacati attivi per il diritto all’abitare sono scesi in piazza per protestare contro politiche inefficaci o che spesso finiscono per tutelare gli interessi degli speculatori immobiliari.

Sulla scena politica internazionale le prime criticità sono emerse subito dopo le dichiarazioni contro l’aggressione degli USA e Israele all’Iran. Mentre risuonava il «no a la guerra», il governo spagnolo ha inviato la fregata Cristobal Colón verso Cipro insieme ad altri Paesi europei per, secondo le dichiarazioni della ministra della Difesa Margarita Robles, «difesa dell’Unione Europea e della sua frontiera orientale». Se gli alleati di governo di Sumar hanno approvato la missione celebrando le intenzioni di Sánchez, altri partiti come Podemos e il Bloque Nacionalista Galego hanno criticato l’operazione, equiparandola ad un intervento militare. A questo si aggiungono le analisi del traffico aereo che hanno dimostrato movimenti militari dalle basi statunitensi di Rota e Morón diretti verso la Sicilia nel giorno in cui Sánchez avrebbe impedito l’utilizzo delle basi per attaccare l’Iran. Alcuni esponenti politici, tra cui l’ex vice premier Pablo Iglesias hanno criticato l’operazione: «questo trucco permette a Washington di utilizzare le basi spagnole come punto di transito senza dichiarare formalmente la partecipazione nell’operazione militare. Questo è stare fuori dalla guerra?» ha affermato Iglesias in un video nel suo profilo Instagram.

Alle contraddizioni si aggiungono le relazioni con Israele: nonostante Sánchez abbia cercato di schierarsi contro le azioni genocide del governo israeliano, la Spagna non ha mai realmente applicato un embargo totale alla compravendita di armi con Tel Aviv e in molte occasioni ha permesso il transito di navi cariche di materiali destinati all’utilizzo nel genocidio in Palestina dai porti spagnoli.

La figura di Pedro Sánchez appare quindi controversa. Internazionalmente dipinto come strenuo rivale di Donald Trump, mentre in patria più simile appare più simile ad un abile comunicatore, il premier spagnolo inizia a muovere le sue pedine in occasione delle prossime elezioni. Le ultime sconfitte in ambito regionale, sembrano allontanare l’ipotesi di un nuovo mandato socialista. Se le prossimecelezioni segneranno la chiusura di una porta in patria, non è da escludere che le prese di posizione di Sánchez possano aprirgli un portone in Europa.

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Armando Negro

Laureato in Lingue e Letterature straniere, specializzato in didattiche innovative e contesti indipendentisti. Corrispondente da Barcellona, per L’Indipendente si occupa di politica spagnola, lotte sociali e questioni indipendentiste.

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