martedì 10 Marzo 2026

Giorgia Meloni: “Non condanno né condivido l’attacco all’Iran, non ho elementi”

Dopo essersi detta «preoccupata da un conflitto che, in particolare con la reazione scomposta dell’Iran, comporta il rischio di un’escalation», Giorgia Meloni è tornata a parlare della guerra in Asia Occidentale. Durante un’intervista a Fuori dal Coro, il programma condotto da Mario Giordano, alla presidente del Consiglio è stato chiesto se condivida o condanni l’intervento militare di Israele e Stati Uniti in Iran. «Risponderei nessuno dei due — ha detto Meloni — perché io non ho oggettivamente gli elementi necessari, come non ce li ha quasi nessuno in Europa, anzi nessuno, per prendere una posizione che sia da questo punto di vista categoria». Eppure gli elementi sono chiari e fanno capo al diritto internazionale, il quale vieta aggressioni alla sovranità di un altro Stato senza il consenso del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Una materia che evidentemente la leader di Fratelli d’Italia conosce bene, avendo dichiarato nella stessa intervista che «dobbiamo fare i conti con un quadro nel quale sono oggettivamente saltate le regole del diritto internazionale».

Cambiano gli studi radiotelevisivi ma non la sostanza. Fresca degli elogi ricevuti da Donald Trump, Meloni non prende posizione sull’aggressione israelo-americana all’Iran, nonostante le centinaia di vittime provocate e le ripercussioni economiche già giunte in Italia, a suon di aumenti generalizzati su bollette, gas e benzina. Dopo aver sostanzialmente scaricato la colpa del conflitto su Teheran, prima ai microfoni di RTL e poi a quelli di Canale 5, Meloni ha deciso di non condannare né condividere l’intervento militare voluto da Israele e appoggiato dagli USA. Durante un’intervista a Fuori dal coro, la presidente del Consiglio dice di non avere gli elementi necessari per prendere posizione, aggiungendo che soltanto il premier spagnolo Pedro Sánchez lo ha fatto. Quest’ultimo non ha usato mezzi termini nel condannare l’attacco unilaterale, configuratosi come una violazione del diritto internazionale. A venir meno sono sia i presupposti della legittima difesa sia il consenso del Consiglio di Sicurezza dell’ONU — gli unici due casi che legittimano l’uso della forza tra gli Stati.

In un passaggio successivo della sua intervista, Meloni cita parzialmente Rafael Grossi, capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), sulle scorte iraniane di uranio arricchito e dichiara: «l’Iran sarebbe arrivato a un livello di arricchimento dell’uranio molto più alto di quello che serve per usi civili. Oggettivamente nessuno può permettersi che il regime degli Ayatollah si doti di armi nucleari, atteso che ha anche missili a lungo raggio». Nessuna parola sulle contestuali precisazioni dell’AIEA, secondo cui «non vi sono prove che l’Iran stia costruendo una bomba nucleare».

Dopo oltre due anni passati a coprire le violazioni del diritto internazionale compiute dagli alleati — si pensi ai voli effettuati da Netanyahu sui cieli italiani nonostante il mandato di cattura della Corte Penale Internazionale — ci si accorge che il banco è saltato e a regnare nelle relazioni statali è il caos. La mancata condanna all’aggressione israelo-americana così come le dichiarazioni successive suggeriscono una posizione di rassegnazione di fronte alla legge del più forte: «Dobbiamo fare i conti con un quadro nel quale sono oggettivamente saltate le regole del diritto internazionale», dice Meloni.

Ursula von der Leyen e Kaja Kallas, rispettivamente presidente della Commissione europea e Alta Rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri, alzano il tiro e suggeriscono un adattamento all’ordine mondiale coercitivo. «L’Europa non può più essere custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che non c’è più e che non tornerà», ha detto Ursula von der Leyen alla conferenza annuale degli Ambasciatori Ue a Bruxelles. Anche in quest’occasione, seguendo l’esempio dell’alleata ritrovata Giorgia Meloni, i vertici comunitari non hanno condannato l’aggressione israelo-americano all’Iran. Cade dunque la maschera del rispetto (a intermittenza) del diritto internazionale che ha segnato l’Unione europea nella sua storia recente, tra gestioni opache di dati e informazioni, libertà dei migranti violatecomplicità nel genocidio del popolo palestinese.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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