Dopo i primi test condotti dal Giappone nel 2024, l’idea di utilizzare il legno per costruire satelliti sta iniziando a interessare anche la ricerca europea. L’obiettivo è duplice: limitare l’accumulo di detriti in orbita e ridurre l’impatto ambientale delle attività spaziali, soprattutto nella fase di rientro nell’atmosfera, quando i materiali tradizionali possono disperdere particelle e residui metallici.
Nel novembre 2024 il Giappone ha lanciato nello spazio LignoSat, considerato il primo satellite con struttura portante in legno. Si tratta di un piccolo cubo di circa dieci centimetri per lato, sviluppato dall’Università di Kyoto e rilasciato in orbita dalla Stazione Spaziale Internazionale. Il dispositivo ha affrontato per oltre tre mesi condizioni estreme, tra sbalzi termici molto ampi, radiazioni e particelle ad alta energia. Anche se i collegamenti radio con la Terra non hanno funzionato come previsto, l’esperimento ha comunque fornito dati utili sulla resistenza del materiale e sul comportamento del legno nello spazio, inclusa la fase di rientro nell’atmosfera.
L’interesse per questa tecnologia nasce soprattutto da ragioni ambientali. Quando un satellite tradizionale rientra, gran parte delle componenti metalliche si vaporizza o si frammenta, liberando nell’alta atmosfera particelle che possono contribuire all’inquinamento. Con l’aumento del numero di missioni e delle costellazioni satellitari commerciali, questo fenomeno sta assumendo una dimensione sempre più rilevante. Un materiale organico come il legno, invece, tende a bruciare producendo residui molto più semplici, simili alla fuliggine, con una minore dispersione di metalli. Non si tratta di una soluzione completa – l’elettronica interna resta – ma può contribuire a ridurre una parte dell’impatto complessivo.
Sulla scia dell’esperimento giapponese, iniziative simili stanno prendendo forma anche in Europa. Il progetto finlandese WISA Woodsat, sviluppato con il supporto dell’Agenzia Spaziale Europea, prevede l’impiego di legno di betulla trattato per resistere alle condizioni dello spazio. Il materiale presenta caratteristiche interessanti: è leggero, sopporta bene le variazioni di temperatura e, soprattutto, è trasparente alle onde radio. Questo consente di collocare alcune antenne all’interno della struttura senza interferenze, semplificando la progettazione dei sistemi di comunicazione.
La sperimentazione dei satelliti in legno si inserisce nel dibattito dei detriti spaziali. Attorno alla Terra orbitano milioni di frammenti, dai resti di vecchi satelliti a componenti di razzi. Si tratta spesso di oggetti di pochi centimetri, che viaggiando a velocità elevatissime possono però provocare danni gravi. L’Agenzia Spaziale Europea stima oltre un milione di detriti superiori a un centimetro e circa 40 mila oggetti monitorati sopra i dieci centimetri. Un affollamento che aumenta il rischio di collisioni e alimenta lo scenario noto come sindrome di Kessler, una reazione a catena di impatti che potrebbe rendere alcune orbite difficili da utilizzare.
I satelliti in legno non risolvono il problema dei detriti già presenti, ma rappresentano un tentativo di ridurre l’impatto delle missioni future e di ripensare i materiali utilizzati nello spazio. In un settore in rapida espansione, anche soluzioni che possono sembrare marginali contribuiscono a orientare la ricerca verso tecnologie più sostenibili, progettate considerando l’intero ciclo di vita, dalla costruzione al rientro sulla Terra.



