La guerra tra Ucraina e Russia è entrata nel quinto anno di ostilità. Mentre le delegazioni portano avanti un lavoro diplomatico finora privo di risultati, sul campo di battaglia si registra uno stallo. La linea del fronte oscilla da mesi senza particolari vittorie per uno o per l’altro schieramento, comportando come unico risultato l’aumento delle vittime. Ieri l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una nuova risoluzione che chiede «una pace giusta e duratura, lo scambio dei prigionieri di guerra e il ritorno dei civili trasferiti con la forza, compresi i bambini». Diverse le astensioni, tra cui Stati Uniti e Cina, segno di una divisione che si è riproposta qualche ora dopo durante una riunione del Consiglio di Sicurezza sul tema.
Con 107 voti a favore, 12 contrari e 51 astenuti, l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato una risoluzione, promossa da Kiev, sulla fine della guerra in Ucraina, entrata ieri nel quinto anno di ostilità. Gli Stati Uniti, che si sono astenuti, avevano proposto di votare separatamente su due paragrafi della risoluzione. Questi facevano riferimento all’integrità territoriale dell’Ucraina e al rispetto del diritto internazionale. L’obiettivo della mozione di Washington (poi bocciata) era quello di votare una risoluzione politicamente “neutra”, in linea col Piano Trump presentato a novembre.
Dopo il voto si è riunito il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Anche in questa sede sono emerse le spaccature sulla risoluzione della guerra tra Mosca e Kiev. I Paesi europei spingono per nuove sanzioni, mentre da USA e Cina viene invocata maggiore cautela in nome della realpolitik. «Alla luce delle divisioni – si legge nel comunicato stampa – il percorso verso la pace dipende da un cessate il fuoco e da percorsi diplomatici esterni, piuttosto che da un’azione unificata del Consiglio di Sicurezza». Al momento i tavoli negoziali tra le parti sono mediati da Washington, mentre sul campo di battaglia si registra da diverse settimane uno stallo. Il bilancio delle vittime si aggrava: secondo quanto dichiarato dall’ONU, il 2025 è stato l’anno più mortale per la popolazione civile dall’inizio del conflitto.
Soltanto pochi giorni fa le divisioni sulla guerra in Ucraina erano emerse anche in seno all’Unione europea, la grande esclusa dai negoziati nonostante il sostegno incondizionato verso Kiev profuso negli ultimi 4 anni. L’UE, a causa del veto di Slovacchia e Ungheria, non è infatti riuscita ad approvare il ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, che tra le altre cose prevedeva l’attivazione dello “strumento anti-elusione”. L’obiettivo, dichiarato dall’Alta Rappresentante dell’UE Kaja Kallas, era quello di «impedire che prodotti sensibili raggiungano la Russia». Ungheria e Slovacchia hanno anche bloccato l’accordo per erogare un prestito da 90 miliardi di euro a Kiev, minacciando di porre il veto sull’ingresso del Paese nell’UE.




