mercoledì 18 Febbraio 2026

Gli Epstein Files svelano una “rete criminale globale”: ora lo afferma anche l’ONU

La portata, la sistematicità, la gravità dei crimini rivelati all’interno degli Epstein Files, commessi in un contesto corrotto, razzista e misogeno di mercificazione e disumanizzazione delle donne, potrebbero essere tali da rappresentare «crimini contro l’umanità». E di fatto, la loro l’estensione è tale da suggerire l’esistenza di una «rete criminale globale». Ad esprimersi in questo modo sono stati alcuni esperti delle Nazioni Unite, i primi rappresentanti di una istituzione internazionale a condannare esplicitamente il sistema che gli Epstein Files fanno emergere nel loro complesso e a denunciare le «terrificanti implicazioni sul livello di impunità per tali crimini». Il loro parere è tanto più importante in quanto arriva in un momento in cui il contenuto dei files viene sempre più trattato in maniera episodica e scandalistica, rincorrendo il gossip legato alle singole personalità, piuttosto che evidenziare le strutture criminali – secondo l’ONU, globali – che vi soggiacciono.

Secondo gli esperti indipendenti delle Nazioni Unite, i quali operano a titolo individuale su mandato del Consiglio ONU dei diritti umani, i fatti riportati negli Epstein Files potrebbero costituire «alcuni dei crimini più gravi ai sensi del diritto internazionale». Tra questi: schiavitù sessuale, violenza riproduttiva, sparizioni forzate, tortura, trattamenti inumani e degradanti e femminicidio. «La portata, la natura, il carattere sistematico e la dimensione transnazionale di queste atrocità contro donne e ragazze sono così gravi che alcune di esse potrebbero ragionevolmente soddisfare la soglia legale dei crimini contro l’umanità», sostengono gli esperti. A caratterizzare, in particolare, i crimini vi è il fatto che questi si siano verificati nell’ambito di un attacco «diffuso o sistematico», oltre che consapevole, diretto contro la popolazione civile. Per questo motivo, quanto denunciato deve essere perseguito nei tribunali nazionali e internazionali competenti. Si tratta di crimini commessi «in un contesto di credenze suprematiste, razzismo, corruzione, misoginia estrema e mercificazione e disumanizzazione di donne e ragazze provenienti da diverse parti del mondo».

Ogni nome che emerge dai frammenti che costituiscono l’immenso mosaico dei files, composto da milioni di documenti, rappresenta un tassello di quella che somiglia sempre più a una struttura che si regge sulle più potenti e influenti personalità del mondo della politica, della finanza, della tecnologia ma anche della cultura globale. Una macchina della quale Epstein sembra rappresentare più il meccanismo che ne ha permesso il funzionamento che il soggetto al centro della vicenda. La lista di nomi coinvolti è lunga e attraversa le cartine in ogni direzione, muovendosi da Donald Trump a Elon Musk per arrivare al principe Andrea e all’establishment israeliano, passando per l’ex presidente USA Bill Clinton e Bill Gates, fino a ipotizzare rapporti con il Mossad. Legami politici e intrecci con l’alta finanza, la tecnologia e la filantropia, grandi finanziatori, società offshore, trust e fondazioni. In mezzo, decine di testimonianze di coloro che si dichiarano vittime di abusi, la tratta di minori, lo sfruttamento sessuale di giovani e bambini, fino a vere e proprie ipotesi di infanticidio. Nonostante ciò, i quotidiani sembrano preferire la rincorsa al nome noto di turno (Sarah Ferguson e le figlie coinvolte nello scandalo, Sky; Naomi Campbell nei file di Epstein, Repubblica; Epstein, anche un sultano nello scandalo, ANSA, tanto per fare degli esempi), il dettaglio scabroso, piuttosto che guardare in profondità, sotto la superficie, dove si celano le assi e i nodi delle strutture di potere che controllano il mondo.

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Valeria Casolaro

Ha studiato giornalismo a Torino e Madrid. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, frequenta la magistrale in Antropologia. Prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Si occupa di diritti, migrazioni e movimenti sociali.

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