sabato 14 Febbraio 2026

Crollo cantiere Esselunga, chiuse le indagini: “Gravi errori per massimizzare i profitti”

A distanza di due anni esatti dalla consumazione della tragedia, la Procura di Firenze ha chiuso l’inchiesta sul crollo nel cantiere di via Martiri per la costruzione del centro commerciale Esselunga, che provocò la morte di 5 persone. La ricostruzione dei pm è assai eloquente: l’avviso di conclusione indagini è stato notificato a cinque persone e a tre attività, e nel documento si legge che il disastro sarebbe avvenuto a causa di «gravi errori di progettazione per inseguire la massimizzazione del profitto». Agli indagati sono contestati a vario titolo i reati di omicidio colposo, lesioni personali, disastro doloso e numerose violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro.

Nello specifico, i pm hanno notificato l’avviso di conclusione indagini a Alfonso D’Eugenio, ex amministratore unico della RdbIta, a Carlo Melchiorre, autore del progetto e delle schede di produzione dei prefabbricati, a Marco Passaleva, direttore dei lavori strutturali nel cantiere, a Luca Garini, legale rappresentate dell’azienda Attività Edilizia Pavesi e a Riccardo Papi, collaudatore dell’opera. Risultano indagate anche le società RdbIta spa, Italprefabbricati spa e Attività Edilizie Pavesi per illecito amministrativo. A causare la tragedia fu l’errore di progettazione di una trave, realizzata da Rdb, che cedette provocando il collasso dei solai. Secondo la Procura, Rdb Ita e Italprefabbicati avrebbero «omesso di adottare un modello di organizzazione e gestione idoneo a prevenire i reati della specie di quelli verificati», così come «una una mappatura dei rischi connessi alle attività svolte e un’indicazione delle regole comportamentali». Non avrebbero poi predisposto un piano «per evitare che la progettazione e l’esecuzione dei prefabbricati venisse reiteratamente eseguita frettolosamente e con gravi, palesi errori di progettazione ed esecuzione». Un bilancio pesantissimo che, se confermato in sede giudiziaria, non lascerebbe margine a giustificazioni di sorta.

I pm ritengono che tali inazioni siano state finalizzate a perseguire «un risparmio di spesa ottenuto con il mancato affidamento della progettazione a professionisti esterni e con impiego di personale numericamente inadeguato, nonostante le numerose e reiterate sollecitazioni provenienti dalla committenza e dall’appaltatore e nonostante la particolare difficoltà dell’opera da realizzare». La Procura evidenzia come siano stati utilizzati «quantitativi di ferro inferiori a quello a quello che sarebbe stato necessario per la produzione dei prefabbricati», spiegando che Attività Edilizie Pavesi avrebbe «risparmiato sulle spese relativi ai costi da sostenere per effettuare le verifiche necessarie sui prefabbricati prodotti dai subappaltatori».

Nei mesi successivi al crollo del cantiere emersero le prime irregolarità. Secondo un ordine di servizio del 28 dicembre 2023 firmato da Marco Passaleva, direttore dei lavori strutturali nominato dalla committente Villalta per conto di Esselunga, si registravano infatti ritardi, prefabbricati di scarsa qualità e gravi imprecisioni nel montaggio che avrebbero provocato lesioni al calcestruzzo. Gli appunti puntavano il dito verso Rdb Prefabbricati, subappaltatrice dell’appaltatore Attività Edilizia Pavesi. I consulenti della Procura evidenziarono come il cedimento fosse imputabile a un errore progettuale riguardante la trave TL309-2P: carichi calcolati in modo errato, armatura insufficiente e un “dente” mal realizzato avrebbero reso la trave incapace di reggere il proprio peso. Progressivamente, le indagini hanno rilevato una esperienza e una organizzazione insufficienti della Rdb, pressioni per rispettare tempi e una progettazione frettolosa dei prefabbricati. Passaleva, incaricato anche di verificare progetti e schede di produzione, avrebbe richiesto documentazione ma, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe comunque autorizzato il montaggio della trave incriminata. Il primo atto concreto della Procura era andato in scena un anno fa, con perquisizioni e il sequestro dell’azienda costruttrice della trave.

«Siamo convinti che sia necessaria una legge che introduca il reato di omicidio e lesioni gravi e gravissime sul lavoro: troppo spesso le misure di sicurezza vengono aggirate per risparmiare, aumentando i profitti e speculando sulla vita di chi lavora -, aveva dichiarato il sindacato USB a margine della tragedia in un comunicato -. Serve quindi una forma di deterrenza adeguata come quella che garantirebbe l’introduzione di questa nuova fattispecie di reato. Chiediamo che la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro Paese siano messi al centro dell’interesse pubblico e siano tutelati da leggi che devono essere applicate».

Avatar photo

Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

Articoli correlati

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Articoli nella stessa categoria