venerdì 12 Aprile 2024

Strage di operai per il nuovo Esselunga: l’ombra del lavoro nero e dei subappalti

Due delle quattro vittime dell’incidente sul lavoro avvenuto venerdì in un cantiere Esselunga, nell’area nord di Firenze, avrebbero svolto le loro mansioni senza regolare inquadramento contrattuale e adeguata formazione. Uno di loro, addirittura, sarebbe stato ancora in attesa del permesso di soggiorno. È quanto trapela dai primi risultati del lavoro cui i tecnici dell’Asl sono stati delegati dai pm fiorentini, che per ora, in relazione alla tragedia, hanno aperto un fascicolo a carico di ignoti per i reati di omicidio colposo plurimo e crollo colposo. Nel mentre, si continua a scavare sotto le macerie per trovare l’ultimo disperso. Solo allora verranno svolte le autopsie sui corpi delle persone decedute. Molte polemiche si stanno abbattendo in queste ore sul controverso meccanismo del subappalto “a cascata” – introdotto nel Codice degli appalti dal nuovo governo – che avrebbe consentito a una sessantina di aziende di essere coinvolte nel cantiere, nonché sugli ingaggi a nero degli operai. Gli irregolari, infatti, potrebbero non essere solo i due lavoratori morti, come evidente dal fuggi fuggi generale degli operai presenti nel cantiere scattato subito dopo la consumazione della tragedia per evitare i controlli.

Il primo sopralluogo sulla scena di quella che è già stata definita una gravissima strage sul lavoro è avvenuto nella mattinata di venerdì, subito dopo il crollo del cantiere – verificatosi quando erano al lavoro 8 operai –, di cui gli inquirenti stanno cercando di accertare le cause. Per ora, l’ipotesi più plausibile è che sia ceduta parte di una struttura portante, la trave o il dente di un pilone, che avrebbe generato il crollo a catena di altri tre solai. Ma l’attenzione si sposta anche su fattori che, nell’ambito della tragedia, potrebbero non essere secondari, concernenti le ombre sulla modalità dei lavori e le presunte irregolarità nella contrattualizzazione degli operai impiegati per la loro realizzazione. Secondo quanto emerso dalle prime indagini, infatti, uno degli operai morti non era in possesso di un permesso di soggiorno, non essendogli stato rinnovato quattro anni fa, dunque avrebbe lavorato in nero. Sicuramente non era in regola anche un altro operaio, che l’anno scorso si era visto respingere una domanda di protezione internazionale dalla commissione prefettizia di Brescia, facendo poi ricorso (il procedimento sarebbe a oggi ancora pendente). I sindacati denunciano inoltre come molte delle persone impiegate nel cantiere crollato non fossero inquadrati come lavoratori edili, ma con contratti del settore dei metalmeccanici. Che, in relazione ai corsi di formazione, è molto meno rigido.

Vi sarebbe, poi, un’altra grande questione di fondo, relativa allo “spezzettamento” dei lavori a causa del sistema del subappalto “a cascata” che avrebbe coinvolto anche questo cantiere. Ad esso erano infatti legate almeno 30 aziende, ma prima dell’incidente vi avevano avuto accesso ben 61 ditte. Per mezzo di questo meccanismo, introdotto nel nuovo Codice degli appalti dal governo Meloni – e immediatamente stroncato dall’ANAC -, la stazione appaltante ha infatti buon gioco a procedere a una cessione infinita di lavori ad altre imprese, contribuendo a frammentare il sistema e creando, fisiologicamente, concorrenza al ribasso. Molteplici i rischi evidenziati dagli esperti: oltre a spianare la strada alla criminalità organizzata, che da sempre si inserisce agilmente nel sistema dei subappalti per finalità di riciclaggio, nei casi in cui il subappaltatore non è adeguatamente qualificato tale meccanismo può produrre un decadimento della qualità dell’opera, nonché portare alla riduzione della formazione degli operai sulla sicurezza nel cantiere. Un problema amplificato dalla scarsità delle procedure di controllo e ispezione attuate nella Penisola: se l’Unione europea raccomanda un ispettore ogni 10mila, alcune Regioni d’Italia ne contano uno su 39mila, mentre l’organico delle ASL, cui in particolare spettano i controlli in materia di sicurezza, risulta fortemente depotenziato.

«Se incentiviamo il meccanismo che consente alle aziende di ricorrere a un sistema sempre più ampio e sregolato a livello di appalti, abbassiamo automaticamente il sistema delle tutele. L’assurdità è che le imprese possono scegliersi sempre e comunque il contratto, optando ovviamente per quelli che costano meno e che si portano dietro meno tutele», dice a L’Indipendente Guido Lutrario,  portavoce nazionale dell’Unione Sindacale di Base. Lutrario ricorda inoltre come il nostro Paese abbia «accorpato col Jobs Act i servizi ispettivi di Inps, Inail e Ministero del lavoro all’interno dell’Ispettorato Nazionale del lavoro» e approvato leggi che hanno «tagliato numero di ispettori e ridotto la possibilità di produrre un monitoraggio serio delle aziende», mentre «occorrerebbe fare l’opposto, ripristinando prerogative ispettive di diverse istituzioni come elemento di garanzia». Lutrario evidenzia inoltre l’urgenza dell’entrata in vigore di una legge che introduca il reato di omicidio e di lesioni gravi o gravissime sul lavoro, di cui peraltro USB è promotrice a braccetto con Rete Inside, con cui ha condiviso una raccolta firme da poco conclusa. Una legge che, dice Lutrario, se verrà approvata «modificherà significativamente l’atteggiamento dei responsabili della sicurezza, poiché sapranno che il rischio è quello di incorrere in reati molto gravi». In seguito alla tragedia, USB ha proclamato immediatamente uno sciopero a livello provinciale su Firenze, indicendo al contempo per domani uno sciopero nazionale di 8 ore per le categorie dell’industria, della logistica, dei porti e del commercio. Nella medesima giornata, sarà convocata alle 10 una manifestazione di protesta a Roma, sotto il Ministero del Lavoro.

[di Stefano Baudino]

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1 commento

  1. Ma dai!!! Fortuna c’è erano a Firenze e non a Milano. Con tutti questi responsabili di cantiere super pagati, ogni giorno crepa di lavoro sotto pagato, qualche disperato, magari andato a prendere dalle ong.per sollevare gli scafisti dalle responsabili che possano annegare, portato in Italia a fare lo schiavo a qualche organizzazione criminale perché non si può dire, ma dietro appalti e subbalti non lo sa nessuno chi c’è giusto? Andiamo tutti a protestare e poi carichiamo di regole e responsabilità chi lavora onestamente e con criterio, costringendoli a chiudere l’azienda, che i criminali continueranno a fare quello che hanno sempre fatto uccidere in un modo o in un altro.

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