La Banca Centrale Europea (BCE) ha sollecitato il Parlamento europeo a far avanzare il progetto dell’euro digitale, considerato uno strumento cruciale per ridurre la dipendenza dell’Unione dai circuiti di pagamento stranieri, in particolare Visa e Mastercard, che nel 2022 hanno gestito da sole due terzi delle transazioni nell’eurozona. Pur mantenendo toni istituzionali, da Francoforte emerge un messaggio sempre più esplicito: la necessità di un’alternativa europea è ormai “urgente”. Un messaggio che è stato accolto.
L’appello più accorato è arrivato direttamente dalla Presidente Christine Lagarde, intervenuta lunedì 9 febbraio alla sessione plenaria del Parlamento europeo riunita a Strasburgo per sostenere due emendamenti legati proprio all’euro digitale. «Siete voi a detenere le chiavi della velocità con cui può essere realizzato: vi imploro di andare avanti con la proposta della Commissione», ha dichiarato. Lagarde ha ribadito che «l’euro digitale non è stato pensato per sostituire il contante, assolutamente no», ma ha avvertito che senza una soluzione europea «continueremo a rimanere sui binari offerti da fornitori di servizi non europei. E questo non è indipendenza, non è sovranità europea».
Ieri sera il Parlamento europeo ha approvato la posizione negoziale del Consiglio, aprendo alla possibilità di un euro digitale utilizzabile sia offline che online. Si tratta di un voto che rappresenta più un passo avanti che un vero e proprio punto di arrivo, tuttavia gli esiti hanno evidenziato il supporto di una maggioranza convinta composta da partiti di ogni direzione politica. La decisione, inoltre, ha avuto la forza di contraddire di fatto la linea sostenuta dallo spagnolo Fernando Navarrete (PPE), relatore del dossier che dal canto suo chiedeva di trasformare il progetto in una forma di “e‑cash” limitata ai pagamenti fisici nei negozi e nelle transazioni dal vivo.
La BCE, che per poter emettere l’euro digitale necessita del via libera del Parlamento, si è trovata impantanata per anni in resistenze che hanno bloccato per anni il progetto, solo il deterioramento del quadro geopolitico ha contribuito a sbloccare l’impasse, riportando la nuova valuta al centro dell’agenda istituzionale. Il primo segnale d’allarme è arrivato nella primavera del 2022, quando le sanzioni statunitensi contro la Russia, lanciate in risposta all’invasione dell’Ucraina, hanno mostrato quanto Visa e Mastercard siano in grado di destabilizzare l’intero sistema dei pagamenti di un Paese sospendendo servizi che, fino a quel momento, erano stati considerati ovvi e indispensabili. Le preoccupazioni europee si sono poi acuite con il progressivo peggioramento dei rapporti transatlantici, soprattutto quando l’amministrazione Trump ha iniziato a ridefinire le relazioni con gli alleati europei in termini sempre più ricattatori e coercitivi.
Nell’aprile del 2025 Lagarde ha assunto dunque una posizione particolarmente esplicita, sottolineando in un’intervista al programma radiofonico The Pat Kenny Show quanto i sistemi di pagamento europei dipendano in larga misura da operatori statunitensi e, nel caso di Alipay, cinesi. Una vulnerabilità che, per estensione, riguarda anche i dati finanziari dei cittadini europei, i quali finiscono indirettamente nelle mani di aziende extra‑UE. «Sono sicura che lo fanno in conformità con i regolamenti europei», aveva dichiarato allora la presidente della BCE, sorvolando però sul fatto che gli accordi per il trasferimento dei dati tra Stati Uniti e Unione Europea si sono storicamente basati su presupposti giuridici rivelatisi più volte inadeguati.




