martedì 10 Febbraio 2026

Il manifesto del nuovo partito di Vannacci è pieno di richiami evidenti al fascismo

Le sue simpatie verso il fascismo non le aveva mai nascoste, con rimandi alla Xª Flottiglia MAS, frasi su Mussolini – giudicato come uno «statista», o sulla marcia su Roma – definita una semplice «manifestazione di piazza». Eppure, con il manifesto del suo nuovo partito, Futuro Nazionale, l’ex generale Roberto Vannacci fa un passo in più: il testo è denso sin dal suo esordio di richiami più o meno evidenti all’ideologia del Ventennio. A partire da sigla e logo del partito, per passare da nostalgici cenni ai fasti dell’Impero romano, fino ad arrivare alla scelta dell’anagramma Vitale” per comporre i punti fermi del programma, un richiamo che a molti può sfuggire ma che rappresenta un chiaro e difficilmente involontario riferimento alla mistica e all’ideologia fasciste. Fino ad arrivare a passaggi del programma che mettono apertamente lo stato di diritto proprio delle democrazie in secondo piano, come quello in cui si afferma che famiglia, tradizione e patria vengono prima di tutto, «anche del diritto».

Nome, Logo e introduzione del Manifesto

La nascita di Futuro Nazionale è stata annunciata qualche giorno prima della scissione di Vannacci con la Lega. Il logo del partito, dalla forma circolare, si presenta con un rimando alla fiamma tricolore (storico simbolo dell’MSI, partito che nacque dalle ceneri del fascismo nell’immediato dopoguerra, il cui simbolo è ancora presente in piccolo sullo stemma del partito della premier Meloni, Fratelli d’Italia), e con il nome del partito scritto per intero in bianco su sfondo blu; è curioso notare come FN (le iniziali del partito) sia una sigla storicamente vicina all’estrema destra italiana: fu già sigla di Forza Nuova e del Fronte Nazionale, il partito di Junio Valerio Borghese, comandante della X° MAS tanto cara a Vannacci e fascista della prima ora, autore del noto golpe Borghese; lo stesso Partito Nazionale Fascista aveva la sigla PNF. A chiudere il logo, in basso, la scritta “Vannacci” in giallo.

I richiami al fascismo sono presenti sin dall’incipit del manifesto di Futuro Nazionale. Si scorgono a partire dai toni trionfalistici con cui viene presentato il partito, che si propone di rappresentare un Paese «colmo di energia trattenuta, di forza compressa, talento umiliato, merito non riconosciuto, orgoglio ammansito, entusiasmo e passione che anelano di esplodere». Nel fascismo storico, i rimandi retorici all’eroismo e l’uso di espressioni cariche di pathos  erano particolarmente frequenti: come il testo di Vannacci, anche il Manifesto degli intellettuali fascisti pubblicato nel 1925 si apriva con un accenno a una Italia – quella precedente alla marcia su Roma – «stanca» («spossata», scriveva il manifesto fascista), impoverita, repressa, piena di un potenziale inespresso che aveva bisogno di esplicitarsi. Il rimando più evidente al fascismo, tuttavia, sta nell’utilizzo della parola “vitale”, lanciata sin dalle prime righe del manifesto di Futuro Nazionale.

L’intero manifesto ruota attorno al termine “vitale”: «La mia Destra è VITALE perché è innamorata della Vita ed è protesa verso il futuro», scrive Vannacci. Il generale elenca così l’insieme di valori  che intende promuovere con il proprio partito, utilizzando la parola “vitale” come acronimo (Virtù, Identità, Tradizioni, Amore, Libertà, Eccellenza ed Entusiasmo). La scelta del termine non pare casuale: il “vitalismo” è infatti una corrente filosofica che è stata centrale per il fascismo. Per semplificare, il vitalismo è una dottrina che pone la vita al centro intendendola come impulso primordiale, slancio irrazionale, energia creatrice, lontana dalle idee di razionalismo, positivismo e materialismo. Correnti artistiche spesso associate al fascismo come il Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti o pensatori dell’universo esoterico fascista come Julius Evola riprendono questi concetti applicandoli all’arte e alla filosofia.

Certi lati del vitalismo vengono ripresi dagli stessi filosofi di punta del fascismo, e trovano uno sfogo nel fascismo inteso come dottrina politica: «Non c’è concetto dello Stato che non sia fondamentalmente concetto della vita», scriveva Giovanni Gentile ne La Dottrina del Fascismo. «Così il fascismo non si intenderebbe in molti dei suoi atteggiamenti pratici, come organizzazione di partito, come sistema di educazione, come disciplina, se non si guardasse alla luce del suo modo generale di concepire la vita. Modo spiritualistico». Con tale idea, il fascismo rifuggiva la concezione di «mondo» liberale, caratterizzato dall’individualismo: «L’uomo del fascismo», al contrario, «è individuo che è nazione e patria». L’individuo nel fascismo si identifica con lo Stato e lo Stato esprime «la realtà vera dell’individuo»: da questa concezione filosofica, la dottrina fascista fa derivare gli ideali di esaltazione della Patria, sacrificio, tradizione, culto del passato, esaltazione della libertà personale e, in un secondo momento, sarà capace di aprire le porte alle leggi razziali, inizialmente assenti nell’ideologia di partito.

L’anagramma di “Vitale”: “Virtù” e “Identità”

Per quanto il manifesto di Futuro Nazionale non si possa dire concettualmente sofisticato come la filosofia gentiliana, pare difficile immaginare che Vannacci ignori del tutto l’importanza che le idee vitaliste hanno rivestito nella dottrina fascista; anche perché lo stesso anagramma della parola “vitale” riprende molti dei concetti tipici del fascismo: la “V” di “Virtù” richiama «coraggio, forza, dovere, spirito di sacrificio, iniziativa, determinazione, passione, memoria», replicando gli ideali di eroismo, potenza e sacrificio accennati precedentemente; la “I” di “Identità” rilancia la «Patria», affermando con scarsi riferimenti storici che «l’Italia è il Paese più bello e più rilevante della storia mondiale». In questo paragrafo, Vannacci richiama il grande passato dell’Italia geografica, in quella retorica di radicazione dell’identità nazionale nella gloria del passato tipica del fascismo: «Qui è nato l’Impero Romano; qui i popoli del Mediterraneo sono stati uniti; qui la religione di Cristo ha posto il proprio centro».

Restando sul paragrafo sull’Identità vi è quello che pare il più esplicito rimando ideologico al fascismo, seppur scritto prendendo in prestito una frase da De Gaulle: «Viene prima l’Italia, poi lo Stato e le Istituzioni, che devono esserne al servizio, e infine, fintanto che gli interessi di questi due soggetti sono salvaguardati, il Diritto». Con tali parole, De Gaulle – che il fascismo lo aveva combattuto – intendeva dire che il Diritto non può esistere senza che esista uno Stato, ossia che l’istituzione lo precede in quanto condizione necessaria, e che per tale motivo va salvaguardata; Vannacci, invece, pare suggerire che esso sia subordinato alla presunta “identità italiana”, alla «Patria» di cui parlava all’inizio del paragrafo. L’esaltazione dello Stato e dell’Italia – posta prima di tutto – è forse uno degli aspetti più centrali del fascismo politico, e poggia su quell’idea per cui l’individuo si identifica con lo Stato, assumendo una forma che lo stesso fascismo definiva «religiosa».

I richiami al fascismo  procedono in maniera più o meno esplicita lungo il corso di tutto il testo: anche la “T” di “Tradizione” rimanda trionfalmente al passatoitaliano”, dove affondano «le radici della cristianità, del diritto romano, della filosofia greca, dell’eroismo romano-germanico che diede vita al Sacro Romano Impero», e promuove la «remigrazione». La “A” di “Amore” poggia sulla centralità della famiglia, e sulla italianità degli italiani: «Chiunque venga in Italia a lavorare sarà rispettato ma non per questo diventerà italiano». La “L” di Libertà esaspera la libertà personale e ne risolve il concetto in una libertà della difesa della proprietà privata, arrivando ad affermare che «se violi la mia casa o mi aggredisci per la strada rischi la vita: la difesa è sempre legittima». Il manifesto chiude con una ammissione: «la mia destra […] non è moderata», scrive Vannacci interamente in maiuscolo. «La mia destra è vera, coerente, identitaria, forte, orgogliosa, convinta, entusiasta, pura e contagiosa». Una identità che si nutre anche di richiami evidenti all’ideologia politica del ventennio mussoliniano.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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