Sono stati assolti con formula piena i cinque manifestanti coinvolti nelle proteste contro il Green Pass al porto di Trieste dell’ottobre 2021, durante la pandemia, che portarono a un massiccio sgombero delle forze dell’ordine. Le persone alla sbarra, tra cui l’ex consigliere comunale Ugo Rossi, erano accusate di reati come oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, ma il Tribunale di Trieste ha decretato che “il fatto non sussiste”. Rigettando le richieste del pubblico ministero, i giudici hanno così chiuso in primo grado un capitolo giudiziario aperto da episodi che avevano provocato forti polemiche in merito alla gestione del diritto di protesta in un periodo di restrizioni straordinarie.
Nello specifico, la vicenda risale al 18 ottobre 2021. Nei giorni precedenti, circa trecento tra portuali e manifestanti avevano rimpinguato un presidio pacifico nei pressi del Varco 4 del Molo Settimo, in protesta contro l’introduzione del Green Pass come requisito obbligatorio per lavorare. Il presidio, che proseguiva da giorni in un clima descritto come inizialmente cordiale con la polizia, fu bruscamente interrotto: per sgomberare l’area, gli agenti caricarono i manifestanti presenti facendo uso di idranti, lacrimogeni e manganelli. Dagli scontri scaturì l’apertura di un fascicolo da parte dei pm triestini, che misero sotto inchiesta sedici persone. Successivamente, alcuni imputati hanno scelto di patteggiare la pena, due sono stati prosciolti in udienza preliminare e altri cinque hanno scelto di difendersi in dibattimento. Per questi ultimi, il pubblico ministero aveva chiesto in requisitoria condanne fino a sei mesi di carcere. La sentenza del Tribunale ha invece ribaltato l’impianto accusatorio, assolvendo gli imputati.
Tra gli assolti figura Ugo Rossi, ex consigliere comunale, difeso dall’avvocato Filippo Teglia. «Sì, questa era l’imputazione. Ma il mio assistito è stato assolto con formula piena, cioè per non aver commesso il fatto», ha dichiarato il legale. Lo stesso Rossi, in un post sui propri portali social, ha commentato duramente: «Il pm aveva chiesto 6 mesi di carcere per il sottoscritto. In quel caso fu la polizia ad aggredire i manifestanti». Ha inoltre aggiunto: «Siamo tutti e tutte colpevoli di libertà di fronte allo Stato dei ricatti, delle emergenze e della repressione». Grande entusiasmo per il verdetto è stato espresso dalla comunità dei portuali e dei promotori delle proteste. Un ruolo simbolico in questo frangente è stato giocato da Stefano Puzzer, ex leader dei portuali di Trieste, il cui licenziamento dal porto è stato annullato lo scorso autunno dalla Corte di Cassazione. In un post sui social, Puzzer ha scritto: «Vi do veramente una notizia meravigliosa. Nonostante lo stato e le forze dell’ordine non si siano mai scusate, ma anzi hanno pure avuto il coraggio di denunciare dei manifestanti pacifici, inventandosi oltraggi, resistenze ed addirittura aggressioni. Bene oggi, tutti i manifestanti che sono andati in giudizio senza patteggiare sono stati assolti con formula piena. Avanti tutta, la gente come noi non molla mai».
L’esito del processo arriva peraltro in una fase di acceso dibattito politico sulle norme che regolano l’ordine pubblico durante le manifestazioni. Il governo, infatti, ha appena approvato nuove misure, tra cui l’introduzione del tanto discusso fermo preventivo, con la possibilità di trattenere – in vista di manifestazioni – per un massimo di 12 ore e prima della convalida del magistrato, una persona con precedenti specifici; è passato anche il cosiddetto “scudo penale”, che consiste nell’introduzione di un «modello» distinto dal registro degli indagati in cui i pm possono iscrivere persone che hanno commesso un reato per cause di giustificazione.




