Tra i parametri che la filiera della carne deve rispettare per immettere in commercio un prodotto finito non figura l’assenza di batteri resistenti agli antibiotici, a differenza di quanto accade per patogeni come salmonella e listeria, nonostante questi batteri contribuiscano alla diffusione dell’antibiotico-resistenza tra le persone. In una recente indagine realizzata da Il Salvagente sono stati analizzati 12 campioni di hamburger, confezionati sottovuoto e venduti nei supermercati. 4 di questi, pari al 30% del totale, sono risultati positivi alla presenza di batteri resistenti agli antibiotici, capaci cioè di “difendersi” dai farmaci usati per combattere le infezioni. I 4 prodotti coinvolti sono: Terre d’Italia – hamburger con Marchigiana di Carrefour; hamburger di Chianina di Lidl; hamburger di Scottona di Gram e maxi hamburger di Scottona – La collina delle bontà di Eurospin.
Secondo la normativa vigente, la farmacovigilanza nella filiera della carne si interrompe negli allevamenti e nei macelli, mentre non vi è alcun obbligo nelle fasi di lavorazione e confezionamento, il che apre il dibattito su un intervento da parte del Legislatore. In questo vuoto normativo si inseriscono nel frattempo i test realizzati da Il Salvagente, che scrive: «le resistenze più gravi sono legate alla presenza di Escherichia coli beta-glucuronidasi positiva e agli stafilococchi in alcuni hamburger in grado di “sopravvivere” a medicinali moderni e molto usati in questi casi come le cefalosporine, una classe di antibiotici beta-lattamici». Nel campione di hamburger con Marchigiana di Carrefour è risultata la presenza di batteri resistenti a 5 antibiotici differenti. Discorso simile per l’hamburger di Chianina di Lidl, dove sono stati riscontrati batteri capaci di neutralizzare 6 tipi di antibiotici. Resistenze batteriche sono emerse anche negli hamburger di Scottona di Gram ed Eurospin.
Cuocere bene la carne è il miglior modo per difendersi e uccidere i batteri presenti al suo interno, limitando così la diffusione dell’antibiotico-resistenza tra le persone. Il fenomeno, che secondo i dati dell’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) provoca ogni anno la morte di 12mila persone, è il risultato di pratiche sedimentate negli anni: prescrizioni eccessive di antibiotici, consumi ospedalieri in aumento, utilizzo diffuso negli allevamenti intensivi, dove spesso gli antibiotici vengono somministrati in via preventiva anche su animali sani.





Parziale OT: ma Carrefour in Italia non ha ancora cambiato nome dopo essere passata di mano?