A dare l’allarme è Mediterranea Saving Humans, ONG impegnata nel salvataggio delle persone che attraversano il Mediterraneo nel tentativo di arrivare in Europa. I morti a seguito del ciclone Harry, tempesta di eccezionale violenza che nelle scorse settimane si è abbattuta sulle coste del nostro Paese, potrebbero essere oltre un migliaio. Se il numero fosse confermato, si tratterebbe della più grande tragedia avvenuta in quest’area negli ultimi anni. Al momento, tuttavia, i dati sono frutto di ricostruzioni delle ONG e delle testimonianze dei sopravvissuti perchè, secondo quanto riporta Mediterranea, le autorità italiane e maltesi non si sarebbero mai attivate per prestare soccorso ai naufraghi.
Lo scorso 24 gennaio risultavano disperse 380 persone, partite a più riprese su otto imbarcazioni dal porto di Sfax (Tunisia) tra il 14 e il 21 gennaio. A bordo vi erano uomini, donne e bambini: nessuno di questi mezzi è mai stato rintracciato, sono andati tutti persi «durante alcune delle condizioni marine più pericolose registrate da vent’anni a questa parte in mare». Il tragitto coinvolto è quello del Mediterraneo centrale, già noto alla cronaca come la tratta più mortale al mondo per i migranti. Secondo quanto denunciato da Alarm Phone, questa avrebbe inviato diversi segnali di allarme alle autorità, per segnalare la scomparsa delle imbarcazioni, ma senza esito. In tale contesto, era stato accertato il naufragio di una imbarcazione che portava a bordo 51 persone, delle quali una sola è sopravvissuta. Proprio la sua testimonianza, riporta Mediterranea, è risultata di importanza cruciale per risalire al fatto che le imbarcazioni partite da Sfax si trovavano «in condizioni disperate, con poche o nessuna possibilità di sopravvivenza e senza alcun intervento attivo di soccorso». Secondo le testimonianze raccolte da Refugees e riportate da Mediterranea, a partire dal 15 gennaio, con l’intensificarsi dei rastrellamenti di migranti da parte dei militari tunisini e delle distruzioni degli accampamenti di migranti nei dintorni di Sfax, sono partiti molti convogli da vari punti della costa: molti di questi non sono mai tornati indietro. Le autorità maltesi hanno già recuperato diversi colpi in mare.
Lo scorso 26 gennaio, l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni aveva lanciato un allarme, spiegando come le condizioni meteorologiche avverse avessero reso problematico soccorrere le numerose imbarcazioni che stavano cercando di attraversare il Mediterraneo nei dieci giorni precedenti. Alcune persone (tra le quali due gemelline di un anno di età), sopravvissute al viaggio, sono poi decedute a Lampedusa per le conseguenze del viaggio – come l’ipotermia. «Il numero di vittime segnalate fa presagire l’ennesima grave tragedia nel Mediterraneo centrale», riporta l’OIM.
«La portata di quanto accaduto supera di gran lunga le uniche notizie ufficiali fin’ora diffuse», dichiara Mediterranea, che commenta come, proprio per questo motivo, «il silenzio e l’inazione dei governi di Malta e Italia sono agghiaccianti». D’altronde, i Paesi di partenza di queste persone (Tunisia e Libia) hanno entrambe stretto patti di collaborazione con l’Italia e con l’Europa volti a impedire le partenze dei migranti. Entrambe i Paesi sono noti da anni per gli abusi e le torture commesse ai danni delle persone migranti che si ritrovano sul territorio perchè tentano di partire per l’Europa: solamente due settimane fa è stata scoperta, in Libia, una fossa comune coi resti di 21 migranti sequestrati, torturati e uccisi.





Mi sembra che se l’Italia ponesse in Tunisia e Libia delle navi da trasporto passeggeri e degli uffici in cui i migranti possono mettersi in fila e registrarsi per il viaggio per poi avere diritto di un anno di lavoro da noi in cambio di garanzia del ritorno al paese di origine, il fenomeno diventerebbe più umanamente gestibile, oltretutto ci pagherebbero pure.