venerdì 30 Gennaio 2026

Ora lo ammette anche Israele: a Gaza uccise oltre 70 mila persone

Sono almeno 71.000 le vittime nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre: un numero che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) avrebbero ammesso ora per la prima volta, e che si allinea alle stime – secondo diversi studi conservative – diffuse da mesi dalle autorità sanitarie di Gaza. L’annuncio del riconoscimento dei numeri forniti dalle autorità palestinesi è stato dato da diversi quotidiani israeliani, e non appare sulle fonti ufficiali di Tel Aviv, ma tra i vari media che hanno riportato la notizia ve ne sono di particolarmente vicini al governo Netanyahu e al Likud. L’esercito continua comunque a contestare la composizione del bilancio, sostenendo che una parte rilevante delle persone uccise siano combattenti di Hamas e respingendo le valutazioni internazionali sul numero di civili uccisi e sulle morti legate alla fame. L’annuncio arriva mentre Israele continua silentemente le proprie operazioni a Gaza, con attacchi diffusi in tutta la Striscia.

La notizia del riconoscimento delle vittime dell’aggressione israeliana su Gaza è stata data da diversi media israeliani, tra cui spicca il nome del Jerusalem Post, storicamente di stampo conservatore e da anni vicino alle posizione del Likud, il partito di Netanyahu. Le IDF – riporta il JP – continuano in ogni caso a contestare la percentuale di morti civili dichiarata dall’ONU e dalle autorità palestinesi, affermando che circa 25.0000 delle persone uccise siano «terroristi di Hamas»; i civili secondo le IDF sarebbero dunque oltre 50.000. Le IDF negano inoltre che le persone siano morte di fame, sostenendo che nessuna persona «sana» sia morta per le condizioni alimentari precarie. Le fonti dell’esercito hanno infine dichiarato di stare lavorando su una valutazione più completa della ripartizione tra civili e combattenti, che probabilmente arriverà fra tempo. Intanto, ieri, le IDF hanno continuato le proprie operazioni nel sud della Striscia. L’esercito ha annunciato di avere ucciso 8 combattenti del ramo armato di Hamas a est di Rafah, il Governatorato che costituisce la punta meridionale dell’exclave palestinese, al confine con l’Efitto; gli attacchi sono stati lanciati via aerea e attraverso le forze sul terreno. Le fonti palestinesi riportano inoltre di attacchi contro le infrastrutture energetiche e stradali, nonché di aggressioni in altre aree della Striscia, da nord a sud.

Intanto i negoziati per il proseguimento del cessate il fuoco procedono a rilento. Questa settimana, Israele ha ritrovato il corpo dell’ultimo ostaggio israeliano, chiudendo definitivamente la ricerca dei cadaveri dei rapiti dopo il 7 ottobre. In cambio, ha consegnato le salme di 15 palestinesi. I palestinesi attendono ancora la riapertura completa del valico di Rafah, attesa sin dall’inizio dell’accordo lo scorso ottobre, mentre intanto dovrebbe svolgersi la cosiddetta “fase due” del cessate il fuoco. Gli accordi prevedono una transizione politica nell’amministrazione della Striscia, con il potere che passerebbe nelle mani di un gruppo di tecnocrati palestinesi. Il portavoce di Hamas, Hazem Qassem, ha dichiarato che il gruppo è pronto a trasferire la gestione di Gaza al comitato. Il gruppo dovrebbe lavorare sotto la supervisione del cosiddetto Board of Peace, la nuova organizzazione internazionale formata da Trump con lo scopo di abbattere l’ONU e sostituirlo. In questa cornice, il destino di Gaza resta appeso a un filo: Israele continua a chiedere la piena smilitarizzazione di Hamas, e ad affermare le proprie intenzioni a mantenere il controllo della Striscia.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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