venerdì 23 Gennaio 2026

Per le olimpiadi invernali si restaurano le misure pandemiche: zone rosse e DAD nelle scuole

Smart working, didattica a distanza e zone rosse. A due settimane dall’inizio delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, la Lombardia rispolvera le misure pandemiche. Nel capoluogo lombardo, attorno ai siti olimpici saranno istituite “zone rosse” per tutta la durata dei Giochi, con limitazioni di accesso e di stazionamento decise dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il 6 febbraio, giorno dell’inaugurazione e del passaggio della torcia in centro, le scuole nelle aree interessate resteranno chiuse e gli uffici pubblici sono invitati a favorire lo smart working per alleggerire traffico e trasporti. Nel sondriese, primarie e medie resteranno in presenza, così come le superiori lontane dagli impianti; per gli istituti più vicini ai siti di gara, la scelta tra aula, DAD o formula mista sarà affidata ai dirigenti.

Il piano di sicurezza predisposto per i XXV Giochi Olimpici Invernali prevede una serie di interventi che richiamano, per rigidità e impatto sulla vita quotidiana, alcune delle misure adottate durante l’emergenza Covid-19. Nelle aree dove si svolgeranno gli eventi olimpici – dall’Arena di San Siro ai siti di gara nel capoluogo lombardo – sono state istituite le cosiddette “zone rosse” in prossimità dei siti olimpici, «al fine di assicurare il regolare svolgimento delle iniziative e la pacifica fruizione degli spazi urbani interessati», con limitazioni di stazionamento e presenze non autorizzate, divieti di sorvolo per droni e traffico aereo privato. A Milano città, le zone rosse “olimpiche” saranno tre: l’area Sempione col braciere olimpico, l’area del Villaggio Olimpico e l’area Santa Giulia con l’Ice Hockey Arena. Nell’area metropolitana saranno, invece, due: a Rho e ad Assago. Durante il passaggio della Fiamma Olimpica e il giorno dell’inaugurazione, gli istituti scolastici all’interno della circonvallazione urbana saranno chiusi, mentre gli uffici pubblici sono invitati «a valutare la possibilità di favorire il ricorso al lavoro da remoto».

In provincia di Sondrio, dove le gare coinvolgeranno Livigno e Bormio, alcune scuole superiori rischiano di vedere riattivata la didattica a distanza per gli studenti che non riusciranno a raggiungere gli istituti a causa dei cambiamenti nel sistema dei trasporti e delle corse dedicate soppresse per agevolare il flusso turistico. Questa eventualità ha suscitato polemiche e una raccolta firme: genitori e comitati lamentano che la didattica a distanza venga utilizzata per ragioni logistiche legate a un evento programmato con largo anticipo, non per una situazione imprevista o per una emergenza sanitaria. Le autorità scolastiche regionali hanno cercato di smorzare la tensione, definendo la DAD una “extrema ratio”, da applicare solo nei casi in cui gli studenti non possano arrivare in presenza. Per molti ragazzi la misura rischia, però, di trasformarsi in un ritorno a modalità di apprendimento che l’intero Paese ha subìto durante gli anni della pandemia. L’obiettivo dichiarato di agevolare la circolazione di atleti, spettatori e tifosi si traduce, di fatto, in una sospensione parziale del diritto allo studio in presenza, almeno per alcune fasce di studenti.

Ufficialmente motivate dalla tutela dell’ordine pubblico – contenere assembramenti, governare la viabilità, proteggere delegazioni e apparati – queste misure recuperano un linguaggio e una postura già sperimentati durante la pandemica: sospensione della normalità, perimetri chiusi, accessi contingentati. È una scenografia che, in assenza di un pericolo reale, riattiva l’immaginario del lockdown e della vita regolata per decreto. Il riutilizzo di strumenti nati in un contesto eccezionale – e divenuto di fatto un “precedente” – segnala un modello di gestione del rischio ormai interiorizzato. La sicurezza, declinata di volta in volta in chiave sanitaria, urbana o sociale, diventa la cornice dentro cui si normalizzano interventi profondi sulla quotidianità. Anche le Olimpiadi, evento simbolo di apertura e condivisione, vengono così inglobate in una logica emergenziale che rende ordinaria la compressione delle consuetudini civiche e abitua territori e cittadini a una normalità sempre più perimetrata.

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Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.

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