giovedì 22 Gennaio 2026

L’Italia ha approvato la nuova direttiva contro i reati ambientali

Il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare in modo significativo la prevenzione e il contrasto dei reati ambientali. Il pacchetto normativo, che tiene conto della crescente rilevanza del degrado ambientale, della perdita di biodiversità, degli effetti dei cambiamenti climatici e della dimensione transfrontaliera della criminalità, introduce una serie di modifiche al Codice penale. Nello specifico, aggiorna la disciplina degli eco-delitti, inasprisce le pene, istituisce un sistema di coordinamento nazionale e prevede l’elaborazione di una Strategia nazionale entro il 2027. Il provvedimento è stato però immediatamente giudicato lacunoso da Legambiente, che, pur lodando l’iniziativa nel suo complesso, ne ha criticato alcune significative omissioni rispetto al testo europeo, sollecitando modifiche parlamentari.

Il nucleo dell’intervento normativo consiste in un inasprimento della disciplina penale esistente e nell’introduzione di nuove fattispecie di reato. L’articolo 452-bis sull’inquinamento ambientale viene modificato, estendendo esplicitamente la tutela all’«habitat» e prevedendo aggravanti specifiche. La pena da due a sei anni è aumentata fino alla metà quando l’inquinamento è prodotto in aree protette o sottoposte a vincoli, a danno di specie protette, di ecosistemi di grandi dimensioni o con effetti durevoli. Se l’inquinamento in un’area protetta causa la distruzione di un habitat, l’aumento di pena sale fino a due terzi. Viene inoltre istituito un nuovo delitto, l’articolo 452-bis.1, che punisce chi abusivamente immette sul mercato un prodotto il cui utilizzo provochi un deterioramento significativo e misurabile di aria, acqua, suolo, ecosistemi, habitat o biodiversità.

Il pacchetto introduce inoltre due nuovi capitoli penali legati a regolamenti UE. Per le sostanze ozono-lesive, la produzione, l’immissione sul mercato o il rilascio abusivo sono puniti con la reclusione da due a cinque anni. Per i gas fluorurati a effetto serra, invece, le condotte illecite sono sanzionate con l’arresto o ammende, in una struttura sanzionatoria meno severa. Il decreto colpisce inoltre il profitto illecito e la falsità documentale: scatta un aumento di pena se dal reato deriva un profitto di rilevante entità o se è commesso utilizzando documenti falsi.

Il provvedimento rafforza la responsabilità amministrativa degli enti ex Dlgs 231/2001, includendo i nuovi reati tra quelli presupposto e innalzando l’importo delle sanzioni pecuniarie. Per rendere più efficace l’azione repressiva, viene inoltre istituito un Sistema di coordinamento nazionale presso la Procura generale della Cassazione, avente il compito di definire linee guida operative. Si prevede poi un meccanismo di monitoraggio e trasparenza, con l’invio annuale di dati statistici alla Commissione UE. Secondo il nuovo pacchetto,  entro il maggio 2027 il Parlamento dovrà elaborare una Strategia nazionale di contrasto alla criminalità ambientale, da aggiornare periodicamente.

Non mancano, tuttavia, le critiche da parte delle associazioni ambientaliste. Pur riconoscendo l’importanza del recepimento, l’organizzazione Legambiente ha giudicato gravi alcune lacune dello schema di decreto. L’associazione sottolinea come «nel provvedimento non vengono recepite le precise indicazioni della direttiva che impone agli Stati membri di adottare sanzioni adeguate, con almeno tre anni di reclusione, per l’uccisione, la distruzione, il prelievo, il possesso, la commercializzazione o l’offerta a scopi commerciali di uno o più esemplari delle specie animali o vegetali selvatiche protette». La stessa omissione riguarderebbe i reati di «estrazione illegale di acque» e di «immissione sul mercato di prodotti frutto di deforestazione». Viene inoltre criticata la scelta di sanzionare i traffici illegali di gas fluorurati, responsabili dell’effetto serra, come semplici contravvenzioni, mentre per le sostanze ozono-lesive è prevista la pena detentiva.

Un altro punto contestato da Legambiente è la mancanza di norme che recepiscano l’articolo 15 della direttiva, che impegna i Paesi membri a garantire «adeguati diritti procedurali» anche alle organizzazioni non governative che promuovono la protezione ambientale. «Si tratta di garantire quell’accesso gratuito alla giustizia, in ogni sede, che Legambiente chiede da anni per rimuovere l’ostacolo rappresentato da costi spesso insostenibili», si legge nel comunicato diramato dall’associazione. Nonostante queste perplessità, il presidente Stefano Ciafani riconosce il passo in avanti compiuto nel 2015 con l’introduzione dei delitti ambientali e l’impegno a recepire la direttiva, ma afferma: «È positivo che ci sia l’impegno a recepire nei tempi previsti la direttiva europea», ma ciò «va fatto bene e senza lacune». Annuncia infine che Legambiente darà come sempre il suo contributo «con proposte concrete e attuabili». La palla passa ora al Parlamento, chiamato a esaminare il decreto e a valutare possibili integrazioni.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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