venerdì 16 Gennaio 2026

Boicottare la musica su Spotify? 8 alternative possibili

Negli ultimi anni Spotify è diventato sinonimo stesso di musica in streaming. Non un servizio tra tanti, ma l’infrastruttura dominante attraverso cui milioni di persone scoprono, ascoltano e “consumano” musica. Proprio questa centralità, però, impone di interrogarsi su ciò che Spotify rappresenta oggi, non solo come piattaforma ma come attore politico ed economico. Le ragioni del boicottaggio della piattaforma non nascono da una generica avversione alla tecnologia, bensì da scelte precise compiute dal suo fondatore e CEO, Daniel Ek, che negli ultimi tempi ha investito centinaia di milioni di euro nell’industria bellica europea, in particolare in aziende che sviluppano tecnologie militari basate su intelligenza artificiale. Una presa di posizione netta, che ha suscitato proteste da parte di artisti, lavoratori della cultura e ascoltatori, soprattutto in un contesto geopolitico già segnato da conflitti e riarmo.

A questo si aggiungono criticità strutturali ormai ben documentate che vanno dalle remunerazioni estremamente basse per artisti e autori, al modello che favorisce major, playlist editoriali e musica “funzionale”, fino alla trasformazione della musica in un sottofondo dettato dall’algoritmo, al posto dell’esperienza culturale che dovrebbe rappresentare. L’ultima notizia racconta bene come funziona la piattaforma: gli artisti che la boicottano e chiedono di essere tolti dal catalogo vengono rimpiazzati da band create dall’IA, che scimmiottano nomi, melodie e testi, pensando che gli utenti si possano accontentare di un surrogato raffazzonato che assomiglia in modo improbabile al proprio artista preferito. 

Boicottare Spotify, quindi, non significa rifiutare lo streaming in sé, ma rifiutare un modello specifico, scegliendo alternative più trasparenti, più eque o semplicemente più coerenti con un’idea di musica come bene culturale.

La musica prima dello streaming 

C’è stato un tempo – non così lontano – in cui la musica non era ubiqua, infinita, immediata. I vinili, i CD e le cassette si compravano nei negozi appositi. Si cercavano i dischi in svariati negozi, si chiamavano gli amici di altre città. A volte si aspettavano mesi solo per sentire un album nuovo. Il disco non era un flusso, ma un oggetto con una copertina da osservare e un libretto da leggere. Ascoltare un album significava spesso farlo dall’inizio alla fine, nel preciso ordine pensato dall’artista. Le cassette e i CD masterizzati con i primi duplicatori erano un gesto quasi rituale: si copiava il disco così com’era, oppure si costruivano playlist personali, vere e proprie narrazioni emotive. Regalare una compilation era un atto intimo, non replicabile con un link. Quella lentezza obbligava a dare valore alla musica, a costruire un rapporto più profondo con ciò che si ascoltava. Oggi non si tratta di idealizzare il passato, ma di recuperare parte di quella intenzionalità, anche attraverso strumenti digitali più etici e meno predatori.

1. Bandcamp

Accesso: gratuito per l’ascolto in streaming limitato; a pagamento per l’acquisto della musica.

Cos’è: piattaforma di vendita diretta di musica digitale e fisica.

Perché sceglierla: Bandcamp consente agli artisti di vendere direttamente al pubblico, trattenendo una quota di gran lunga superiore rispetto allo streaming. L’utente può ascoltare gratuitamente, ma soprattutto acquistare e possedere la musica, costruendo una libreria personale. È il riferimento per musica indipendente, sperimentale e per chi vuole sostenere concretamente chi produce cultura. 

2. Apple Music

Accesso: solo a pagamento, tramite abbonamento (con periodo di prova).

Cos’è: servizio di streaming musicale on demand.

Perché sceglierla: Apple Music paga mediamente meglio gli artisti rispetto a Spotify e mantiene un’impostazione meno dipendente dalle playlist. L’album resta centrale e la curatela editoriale ha un ruolo significativo. Non è una scelta “anti-sistema”, ma può essere quella più adatta a chi lavora in ambienti Apple. 

3. Tidal

Accesso: a pagamento, con diversi livelli di abbonamento (spesso con prova gratuita).

Cos’è: piattaforma di streaming orientata alla qualità audio.

Perché sceglierla: Tidal offre formati audio ad alta qualità e si è storicamente distinta per una maggiore attenzione alla remunerazione degli artisti. È particolarmente apprezzata da chi ascolta jazz, hip hop ed elettronica e da chi considera l’ascolto un’esperienza attiva, non un semplice sottofondo.

4. Qobuz

Accesso: a pagamento per lo streaming e per il download dei file.

Cos’è: servizio di streaming e download in alta qualità.

Perché sceglierlo: Qobuz si rivolge a un pubblico attento alla qualità sonora e alla profondità dell’ascolto. Permette non solo di ascoltare in streaming, ma anche di acquistare file audio in qualità studio master. È una piattaforma meno guidata dall’algoritmo e più dalla competenza musicale, ideale per chi ascolta meno musica, ma meglio.

5. SoundCloud

Accesso: gratuito con pubblicità e limitazioni; a pagamento per versioni premium.

Cos’è: piattaforma aperta di pubblicazione e ascolto.

Perché sceglierlo: SoundCloud è un ecosistema creativo prima che un semplice servizio di streaming. Offre accesso gratuito a una quantità enorme di produzioni indipendenti, demo e sperimentazioni. È fondamentale per scoprire nuove scene e linguaggi musicali, soprattutto fuori dai circuiti commerciali. 

6. Deezer

Accesso: gratuito con pubblicità; a pagamento per l’abbonamento completo.

Cos’è: piattaforma di streaming musicale generalista.

Perché sceglierlo: Deezer rappresenta un’alternativa europea a Spotify e ha sperimentato modelli di remunerazione più equi, come il sistema user-centric. Non stravolge l’esperienza dello streaming, ma offre una soluzione più trasparente e meno concentrata.

7. Idagio

Accesso: a pagamento tramite abbonamento (con periodo di prova).

Cos’è: piattaforma di streaming specializzata esclusivamente in musica classica.

Perché sceglierlo: È il punto di riferimento mondiale per chi ascolta musica classica. Permette di cercare per compositore, orchestra, direttore, interprete o periodo storico, offrendo un sistema di catalogazione pensato per chi vuole davvero comprendere ciò che ascolta: in più offre qualità audio elevata e curatela editoriale affidata a esperti del settore.

8. Audius

Accesso: gratuito, con possibilità di funzioni premium per artisti e utenti.

Cos’è: piattaforma di streaming decentralizzata basata su tecnologia blockchain.

Perché sceglierlo: È una piattaforma dove non è una grande azienda a controllare catalogo, ma la comunità stessa tramite tecnologia blockchain. Questo modello consente agli artisti di ottenere una quota di compenso più trasparente e diretta, mantenendo maggiore controllo sulle proprie opere.

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Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.

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