mercoledì 7 Gennaio 2026

Studio USA ammette: nel 2025 la Russia è avanzata in Ucraina a ritmo doppio

Un’analisi dell’Istituto americano per lo Studio della Guerra (ISW) ha certificato che il 2025 è stato l’anno dell’avanzata più significativa delle forze russe in Ucraina dall’invasione su larga scala del 2022. Lo studio, condotto assieme al Progetto Minacce Critiche (CTP), rivela infatti che Mosca ha conquistato nell’ultimo anno un’area territoriale superiore a quella ottenuta nel 2024 e nel 2023 messi insieme, nonostante il picco degli sforzi diplomatici per un piano di pace negli ultimi mesi. Un’accelerazione che rischierebbe fortemente di compromettere le stesse trattative in corso.

Secondo il documento, nel solo 2025 la Russia ha annesso oltre 5.600 chilometri quadrati di territorio ucraino, una superficie pari allo 0,94% del totale del paese. Questo dato eclissa i progressi cumulativi del 2024, fermi a 4.000 km², e quelli del 2023, ammontanti a soli 580 km². Un’avanzata sostenuta e graduale, seppur con ritmi variabili: a dicembre Mosca ha conquistato 244 km², il suo progresso mensile più debole da marzo, ma il mese di novembre ha fatto registrare un balzo in avanti di 701 km². L’offensiva si è concentrata particolarmente nel Donbass, con guadagni anche di 131 km² nella regione di Zaporizhzhia, teatro di intensi bombardamenti.

L’accelerazione è stata resa possibile da un nuovo “modello operativo” che si basa su una prolungata campagna di interdizione aerea sul campo di battaglia (BAI), con sforzi di interdizione tattica, missioni di infiltrazione e assalti di piccoli gruppi di massa che hanno permesso i progressi russi nelle direzioni Pokrovsk, Oleksandrivka e Hulyaipole che si sono verificate nell’autunno 2025. Ad aprile e maggio 2025, i russi hanno dispiegato lungo tutto il fronte elementi del Centro per le Tecnologie Avanzate Senza Equipaggio, fondamentali per il successo di queste operazioni. Adattamenti tecnologici cruciali hanno supportato la campagna, come la produzione su vasta scala di droni a fibra ottica, più resistenti alle contromisure elettroniche ucraine. Il raggio di azione di questi droni è aumentato da circa 7 chilometri all’inizio della primavera 2025 a circa 20 chilometri nell’estate 2025, per arrivare, con adattamenti recenti, a tra i 50 e i 60 chilometri.

Le avanzate relativamente più veloci della Russia nel 2025 hanno spesso approfittato delle cattive condizioni meteorologiche – pioggia, nebbia, neve – che ostacolano le operazioni dei droni ucraini. Non mancano comunque, secondo il documento, vere e proprie battute d’arresto per l’esercito del Cremlino. Lo studio evidenzia che le forze ucraine hanno riconquistato terreno in due aree specifiche: nella regione di Kharkiv i russi hanno perso 125 km², mentre in quella di Dnipropetrovsk il arretramento è stato di 55 km². «Queste riconquiste ucraine sono le più importanti dal giugno 2023» si legge nell’analisi, che nota come proprio queste due zone siano quelle da cui il piano americano propone esplicitamente il ritiro russo.

A fine dicembre, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato il presidente statunitense Donald Trump nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida, per parlare del nuovo piano in venti punti per la pace, elaborato congiuntamente da Washington e Kiev. L’incontro è stato preceduto da una lunga telefonata con Vladimir Putin. In conferenza stampa, Trump è apparso ottimista, ma il piano di pace resta in gran parte teorico, privo di passi concreti e segnato da «uno o due temi spinosi», ossia da questioni strategiche e territoriali ancora aperte, tra cui il Donbass, la centrale nucleare di Zaporizhzhia e l’adesione dell’Ucraina alla NATO. Nel quadro di una guerra che prosegue nonostante i colloqui, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nei suoi auguri per il 2026, ha offerto una valutazione sul processo di pace, affermando che un accordo per porre fine alla guerra è «pronto al 90%». Ha però avvertito che il restante 10% determinerà il «destino della pace», lasciando intendere che la questione cruciale del futuro dei territori occupati rimane il nodo irrisolto.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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3 Commenti

  1. ( Io e IA che ormai ci vuole ovunque)
    L’Europa dei burocrati di Bruxelles ha fallito dove non si può fallire: nella lettura del mondo reale. Ha scambiato la strategia per moralismo da salotto, la deterrenza per comunicati stampa, la prudenza per posa. La regola minima, vicino a un conflitto, è antica e semplice: neutralità armata. Spingi la pace fino all’ultimo respiro, ma intanto costruisci una forza tua, credibile, autonoma, capace di dissuadere chiunque dal considerarti un terreno di gioco.

    Noi abbiamo fatto l’opposto: abbiamo pompato una sola parte come se bastasse “essere dalla parte giusta” a vincere la storia, e nel frattempo abbiamo lasciato l’Europa militarmente dipendente, industrialmente lenta, politicamente divisa. Risultato: escalation, insicurezza, economia stressata, e un continente che non decide più nulla ma subisce tutto.

    E mentre questo disastro cresce, sento i vertici danesi che frignano: “se gli USA ci attaccano è la fine di tutto”. No. È la fine vostra: della vostra credibilità, della vostra carriera, della vostra favoletta. In geopolitica non vince chi recita meglio la parte del “buono”, vince chi è preparato, chi ha piani, riserve, logistica, industria, alleanze gestite con cervello e non con isteria. Dire “è la fine di tutto” è la confessione che non avete preparato niente: avete solo chiacchierato.

    La verità è che l’Europa, guidata da questa classe dirigente, è diventata un’area amministrativa: bravissima a regolamentare tappi di plastica, incapace di proteggere i propri confini, la propria energia, la propria sicurezza. E quando la realtà presenta il conto, la risposta è sempre la stessa: più slogan, più paura, più propaganda. È indegno.

    Per questo io spero che arrivi una rivoluzione politica totale contro questi vertici — non romantica, non folkloristica: una resa dei conti democratica, fatta di elezioni, epurazione politica, riforme radicali, fine delle carriere automatiche e dei mediocri premiati. Una “ghigliottina” simbolica: taglio netto con l’incompetenza. In tutta Europa, Regno Unito compreso. Perché se continuiamo con questa gente, il prossimo shock non lo “gestiamo”: lo subiamo e basta.

    Previsioni a medio termine (3–5 anni), fredde e senza tifo:
    • Odessa ai russi (presa e controllo della città): oggi non è lo scenario più probabile, ma non è fantascienza. Se il supporto occidentale si sfilaccia e l’Ucraina perde difesa aerea e logistica, la probabilità sale. Io la metterei nell’ordine di ~20–40% (con un grande “dipende” da aiuti, munizioni e tenuta interna).
    • Groenlandia agli USA (sovranità/annessione formale): molto poco probabile. Nel medio termine direi ~1–5%. Molto più probabile invece un rafforzamento di presenza e accordi USA sull’isola senza cambio di bandiera: quello sì, ~30–60%.

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